Al termine dell’ultimo quarto di finale in programma nella capitale spagnola, viene da dire che la vittoria di Cobolli di appena un paio di settimane fa è contata poco o niente. In finale a Monaco aveva superato il tedesco proprio sulla terra battuta, ma alla prima sul Manolo Santana, l’azzurro sembra non ritrovare le stesse sensazioni. Certo i campi madrileni sono diversi da tutti gli altri, per composizione e condizioni atmosferiche, ma il gioco dell’italiano si presenta bloccato di fronte a chi di esperienza ne ha ormai da vendere. Soprattutto sui palcoscenici che contano. Negativo nell’atteggiamento, scoraggiato dalla prepotenza di Sasha, Flavio non riesce a fare più di un gioco, per poi voltare pagina e guardare al secondo set su insistente incoraggiamento di papà Stefano.
La seconda parte del match cambia effettivamente volto, le difficoltà rimangono ma la grinta fa capolino, così Flavio Cobolli si aggiudica il game inaugurale e fa scorta di fiducia. Ci pensa poi Zverev a movimentare un po’ l’incontro, quando sul 15-30, 1-1 colpisce una palla lunga e si lamenta immediatamente con l’arbitro, non tanto per la chiamata, quanto per un let apparentemente sfuggito.
A questo segue la ripresa del fiorentino (o forse dovremmo dire romano). Difficilmente replicabile la performance sotto tono del primo set, i segnali indicano una testa più presente e un gioco più convinto, mentre il tedesco si lascia andare a qualche errore di troppo. Enorme frustrazione e scambio del match sul punto del 2-2 per Zverev, con un rally fatto di spinte angolate da parte di Cobolli e una difesa magistrale del tedesco, che ne esce vittorioso. Poi il punto chiave per il numero 13 al mondo: tre palle break salvate e avanti 3-2.
Tra imprecisioni e scambi lunghi e chirurgici, si continua a giocare sul filo del rasoio, ma non senza freno a mano. Cobolli continua a dimostrarsi smarrito nonostante il cambio di marcia, bisogna però sottolineare che il feeling è reciproco: anche dal lato del tedesco le condizioni non sono ottimali, riportando così entrambi sullo stesso piano.
Lo spettacolo aumenta gioco dopo gioco, ma sembra che non decolli mai del tutto. L’epilogo è 6-4, un’ora e mezza di una polarità evitabile, con Cobolli che non ha però trovato soluzioni per sopperire al peso del centrale della Caja Mágica e a quello dei colpi dell’avversario. Per Sasha ora è semifinale in ciascuno dei primi quattro Masters 1000 stagionali, ad aspettarlo adesso c’è il suo giovane omonimo, Alexander Blockx. Così, Zverev spezza per lo meno in parte la maledizione italiana, dopo aver perso contro Sinner a Indian Wells, Miami e Montecarlo. Lascia il campo inoltre come tennista tedesco con più vittorie su terra, superando Kohlschreiber.
Insomma, si potrebbe affermare che questo incontro sia stato l’esempio perfetto di come il tennis ti entri nella testa e di come, gli equilibri, varino in un attimo. Se da una parte abbiamo avuto un inizio dormiente seguito da un risveglio deciso ma mai ottimale, dall’altra c’è stato un incipit autoritario poi diventato un limbo di errori e di gridi di aiuto diretti alla prima di servizio. Quando si dice che il tennis è lo sport del diavolo, non è una battuta.