Il nuovo Longines Hydroconquest è la sintesi estrema di una bella idea realizzata male. Il diver di casa si rinnova nelle linee, nei colori e pure nelle dimensioni, di cui offre due diverse misure allo stesso prezzo: 39 millimetri e 42 millimetri, con rispettivamente quattro e sette varianti tra colori e bracciali. Entrambe le taglie sono in vendita a 2.200 euro, che diventano 2.350 con bracciale a maglia milanese, da cui verosimilmente si può puntare a uno sconto.
I contenuti tecnici dell’orologio sono di alto livello a partire dal calibro incassato, l’ottimo L888, un meccanismo a carica automatica robusto e affidabile, nonché capace di 72 ore di riserva di carica. Tutto attorno è il trionfo della qualità: vetro zaffiro, un elegante fondello chiuso, indici e logo applicati, lunetta in ceramica, logo sulla corona, impermeabilità fino a 30 bar (che poi sarebbero trecento metri), microregolazione del bracciale, 120 scatti unidirezionali della ghiera. A mettere tutto assieme e considerando il prezzo a cui viene offerto, si potrebbe pensare che Longines abbia per le mani una miniera d’oro, il prodotto perfetto a circa mille e cinquecento euro in meno rispetto alla concorrenza, abbastanza per prendere il posto che fino a qualche anno fa era occupato dalla linea Black Bay di Tudor, in grado di offrire contenuti di fascia superiore a un prezzo relativamente accessibile.
Tutto perfetto quindi, almeno finché si esce dal Matrix della scheda tecnica e si aprono gli occhi. In Italia il design è il primo motivo d’acquisto per un’automobile, che poi è la ragione per cui le auto italiane sono prima di tutto belle da vedere, figuriamoci che importanza può avere quando invece di un mezzo di trasporto stiamo valutando l’acquisto di un orologio. Qualcuno negli uffici di Saint-Imier deve aver pensato che l’orologio perfetto è pieno di contenuti tecnici come questo Longines, viene venduto al giusto prezzo come questo Longines e, soprattutto, è bello come un Rolex, o al massimo come un Omega. E dire che sarebbe bastato farlo bello come un Longines, aprendo gli archivi come fa chi vuole rischiare poco o dando una bella sferzata alle linee come chi invece se la sente calda. Invece, per essere bello come un Rolex l’aggiornamento della gamma Hydroconquest sembra più che altro un clamoroso autogol per la maison.
Le forme della cassa ricordano pericolosamente il Submariner di Rolex, così come il verde su verde che sembra quasi una citazione, mentre la variante con quadrante nero e lunetta blu ci pare di cogliere un chiaro richiamo al GMT della casa coronata. Per il resto, specialmente con bracciale a maglia milanese, sembra che Longines abbia voluto omaggiare l’Omega Seamaster. Oltre a questo il quadrante perde i numeri arabi a ore 12, 6 e 9, tratto distintivo dell’ultima referenza, in favore di tre diversi stili per gli indici: triangolo rovesciato a ore dodici, rettangoli a segnare ogni ora e cerchi a ore 6 e 9, il tutto in proporzioni piuttosto discutibili. Più che un orologio sembra un joystick della PlayStation, per non dire che qualcosa di simile lo si può trovare anche cercando tra le bancarelle di Chianatown a Istanbul o Kuala Lumpur. L’idea di partenza dev’essere stata quella di riprendere le linee del GMT a catalogo già da qualche anno, tuttavia il risultato è ben lontano da turbare i sogni della maggior parte degli appassionati.
Certo, qualcuno lo comprerà. Eppure vivacchiare di linguaggi stilistici già esplorati e occupati da altri non può essere una buona idea, specialmente se il tuo marchio è uno dei più importanti e blasonati al mondo. La vecchia referenza, coi suoi numeri ben visibili sul quadrante, sapeva essere riconoscibile, di certo identitaria, questa invece manca completamente di un’anima, di un’idea o di un concetto, un racconto. Di chi è colpa? Pigrizia e timore dei designer, del reparto marketing e di chiunque abbia dato il via libera alla produzione di questo oggetto mediocre. Eppure le idee ci sarebbero anche: se metti al polso un Legend Diver con ghiera interna sai che è Longines, che è un prodotto storico, che loro hanno saputo interpretare meglio degli altri questo approccio al diver. Stessa cosa la puoi pensare davanti a un Pilot Majetek. Il Longines Hydroconquest avrebbe potuto essere tante cose, anche una nuova primavera per il marchio, invece è poco più di un’accozzaglia di altri orologi.
Che fare, dunque? Basterebbe contattare i designer che stanno lavorando a marchi francesi come Baltic, Serica o Yema, tutti e tre fortemente distintivi ma non per questo sgraziati nelle loro scelte stilistiche. A ben vedere è un ragionamento che vale anche per Doxa, ZRC, Bell&Ross, Squale, Sinn e tanti altri: interpretare il linguaggio dell’orologio da immersione con il carattere della maison è tutto sommato semplice, basta volerlo. Altrimenti il proprio linguaggio rischia di diventare quello dei centri commerciali, che va benissimo se questa è la fascia a cui ci si vuole rivolgere. Soltanto che a quel punto non bastano più generose riserve di carica o svariati metri di profondità per far sborsare ai clienti l’equivalente di uno stipendio medio italiano. Certo, così com'è venderà bene in mercati meno complessi del nostro.