Più che vincere, Alex Marquez con la Ducati del Team Gresini ha dominato a Jerez. E c’è da credere, a vedere i tempi del venerdì e della domenica, che senza la pioggia del sabato si sarebbe portato a casa tutto: imprendibile nelle prequalifiche, dove ha rifilato mezzo secondo al fratello, inviolabile in gara, corsa come il Jorge Lorenzo dei tempi migliori. Anzi, pure meglio, perché lo spagnolo si è anche prodotto in un paio di sorpassi prima di prendere il comando al secondo giro e costruirsi un vantaggio da amministrare. I tempi che contano sono sempre i suoi, la gara è più veloce di sette secondi e il Team Gresini, oltre ad aver capito meglio di tutti come far funzionare questa moto, gli ha pure insegnato a festeggiare come si deve: Alex saluta il pubblico dal tettuccio di un capannello, urla nella telecamera e poi si mette a guidare la “Alexneta” per il circuito, un vecchio Volkswagen con la sua livrea assieme al resto del team. “Avevo un piano e l’ho seguito”, ha raccontato poi Alex. 2Sono partito molto forte, mi sono messo secondo e lì ho capito di essere messo bene. L’ho passato alla 6, mi sono messo comodo e ho cominciato a fare il mio ritmo. Alla fine io volevo arrivare a fine gara con la possibilità di giocarmela, sia con Marc che con Bezzecchi. Però ecco, volevo stare almeno nel gruppetto di testa. E sono riuscito a scappare. Quando Marc è caduto me l’hanno segnalato sulla tabella perché era uno di quelli col ritmo migliore, ed è importante sapere se qualcuno di veloce finisce fuori”.
La notizia però è un’altra: questa, di fatto, è la prima vittoria per Ducati della stagione. E a portarla a casa è il Team Gresini, che non è factory supported né tantomeno ufficiale, con un Alex Marquez che - come fatto notare da un collega nel pieno della conferenza stampa - l’anno prossimo dovrebbe passare in KTM.
Discorso simile poi quando guardiamo la classifica generale. Dopo i due piloti Aprilia a 11 punti di distacco l’uno dall’altro, Bezzecchi davanti e Martín dietro, a occupare la terza piazza c’è Fabio Di Giannantonio, che il numero tre se lo porta addosso da tutto il weekend: terzo in qualifica, terzo nella Sprint e terzo nel GP. Anche qui, di fatto la prima Ducati in classifica è quella di un team privato e in pilota che, ironia della sorte, potrebbe finire proprio in KTM nel 2027.
Fabio ha parlato chiaro di questo in conferenza stampa, chiedendoci di trattare anche altre tematiche: “Voglio essere onesto con voi, sono felice di questo momento e mi sto concentrando sul lavoro in pista, il mio manager sta facendo un ottimo lavoro e ne parlerò con lui quando sarà tutto delineato. Per adesso sono a piedi, esattamente come nel 2023 (ride, ndr). So che volete tutti sapere notizie di mercato ma questa è solo la quarta gara dell’anno, non è il massimo. Io fino a fine stagione porterò questi colori addosso e fino a lì sarò nel miglior team e sulla moto migliore. Dovremmo parlare più di quello che succede in pista, pensate a cosa direbbe la mia squadra se cominciassi a fare ragionamenti sul futuro e subito dopo mi presentassi da loro per festeggiare nel box”.
Oltre a questo Di Giannantonio ha parlato anche della sua situazione in classifica: “Non è vero che sono il migliore, Marc va fortissimo e ha avuto tanta sfortuna, Alex sta tornando. Io sono Fabio, sto facendo un bel lavoro con il mio team e sono 3° in campionato, ma ci sono ancora venti, diciotto GP da correre e può succedere di tutto”. È comprensibile, così come è comprensibile la giravolta di parole pronunciata da Alex Marquez e sottoscritta da Di Giannantonio quando gli viene chiesto come mai i piloti in rosso soffrono e gli altri volano.
La verità è che questa, più che una nota di demerito per il team rosso, è un punto di arrivo per Borgo Panigale, per la fabbrica. Oggi la Desmosedici non è inarrestabile, vero, eppure quando si parla di un mezzo stravolto, difficile per tutti se non per Marc Marquez, bisognerebbe guardare a questo GP e rendersi conto del contrario: a vincere è la Ducati del Team Gresini e in alto in classifica c’è quella del VR46 Racing Team. Il che significa che Ducati è ancora qui per vincere e potrà dimostrarlo presto, magari già tra due settimane a Le Mans.