Sylvain Guintoli l’aveva promesso e ce l’ha fatta. L’ex campione del mondo Superbike, in occasione della maratona di Londra 2026, ha percorso tutti e 42 i chilometri della corsa indossando la tuta da gara con cui aveva scelto di onorare la memoria del figlio Luca, scomparso nel luglio 2025 a causa di un cancro a soli sei anni. Al suo fianco, per ogni metro, le figlie Alicia e Layla, anche loro con una canotta che riprendeva la stessa grafica in omaggio al fratellino.
Guintoli aveva parlato di questa corsa ovunque: agli eventi MotoGP, a quelli dell’EWC - campionato in cui correva - e in ogni occasione utile per dare visibilità alla causa. Non era una gara, era una promessa. E l’ha mantenuta in 3 ore, 47 minuti e 46 secondi, un tempo che secondo TNT Sports varrebbe ufficiosamente il record mondiale per la maratona più veloce mai corsa in tuta da gara.
Ma il numero che conta davvero è un altro. La raccolta fondi a favore di PASIC, l’associazione britannica che supporta le famiglie di bambini e ragazzi malati di cancro e che aveva accompagnato la famiglia Guintoli durante la malattia di Luca, ha superato le 137.200 sterline, con la pagina per donare che rimarrà aperta ancora qualche settimana.
Lungo il percorso non sono mancati supporter, amici o sconosciuti che si sono fermati a incoraggiare Sylvain e le sue figlie. “Nessuna parola può descrivere la montagna russa di emozioni”, ha scritto a corsa conclusa Alicia Guintoli sui propri canali social.
“Questa corsa è stata l’emozione più incredibile, con Luca e tutte le persone a cui vogliamo bene che ci hanno spinto fino alla linea del traguardo. Grazie a tutti coloro che hanno donato e condiviso la pagina: abbiamo raccolto 16.551 sterline e ancora stiamo contando. Sono senza parole, non si può neanche spiegare cosa significhi per loro e quante famiglie possono aiutare ora. Tutto per te, Luca”.
La Maratona di Londra 2026 entrerà nella storia anche per un altro motivo: per la prima volta in una gara ufficiale è caduto il muro delle due ore. Sebastian Sawe ha tagliato il traguardo in 1:59:30, riscrivendo le coordinate della corsa su strada con un risultato che gli esperti inseguivano da anni.
Eppure, la scena più potente della giornata non era quella. Era un uomo in tuta da gara che attraversava il traguardo con il nome di suo figlio stampato addosso, davanti a migliaia di persone che non sapevano nemmeno chi fosse. Il resto non importa perché, quanto fatto da Guintoli domenica, va oltre qualsiasi risultato sportivo. E in un certo senso, è la cosa più difficile che una persona possa fare: trasformare un dolore insuperabile in qualcosa capace di aiutare gli altri. Luca aveva sei anni. Suo padre ha corso per ricordarlo e per regalare una speranza a tutti quei bambini che, purtroppo, si trovano a combattere contro il più brutto dei mali. E alla fine ci è riuscito.
Chapeau, Sylvain.