Umberto Bellocco, “U Zuoppo”, fratello di Antonio Bellocco, è stato arrestato a San Ferdinando mercoledì 6 maggio per una presunta storia di maltrattamenti. Le indagini dei Carabinieri locali, coordinati dalla Procura di Palmi, si baserebbero su quanto accaduto alla moglie di Umberto, sottoposta, secondo l’ipotesi dell’accusa, a maltrattamenti sia fisici che psicologici. La donna sarebbe stata persino minacciata di morte. Anche un’altra donna, con cui Berto avrebbe avuto una relazione extraconiugale, pare aver subito abusi simili. Da quanto emerge le volenze sarebbero avvenute con i figli minori presenti. È Klaus Davi, giornalista ed esperto di ‘ndrangheta, ad aver tirato fuori la notizia su “Berto” Bellocco. Davi da anni lavora sulle presunte infiltrazioni mafiose in curva Nord e pià in generale a Milano, ha provato a intervistare Giuseppe Calabrò, “U Dutturicchiu”, una delle figure più influenti che avrebbero agito dietro al velo del tifo ultrà di San Siro. Il giornalista è sceso varie volte in Calabria per doicumentare i cambiamenti che l’inchiesta Doppia Curva ha suscitato nelle ‘ndrine.
Un anno dopo l’omicidio Bellocco, avvenuto il 4 settembre 2024 per mano di Andrea Beretta, Davi ha assistito alla messa celebrativa organizzata nella Chiesa Madre di San Ferdinando Re. A quella stessa funzione era presente anche il direttore di MOW, Moreno Pisto, che ha realizzato un reportage diventato un podcast, Viaggio in Calabria: Inferno e Paradiso (il primo episodio della serie Questa è l’Italia), in cui racconta della visita alla tomba di Totò, delle interviste con la famiglia Bellocco, del dialogo con la moglie Chiara. E tra le persone incontrate da Pisto c’è anche Umberto, detto “U Zuoppo”, ritenuto l’attuale boss della ‘ndrina Bellocco. L’indagine che lo riguarda, culminata nell’arresto di ieri mercoledì 6 maggio, però, con il mondo ultras milanese non ha nulla a che vedere: è una storia di presunti abusi e violenze ai danni di due donne. Peraltro, come documentato dallo stesso Davi, Berto era uscito indenne anche da un’altra inchiesta nel maggio 2025 condotta dalla Dda di Catanzaro: in quel caso il fratello di Totò non ebbe conseguenze e rimase libero.