Jannik Sinner ha appena vinto Montecarlo. Indian Wells, Miami, Montecarlo: tre Masters 1000 consecutivi, 22 vittorie di fila, primo grande titolo in carriera sulla terra battuta. Se vi è venuta voglia di prenotare un campo in rosso, siete in buona compagnia.
Prima di farlo, però, guardate ai vostri piedi. Perché se c'è una cosa che chi gioca a tennis con continuità sa bene — e che il giocatore occasionale sistematicamente ignora — è che la scarpa conta quanto la racchetta. Forse di più. Una scarpa che funziona scompare dalla testa del giocatore: non è un pensiero, non è un fastidio, non è una distrazione. Una scarpa che non funziona, invece, è la prima cosa a cui pensi quando sbagli un'accelerazione sul passante. E l'ultima cosa che vuoi incolpare quando ti fai male a una caviglia.
HEAD — il brand della racchetta di Sinner, per intenderci — ha appena lanciato la Endure Pro BOA Clay, la sua prima scarpa da tennis con sistema di chiusura BOA. L'abbiamo portata sulla terra battuta. Non ci ha trasformati in Sinner. Ma qualcosa di interessante da raccontare c'è lo stesso.
Come è fatta
La Endure Pro BOA nasce da una precisa scelta di posizionamento: non è né la scarpa da velocità pura della gamma Sprint, né la fortezza della Revolt. Si colloca esattamente in mezzo, pensata per il giocatore completo che si sposta in campo, gioca sia da fondo che a rete e non vuole rinunciare né all'agilità né alla stabilità. La versione Clay aggiunge una suola a spina di pesce specificamente progettata per la terra battuta.
Il cuore della scarpa è il sistema CORE-FRAME, una struttura in TPU tridimensionale che percorre l'intera calzatura dal tallone alla punta. Non è semplicemente un rinforzo: la sua forma nella zona del tallone è progettata per assorbire le forze di taglio in base al punto di atterraggio del piede, migliorando controllo e reattività nei movimenti laterali. L'intersuola è a doppia densità: DynaFoam al tallone — una schiuma a microcelle ad alta reattività — e EVA più rigida nella parte anteriore, per una risposta più esplosiva nelle partenze. La tomaia in PU stampato integra la tecnologia Drift Defense nelle zone soggette a maggiore usura, tipicamente l'avampiede mediale dove il piede striscia durante le scivolate. Il sistema Lateral Control aggiunge stabilizzatori laterali dedicati proprio al supporto negli spostamenti orizzontali. E poi c'è il BOA. Il sistema di allacciatura BOA PerformFit Wrap con doppia chiusura Dual Li2 è l'elemento che distingue questa versione dalla Endure Pro classica — e che merita una spiegazione a parte.
Il sistema BOA: cos'è e da dove viene
La tecnologia BOA non nasce nel tennis. Sviluppata dalla società americana Boa Technology, è stata adottata per prima nel mondo dello snowboard, poi negli scarponi da sci, nel ciclismo, nel golf e nell'hiking. Il principio è elementare nella descrizione, sofisticato nell'esecuzione: al posto dei lacci tradizionali, una rotella micrometrica collega un cavo ad alta resistenza che avvolge il piede. Girando la rotella si stringe in modo uniforme e graduale; sollevandola, si rilascia istantaneamente. La chiusura è bidirezionale, micro-regolabile e pensata per resistere a sporcizia, impatti e abrasioni.
Nel padel la tecnologia BOA era già comparsa in precedenza — la prima applicazione nel mondo delle racchette è stata sulle adidas Stycon BOA, e HEAD stessa ha una scarpa da padel con questo sistema, la Motion Pro BOA. Nel tennis, invece, la Endure Pro BOA è descritta da HEAD come la prima scarpa del brand a integrare questa soluzione, sviluppata nei laboratori BOA negli Stati Uniti e poi testata sul campo.
Il vantaggio fisico di una chiusura uniforme — rispetto ai lacci tradizionali che creano inevitabilmente punti di pressione localizzati — è misurabile: studi condotti in collaborazione con l'Università di Denver hanno analizzato come il fit del sistema BOA influenzi la capacità di cambiare direzione in modo più rapido ed efficace, proprio per la maggiore continuità di connessione tra piede e intersuola.
Sul campo
Abbiamo portato le Endure Pro BOA Clay su terra battuta per alcune sessioni, avendo alle spalle alcuni anni di tennis con calzature tradizionali e una certa insofferenza per le scarpe poco contenitive — la preferenza è per una calzatura più avvolgente, per il massimo contenimento possibile durante i movimenti laterali.
La prima differenza la si percepisce fin dallo spogliatoio. Calzare le Endure Pro BOA e stringerle richiede letteralmente due movimenti: si infila il piede sfruttando la costruzione a calzino, si gira la rotella anteriore e quella posteriore fino alla tensione desiderata. Una piccola graditissima rivoluzione per chi è abituato ad armeggiare di continuo tra lacci e linguette. Con il sistema BOA, inoltre, la tensione è uniforme, simmetrica e identica ogni volta. Un dettaglio che sembra piccolo, ma che rappresenta uno dei plus più concreti.
In campo, la sensazione che ha dominato le prime sessioni è quella di avvolgimento. Il piede è contenuto in modo omogeneo, senza punti di pressione e senza gioco nelle aree critiche. Nelle frenate brusche — arretrare per la palla corta, fermarsi sul passante in corridoio — la scarpa non tradisce: il tallone resta ancorato, la struttura CORE-FRAME assorbe la forza senza che il piede scivoli all'interno della calzatura. Nelle scivolate laterali sulla terra, che sono forse il movimento più specifico e impegnativo per una scarpa da tennis, il contenimento è notevole: il piede scivola con la scarpa, non al suo interno scarpa.
Versioni e prezzi
La Endure Pro BOA Clay è disponibile per uomo e donna, in tre colorazioni: dark blue/navy, black/red e white/yellow, come quelle da noi utilizzate. Il prezzo di listino è di 220 euro, attualmente reperibile online a cifre intorno ai 190 euro. Esiste anche la versione Endure Pro BOA per superfici dure, con lo stesso sistema di chiusura e la medesima architettura tecnica ma suola ibrida multi-superficie. Per chi gioca a padel, HEAD propone la Motion Pro BOA come prodotto equivalente per quella disciplina.
A 220 euro di listino si parla di fascia premium, con tutti gli impegni che questo comporta. Ma se c'è una lezione che il tennis insegna a chi lo pratica con serietà, è che risparmiare sulle scarpe è uno dei pochi errori che si pagano davvero — spesso letteralmente (vedi alla voce fisioterapia).