Oggi Aprilia è la bestia nera della MotoGP. Di quattro gare corse quest’anno, il peggior risultato è stato il secondo posto di Marco Bezzecchi a Jerez, pista che sulla carta avrebbe dovuto essere particolarmente complicata. Merito dei piloti, della squadra che c’è attorno, dello sviluppo, delle idee. Così a fine weekend vediamo due piloti Aprilia alle prime due posizioni della classifica e i due team (prima l’ufficiale e poi Trackhouse) in quella a squadre, mentre a fine test nella combinata dei tempi le Aprilia davanti sono addirittura tre.
Il presente quindi parla chiaro anche se Fabiano Sterlacchini, Direttore Tecnico del progetto, ha chiaramente predicato prudenza: “Prima di considerarci la prima forza in campionato dobbiamo aspettare qualche gara, soprattutto le prossime, un po’ per le condizioni e un po’ per i layout della pista”, le sue parole a Jerez, a fine weekend. “In particolare le prossime tre: Le Mans, Barcellona e Mugello. Considerate che Barcellona è quella che ha meno grip in tutto il campionato, bisognerà confrontarsi con situazioni molto diverse”.
Quando gli abbiamo chiesto dalla 850, che per l’appunto è stata l’ultima moto a debuttare, lui risponde così: “A prescindere dall’essere arrivati in pista prima o dopo il nostro obiettivo - vedremo se ci siamo riusciti - era quello di arrivare il più pronti possibile. Per quello che più o meno si vede (o si sa) alcuni costruttori hanno lavorato al debutto con tanto tempo tra un test e l’altro e questa è una cosa che non volevamo evitare. Abbiamo preferito dare più priorità a dei test indoor, in modo di arrivare in pista - dove devi essere un cecchino e fare tutti i tuoi turni senza problemi - abbiamo preferito prepararci con tante ore di test in sala prova, test col veicolo e quant’altro. È una scelta. C’è chi preferisce andare in pista senza tante simulazioni o banchi e chi, invece, può permettersi di fare una cosa del genere”.
Non siamo alle prime versioni quindi, come è stato per esempio con KTM, eppure al netto di motore e poche altre componenti c’è ancora molto su cui intervenire: “Non sarà la moto definitiva. Per quello che sappiamo il regolamento per l’aerodinamica non è ancora ben definito, è l’embrione. Chiaramente c’è il motore 850 e inizieremo tutta la fase di sviluppo cercando di fare una cosa più ragionevole possibile per quanto riguarda la configurazione aerodinamica. Ma c’è anche una modifica sul software, quindi dal punto di vista del software unico si introdurrà la gestione della cambiata e altre cose. È ovvio che per noi è un ibrido, ci sono cose più o meno definitive come il motore - che sta andando avanti - e altre che abbiamo ipotizzato”.
Questo perché di fatto la riduzione della cubatura a 850 non prevede la costruzione di un nuovo progetto da zero, che poi è il motivo per cui difficilmente col prossimo anno vedremo uno stravolgimento degli equilibri in pista. Certo, la gomma Pirelli cambierà molto le cose. Quello che non cambierà è l’approccio dei costruttori alla MotoGP, che nel caso di Aprilia è ispirato direttamente alla Formula 1. E funziona. Per il resto ci sono buone possibilità che le 850 vadano forte almeno quanto le mille di oggi. Per averne certezza dovremo aspettare fine giugno, quando i piloti ufficiali saliranno per la prima volta sui prototipi 2027.