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14 aprile 2026

Storia del razzismo contro Sinner, l'italiano che non lo è mai abbastanza. Perché dobbiamo sempre ricordarglielo? Ora anche l'inno di Mameli diventa un caso

  • di Michele Larosa Michele Larosa

14 aprile 2026

L'accento di Hitler, le tasse, il Quirinale, Sanremo e la Davis. Ma perché Sinner deve sempre rimarcare di essere italiano? Ora, dopo la vittoria a Montecarlo, l'ultimo caso: l'inno di Mameli

Foto di: Ansa

Storia del razzismo contro Sinner, l'italiano che non lo è mai abbastanza. Perché dobbiamo sempre ricordarglielo? Ora anche l'inno di Mameli diventa un caso

Ma davvero ora per Jannik Sinner anche cantare l'Inno di Mameli diventa un problema? Gli è stato chiesto in conferenza stampa a Montecarlo, perché ha cantato l'inno. Lui ha ovviamente risposto: “Sì, l’ho cantato. L’inno normalmente si canta, no?” scatenando le risate dei giornalisti in sala. Ma perché Sinner deve costantemente essere costretto a giustificare la sua italianità? Un ragazzo nato in Italia, da genitori italiani, cresciuto in Italia, formato da Riccardo Piatti, italianissimo, che ha sempre gareggiato per l'Italia. Dove sarebbe la non italianità di Sinner? Forse nella pelle bianchissima, i capelli rossi e l'accento tedesco? Quando secondo i dati del censimento dei gruppi linguistici del dicembre 2024 nella provincia di Bolzano oltre due terzi degli abitanti sono di madrelingua tedesca, con punte che sfiorano il 100% in alcuni comuni. È l’articolo 6 della nostra Costituzione ad attribuire, fra i compiti della Repubblica, quello della tutela delle minoranze linguistiche che vivono sul territorio italiano: germanici appunto, ma anche ladini, francofoni, occitani, sloveni, croati, albanesi, grecanici, friulani, catalani di Alghero e sardi. Ma nessuno si è mai sognato, giustamente, di chiedere a Nicolò Barella o a Gianfranco Zola se si sentissero italiani.

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Sinner e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella Ansa

Quella del razzismo - perché questo è – nei confronti di Jannik Sinner è una storia che va avanti da anni. Il tema è esploso nel 2023, quando ha rinunciato a partecipare alla Coppa Davis. Un discorso che viene ciclicamente riproposto: dopo il rifiuto alle Olimpiadi, quello di partecipare all'incontro in Quirinale con il presidente Mattarella, quello di presenziare a Sanremo o ancora il nuovo rifiuto alla Davis nel 2025. La Stampa aveva titolato: “Sinner, l’Italia ti ama e tu?”. Mentre Vespa su X aveva scritto: "Perché un italiano dovrebbe tifare per Sinner? Parla tedesco (giusto, è la sua lingua madre), risiede a Montecarlo, si rifiuta di giocare per la nazionale. Onore ad Alvarez che gioca la coppa Davis con la sua Spagna". Peccato che non esista nessun Alvarez. Tra l'altro, proprio lo spagnolissimo Alcaraz ha dato forfait alla Coppa Davis nel 2023 e nel 2025 esattamente come Sinner. Un'attenzione morbosa verso delle legittime scelte di vita e sportive, che finiscono sempre lì. “Da tifoso, Sinner è un grandissimo campione – aveva detto Aldo Cazzullo qualche mese fa commentando la seconda rinuncia alla Davis – ma ha dimostrato che dell’Italia non gli importa nulla. Ha rifiutato la Davis, non ha mai partecipato alle Olimpiadi e ha declinato l’invito al Quirinale”. C'è poi la storia della residenza a Montecarlo, di cui lo stesso Cazzullo è capofila di polemiche. Ma gli italiani residenti nel Principato sono circa 8000, e la lista di sportivi, imprenditori e personaggi pubblici italiani che hanno spostato la residenza all'estero per ragioni fiscali è lunghissima. Vogliamo parlare di quelli residenti in Svizzera, Olanda o Malta? E perché nessuno ha messo in dubbio l'italianità di Valentino Rossi quando ha spostato la residenza a Londra? La residenza fiscale all'estero è una scelta legale, diffusissima tra i grandi sportivi di tutto il mondo — da Ronaldo a Djokovic — e che in Italia diventa improvvisamente un problema morale solo quando a farlo è Sinner.
Dulcis in fundo Fedez, finito nella bufera qualche mese per una strofa di una sua canzone che diceva: “L’Italiano ha un nuovo idolo si chiama Jannik Sinner. Purosangue italiano con l’accento di Adolf Hitler”.

Lato suo, Sinner si è sempre detto orgoglioso di essere italiano. Del resto, con buona pace di chi nutre dei dubbi, lo è al 100%. E, se il problema fosse l'Alto Adige, dall'età di 13 anni Sinner ha vissuto a Bordighera, in provincia di Imperia, per allenarsi all'accademia di Riccardo Piatti. “Io ho sempre detto: essere italiano per me è molto bello perché non lo puoi scegliere, devi avere la fortuna di essere italiano. E poi, sai, sento tanto il supporto e il tifo italiano, soprattutto in questo torneo” ha detto dopo la domanda sull'inno. Essere italiano non lo puoi scegliere, devi avere la fortuna di esserlo. L'ha detto lui. E a sentirlo, viene quasi da chiedersi chi, in questa storia di patriottismo a due pesi, abbia davvero capito cosa significhi.

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