La MotoGP mette fine alle wildcard dal 2027 con un comunicato congiunto tra organizzatore e FIM. La notizia, nell’aria da settimane, è stata ufficializzata dopo il GP di Spagna assieme ad altri piccoli aggiustamenti al regolamento. Uno in particolare fa sorridere: le wildcard di quest’anno non potranno scendere in pista con prototipi 850 “a prescindere dal grado di concessioni”, facendoci pensare a chi, scherzando nel paddock di Jerez, ha chiesto a Yamaha se si stessero portando avanti per il 2027, portando in gara le moto del prossimo anno. Battuta a cui Gino Borsoi ha risposto con un sorriso: “Magari, in quel caso avremmo due problemi in meno”. Uno con la mille e l’altro con la 850.
Altre modifiche al regolamento riguardano la regola delle pressioni, che continuerà a esistere anche quando Pirelli subentrerà a Michelin; la procedura di “Start delayed”, che viene allungata a 5 minuti (e non più 3) per evitare caos in griglia come è stato in Brasile; ai piloti Moto2 e Moto3 sarà concesso di utilizzare i cardiofrequenzimetri in gara e, per chiudere, sono stati fatti rivisti piccoli dettagli sul rientro dei piloti dopo un infortunio (la “regola Martín”, che prevede test aggiuntivi prima di scendere in pista dopo lunghi periodi di assenza) e sull’omologazione delle centraline.
Manca, ed è clamoroso, un punto su quanto successo nel sabato di Jerez, quando Marc Marquez ha tagliato la pista passando sull’erba per rientrare in pitlane e cambiare moto. Sarebbe bastata una piccola correzione al regolamento che però non è stata fatta, presumibilmente perché sarebbe stata un’ammissione di colpevolezza. Forse (anzi, probabilmente) la vedremo più avanti assieme ad altre normative.
Tornando alla grande, enorme novità del 2027: le wildcard hanno sempre fatto parte dello sport. È il motivo per cui qualcuno continua a dire che il mondiale comincia in Europa, visto che nelle gare esotiche di inizio campionato capitava di imbattersi in queste wildcard fenomenali, specialisti di quel dato circuito con moto perfettamente a punto che si limitavano a correre la gara di casa mescolando le carte della classifica. Questo negli anni è diventato impossibile per motivi di costi e di sviluppo tecnologico, visto che oggi sarebbe impensabile gareggiare con la propria moto nel campionato del mondo.
Eppure le wildcard hanno sempre avuto belle storie da raccontare. La più clamorosa forse fu quella di Troy Bayliss a Valencia 2006, quando Ducati gli regalò una gara premio in MotoGP come ringraziamento per aver vinto il titolo in Superbike in sostituzione di un infortunato Sete Gibernau e lui, al grido di “le gomme sono tonde e nere”, vinse la domenica.
Di storie così però ce ne sono tante. C’è il ritorno di Dani Pedrosa a Jerez, le apparizioni di Danilo Petrucci con Suzuki e Ducati, quella di Andrea Iannone a Sepang con VR46 e tante altre situazioni, anche quelle che non nascono mai come un rientro di Valentino Rossi. E queste solo negli ultimi anni. Le wildcard avevano un sapore speciale, erano un desiderio espresso dal genio delle corse che ti permetteva di tornare indietro a una sera d’estate ed emozionati ancora come quella volta lì. Era portare nel presente un momento in cui eravamo tutti più giovani, più leggeri e, al contempo, l’antidoto alle minestre riscaldate, un monito a non tornare mai con l’ex perché quelle gare ci lasciavano con la lucida consapevolezza che il tempo passa per tutti. Per loro che corrono e per noi che li guardiamo.
Eppure l’organizzatore le sa queste cose, ci punta sempre. Di conseguenza, con un po’ di malizia, viene da pensare che questa decisione vada a braccetto con la richiesta fatta alle squadre di istituire la figura del terzo pilota, esattamente come in Formula 1. Per accantonare quei sogni un po’ esotici di vedere quel pilota lì con una tuta diversa ma lo stesso stile di sempre a favore della strategia, delle 22 moto in pista a tutti i costi per far contenti gli sponsor. E senza tute improvvisate, corse folli all’aeroporto e piloti non proprio in formissima, anche se mai così contenti di tornare nel paddock. Ora, volenti o nolenti, i team saranno quasi obbligati a eleggere il terzo pilota. E il fatto che questo bando alle wildcard sia passato a livello regolamentare significa che l'accordo tra case e Liberty Media è stato raggiunto.