Jannik Sinner è in semifinale a Madrid. Missione compiuta, collezione completa: ora ha disputato le semifinali in tutti i tornei Masters 1000 del circuito, e battendo Fils completerebbe anche la collezione delle finali. Con il forfait di Alcaraz è il favorito numero 1 per le vittorie a Madrid e Roma, che gli permetterebbero di completare i 1000. Eppure quello di ieri non è stato il Sinner a cui ci siamo abituati. Qualche errore di troppo, soprattutto al servizio. Stanchezza? Sì, ma Paolo Bertolucci sulla Gazzetta precisa: "Fisicamente, abbiamo visto uno Sinner ancora brillante, che si muove bene, arriva sulla palla con il solito timing. Semmai, la domanda è un'altra: quanto è stanco di testa?". Eccola. È questa la domanda che vale la pena farsi adesso. Perché Bertolucci, che di tennis ne ha giocato e tornei ne ha girati, precisa: "E se da un lato è vero, come ha fatto notare anche Simone Vagnozzi, che la partita è sempre al miglior allenamento, è la routine del torneo che consuma energie: match, impegni con la stampa, recupero, terapie."
Fino ai quarti Sinner ci arriva quasi sempre in gestione. Ieri invece ha dovuto lavorare per davvero, contro uno degli astri nascenti del circuito. E lì si è visto tutto quello che conta: "Ha sofferto, ma ha sempre dato l'impressione di tenere ben salde le mani sul volante. E senza fare rumore, senza strappi apparenti, ma con quella progressione che appartiene ai grandi, ha condotto l'auto a destinazione."
Dall'altra parte della rete c'era Rafael Jodar, 19 anni, madrileno, e il confronto tra i due racconta da solo la distanza tra un talento in costruzione e un campione già formato. Bertolucci di qualità gliene riconosce molte: "Le potenzialità ci sono tutte. Buona gamba, fondamentali solidi, presenza in campo. Non ha paura, ma non è neanche uno di quei giovinotti arroganti o presuntuosi, ambizioso nel modo giusto, perché ha i mezzi per esserlo. Sa fare un po' di tutto, risponde bene, ha anche la palla corta, e ogni tanto tira fuori accelerazioni notevoli. Forse gli manca ancora ritmo rispetto ai migliori, ma ha 19 anni quindi è normale." Ma l'ex tennista frena subito sui paragoni: "Qualcuno potrebbe azzardare paragoni altisonanti con questo o quel fuoriclasse, ma è meglio andarci piano. Piuttosto, teniamolo d'occhio."
E la differenza vera tra i due, ieri, si è vista esattamente lì dove le partite si decidono. Non nei colpi belli, non nelle accelerazioni. In quei 10-12 punti che contano davvero — quelli in cui Sinner non sbaglia mai, o quasi. Jodar è sulla strada giusta. Ma quella strada è lunga, e Sinner è già in cima. "È questa la linea sottile che separa il campione dai buoni giocatori."