La notte dei Campioni d’Italia comincia con un minuto di applausi per un altro campione: Alex Zanardi, atleta, esempio, ispirazione, leggenda. Un minuto di applausi che dà il via a Inter-Parma. Si gioca a San Siro, il tempio laico che tra poco tempo verrà abbandonato. La curva Nord canta dal primo minuto. Gli ultimi momenti al Meazza vanno goduti fino in fondo. Era già tutto previsto, lo schema della gara predefinito: i nerazzurri avanti tutta, gli ospiti chiusi dietro. Difendono attenti fino allo scadere della prima frazione, quando Piotr Zielinski, tra i migliori della stagione, pesca Marcus Thuram libero in area, l’attaccante francese controlla e calcia alle spalle di Suzuki. È la quinta consecutiva a segno, l’ultimo a riuscirci fu Bobo Vieri, in totale quest’anno sono 18. Durante l’intervallo lo stadio canta per lui. Inizia la seconda metà e dagli spalti comincia ad arrivare il coro: “Vinceremo il tricolor”. Il canto di una profezia scontata. Continua a macinare chilometri Denzel Dumfries, decisivo sempre, anche con la sola presenza. Una fisicità devastante che si concretizza su ogni cross. Quando c’è fa la differenza, un attaccante di fascia che nonostante l’assenza prolungata (da novembre fino a febbraio) ha segnato 5 gol (da quinto). Bene anche Nicolò Barella, contestato e criticato per il livello non più eccezionale, sembrava un giocatore in fase calante. Dall’eliminazione di Zenica in poi è tornato se stesso, onnipresente e decisivo anche negli ultimi trenta metri. Entra Lautaro Martinez perché se lo merita: leader assoluto di questa squadra, con (soli) 16 gol è il capocannoniere del campionato. Anche lui è mancato tanto, ma la superiorità della squadra di Cristian Chivu è stata troppo netta.
Sull’allenatore romeno c’erano solo dubbi a inizio annata: sarà in grado di ereditare un patrimonio tecnico costruito in tre anni di gestione Simone Inzaghi? Riuscirà recuperare emotivamente una squadra devastata dalla cinquina subita dal Paris Saint-Germain all’Allianz Arena? Due delle tante domande. Le risposte sono tutte affermative. Chivu ha vinto il titolo battendo rivali esperti come Antonio Conte e Massimiliano Allegri, maestri incapaci di gestire le difficoltà della stagione. Ma Milan e Napoli volevano solo la Champions League, non lo scudetto. Peggio per loro. Chivu ha inserito spinto a livelli mai visti Federico Dimarco, coltivato Alessandro Bastoni in mezzo a mille polemiche, inserito i nuovi come Petar Sucic, Francesco Pio Esposito e Ange-Yoan Bonny, e tenuto i vecchi come Henrik Mkhitaryan, altro giocatore da storia del calcio, che entra e segna su assist di Lautaro. Questo per molti della rosa sarà con ogni probabilità l’ultimo titolo in nerazzurro: Mkhitaryan, Stefan De Vrij, Francesco Acerbi, Yann Sommer, Matteo Darmian. Colonne di un progetto che adesso deve evolvere nuovamente.
Ma stasera l’Inter pensa solo al presente: è l’ora della festa. Quella ufficiale, con bus scoperto e giocatori che salutano in piazza Duomo, ci sarà dopo l’Hellas Verona tra due settimane. Questione di giorni. L’Inter domina la Serie A. Alle 22:39 del 3 maggio 2026 vince il ventunesimo scudetto della storia del club. I Campioni d’Italia sono loro. Milano è nerazzurra.