La Federazione motociclistica italiana non ha paura della concorrenza a fissa la prima tappa del CIV al Misano World Circuit “Marco Simoncelli” nello stesso fine settimana della MotoGP a Jerez de la Frontera, quando i campionissimi tornano sul suolo europeo. I vertici del CIV sono ancora più sfrontati, mettono la gara di punta della competizione, quella della Superbike, agli stessi orari, minuto più minuto meno della gara Sprint e della gara domenicale vera a propria della classe regina. “E che cavolo! Siamo il campionato italiano”, e incredibilmente hanno anche ragione.
Verso sera, infatti, tantissimi colleghi iniziano a scrivere da Jerez de la Frontera per chiedere che è accaduto durante la conferenza stampa post SBK tricolore. “Qua non succede nulla, tutto normale e scontato e da voi, invece, è scoppiato un casino”.
Hanno preso l’aereo, stanno raccontando il punto più alto della competizione e ora questo è il tenore dei loro messaggi: ci viene da ridere. Perché il CIV rispetto al mondiale MotoGP è ben altro palcoscenico, e invece…. Come mai questa attenzione? Perché mentre Alex Marquez cavalca verso la vittoria e Marco Bezzecchi continua ad issarsi in vetta alla classifica, la SBK tricolore ci dona i suoi primi attesi verdetti di Gara 2: 1° posto di Alessandro Delbianco da dominatore, concedendo il bis dell’affermazione di sabato, 2° ancora una volta Gabriele Giannini e 3° un Michele Pirro in rimonta dal nono posto, in cui era piombato dopo essere partito (male) dalla terza casella.
Un podio fotocopia di quello di 24 ore prima. Così mentre la MotoGP regala il suo finale con più giovane dei fratelli Marquez che corre verso il trionfo e Bezzecchi che lo avvicina, ma soprattutto fugge dal recupero di Fabio Di Giannantonio, la sala stampa del “Marco Simoncelli” si riempie come non mai rispetto al solito ed i giornalisti si trovano circondati da decine di persone del paddock, tecnici, meccanici, patron o semplici tifosi dei tre piloti sul podio. Perché mai? Bisogna tornare a 24 ore prima, al termine di gara 1: Pirro si presenta in sala stampa nero di rabbia perché non si spiega la ragione per cui Delbianco abbia dominato, Giannini lo abbia battuto e lui si sia sentito spettatore impotente. O meglio, un’idea sul motivo Michele ce l’ha e non teme di parlare: “Il regolamento della Superbike penalizza la Ducati perché ci toglie 250 giri motore, ci affibbia 5 chilogrammi di zavorra in più e concede ai “giapponesi” l’elettronica Magneti Marelli”.
Pirro si affretta a precisare che non contesta il valore di Delbianco e Giannini, che sono fortissimi, solo che non comprende come non riesca a lottare con loro. Sia Giannini, Honda Improve, che Delbianco, Yamaha Dmr, si erano affrettati a spiegare di essersi allenati moltissimo durante l’inverno e di aver lavorato bene con i rispettivi team, ma questo non aveva spostato il pensiero del 10 volte campione tricolore nemmeno di un centimetro. A rimanerci malissimo è stato soprattutto Delbianco, già campione tricolore SBK nel 2025 con le moto del vecchio regolamento, e pilota in gran forma, come dimostra il giro veloce fatto segnare al Paul Ricard con la Yamaha Marc Vds nella 24 Ore di Le Mans non conclusa poi per un inconveniente tecnico. Questo l’antefatto che porta in sala stampa il pubblico delle grandi occasioni… un po’ avvelenato. Sia chiaro, quando un pilota forte perde, adombra sempre un vantaggio tecnico per l’avversario vincente. Pirro, quando dominava, era oggetto di questo tipo di insinuazioni un giorno si e l’altro pure: “ha il materiale migliore” o “ha una moto da mondiale Superbike”, ma nessuno l’aveva mai accusato apertamente. O quasi nessuno, Luca Vitali un po’ polemico lo era stato, ma è uno abituato a dire ciò che pensa come faceva anche il padre Maurizio, grande interprete della 125.
Michele, invece, che a 40 anni ha ancora voglia di giocarsi il titolo, non ha fermato la lingua nemmeno davanti a tutta quella gente, presente soprattutto per criticarlo. Sia chiaro non era il luogo e il momento di farlo, avrebbero dovuto parlare solo piloti e giornalisti, ma un campionato verace regala anche questo. Quando Simone Schiavetti, preparato e efficiente addetto stampa CIV, ha dato la parola al vincitore e al secondo tutto si è svolto normalmente, anche se la tensione era palpabile e l’attesa era tutta per il terzo. Il collaudatore Ducati MotoGP, il pilota che ha preparato il mezzo che ha vinto sei titoli costruttori di fila e quattro piloti, non si è fatto intimorire per nulla è ha ripetuto la sua critica: “Ducati è penalizzata dal regolamento e bisogna intervenire per in riequilibrio con gli stessi tempi del mondiale Superbike. Anzi: visto che quella competizione ha il doppio delle gare che abbiamo noi nel CIV, con metà del tempo previsto per il mondiale”.
Apriti cielo! Dal pubblico è intervenuto Alessandro Michelozzi, patron di Honda Improve, oltre a qualcuno del Dmr. Un po’ come se Davide Tardozzi e Gunther Steiner si mettessero a litigare con Fabio Quartararo per una affermazione tecnica fatta durante una conferenza stampa.
Forse per questo da Jerez arrivavano telefonate incuriosite e bramose di dettagli. Che poi a ben vedere l’approccio di Pirro non ha nulla di eccezionale… Toprak Razgatlioglu ad inizio 2025, dopo alcune vittorie di Nicolò Bulega, si lamentò dei presunti vantaggi tecnici di Ducati e da quel momento la sua BMW iniziò a volare. Nessuno di Ducati si scagliò contro di lui, come ieri contro Michele. Purtroppo lamentarsi, nelle gare derivate dalla serie, serve davvero, se non altro per fare modificare i regolamenti a proprio favore. Forse nella “rivolta” degli addetti ai lavori c’erano gli anni di duro lavoro mentre a dominare erano Pirro e Ducati. “Adesso che lavoriamo bene anche noi e abbiamo preso un vantaggio si lamentano!’”, si è sentito dire, anche se con ben altri termini.
Durante la conversazione a Pirro escono frasi che resteranno nella storia: “Ma voi nel mondiale Superbike non combinate niente, persino Rea fa delle magre figure sulle vostre moto”. Parole che fanno incazzare non poco i signori di Honda e Yamaha. Sembra di essere al bar. Bello bello, mi sento addosso qualche cosa degli antichi romani al Colosseo. Michele, a 14 anni d’età, ha lasciato San Giovanni Rotondo per inseguire il suo sogno di campione, trasferendosi a casa del presidente del motoclub “Paolo Tordi” di Cesena, il caro Vladimiro Zavalloni e consorte, sopportando la lontananza degli affetti, coccolato come un altro figlio. Certo non so se siate mai stati a San Giovanni Rotondo. Io sì, per circa 45 minuti una sera tardi, e me ne sono scappato di corsa: sembra una specie di gigantesca cappella votiva. Il ragazzino pugliese è venuto in Romagna e ha lottato con forza per realizzare i suoi obiettivi: ha fatto parte del ciclo vittorioso più bello di Ducati in MotoGP; ha vinto una gara in Moto2 iconica e triste perché si riprendeva dopo aver detto addio a Marco Simoncelli; ha lottato con le CRT; ha battuto Toni Cairoli e Valentino Rossi centrando 10 titoli nel palmares, anche se nazionali e non mondiali. E non solo con Ducati.
Dieci corone non sono una passeggiata come sta scoprendo anche Marc Marquez, anche se la decima appare sempre lì, vicina, pronta ad aspettare il tuo augusto testone. Beh, Michele c’è riuscito perché è super competitivo e lascia poco al caso. In fondo gestisce anche un’azienda, Garage 51, due campionati monomarca, i collaudi della nuova 850 GP27, quelli dell’attuale GP26 e della Panigale V4, ma vuole ancora giocarsi il titolo tricolore e fare 10+1 sul casco. Delbianco lo ha studiato per anni: lo ha sofferto e sfidato perdendo, alla fine lo ha battuto e ora non vuol smettere di sognare. In un certo senso ne segue le orme: è diventato collaudatore ufficiale Yamaha per cui partecipa anche al mondiale Endurance. Giannini guarda in un angolo i due “romagnoli” e impara. Non parla il giovane laziale, ma c’è da scommettere che dentro pensa: “Presto vi vengo a corcare”.
Sono tre piloti forti che vogliono diventare i punti di riferimento: uno è il passato che vuole tornare, l’altro è il presente che non vuole svanire, il terzo è il futuro che ha fame di iniziare. Bella storia, bella da vivere da protagonista, bella da vivere da aiutante e collaboratore, bella da raccontare. Ognuno, però, facendo il suo lavoro e senza farsi prendere da inutili isterismi da pagina social. Tutti, nella sala, avevano una parte di ragione, ma solo tre persone avrebbero dovuto parlare in quel momento.
Se non altro ci avete resi più belli ed interessanti di Jerez e fatto vivere un’emozione palpitante da dietro le quinte motoristico: grazie, ma non continuate così! o è meglio di sì? e la centralina Magneti Marelli? Il bilanciamento fra Ducati e la concorrenza? Davide Stirpe, Samuele Cavalieri, Michael Ruben Rinaldi e Kevin Manfredi con Ducati gestite da varie squadre hanno ottenuto molto meno di Pirro, ma anche gli altri piloti Yamaha e Honda hanno raccolto meno di Delbianco e Giannini: così è difficile avere un’idea precisa, le prossime gare potranno dircelo in modo più chiaro.