Quello delle due ore era uno dei muri più iconici e apparentemente invalicabili della storia dello sport mondiale. Lo ha infranto un trentunenne keniota in una domenica londinese di fine aprile. Sabastian Sawe ha fermato il cronometro in 1 ora, 59 minuti e 30 secondi. Alle sue spalle, l'etiope Yomif Kejelcha, al debutto assoluto sulla distanza, ha corso in 1h59'41", diventando il debuttante più veloce della storia, nonché il secondo uomo della storia a scendere sotto le due ore. Una storia che meriterebbe un capitolo a sé. Ma oggi, la corsa d'elite è soprattutto una sfida tecnologica. Per fissare la nuova asticella sui 42,195 chilometri serve un atleta generazionale, un percorso e un clima favorevole, ma soprattutto delle scarpe rivoluzionarie.
Le scarpe sono diventate con gli anni una componente fondamentale per gli atleti, e un terreno di scontro fra le marche produttrici. Un clima da corsa alla spazio, la corsa alla scarpe dei record. La prima marca a scendere sotto le 2 ore è stata Adidas con le Adizero Adios Pro Evo 3. Per riuscirci nel 2019 Nike aveva organizzato un mega evento a Vienna: Breaking2. Percorso scelto al millimetro, lepri a rotazione continua, persino un'auto con un laser proiettato sul terreno per guidare il ritmo. Eliud Kipchoge, il più forte maratoneta della storia, ce l'aveva fatta fermandosi a 1h59'40 (comunque più del nuovo record di Sawe). Ma quel tempo non valeva come record ufficiale, perché le condizioni erano troppo artificiali per gli standard di World Athletics. Era una dimostrazione scientifica straordinaria, non una gara vera. Ai piedi di Kipchoge le scarpe che hanno dato inizio alla rivoluzione: le Nike ZoomX Vaporfly.
La rivoluzione del carbonio
Quella della piastra in carbonio nelle scarpe da corsa è una svolta assimilabile a quella di Fosbury nel salto in alto, all'aerodinamica nei motori, alle racchette in grafite nel tennis. Fino agli anni 60', i maratoneti correvano con suole di cuoio o gomma dura, pensate per la trazione, non per l'ammortizzazione. Poi, negli anni Settanta arriva la prima vera svolta: la schiuma EVA, leggera e ammortizzante, trasforma la scarpa da corsa in uno strumento tecnico. Nascono le prime icone, Nike Cortez, Onitsuka Tiger, il Gel di Asics e l'Air di Nike, nasce il concetto stesso di "scarpa da running". Ma per decenni il principio rimane lo stesso: ammortizzare l'impatto. Proteggere il piede da terra.
Poi, nel 2017, Nike ribalta tutto con la Vaporfly. L'intuizione è semplice quanto geniale: invece di assorbire l'energia dell'impatto, perché non restituirla? Una schiuma ultra-reattiva e una piastra in carbonio all'interno della scarpa che la trasforma in una molla. Gli studi scientifici hanno confermato un miglioramento dell'economia di corsa tra il 4 e il 5% rispetto alle scarpe tradizionali — che su 42 chilometri si traduce in circa due minuti in meno sul cronometro. I record iniziano a cadere uno dopo l'altro. Oggi i migliori tempi di sempre nella maratona maschile sono stati stabiliti tutti con scarpe con piastra in carbonio.
L'asticella poi si sposta, la sfida diventa quella del peso. Costruire scarpe leggerissime, piume ai piedi degli atleti. Adidas si pone l'obiettivo di creare la prima scarpa da maratona sotto i 100 grammi, senza sacrificare nulla in termini di prestazioni. Tre anni di ricerca, oltre una dozzina di prototipi, sessioni di test ad alta quota in Kenya e in Etiopia. Il risultato sono le Adizero Adios Pro Evo 3 di Sawe, 97 grammi. Ma non solo il peso, l'Evo 3 elimina la piastra centrale e la sostituisce con l'ENERGYRIM, una sottile striscia di carbonio che corre solo lungo il perimetro della suola, come la cornice di un quadro. Il risultato è che sotto il piede non c'è più carbonio, ma schiuma pura, soffice e comoda.
Le scarpe sono state lanciate il 25 aprile sul mercato e sono già leggenda. Il costo è di 500 euro e potreste acquistarle tutti. Ma nota bene: non garantiscono di scendere sotto le due ore. Per quello servono anche le gambe di Sawe.