Gli spalti della Fonzies Arena di Cologno Monzese sono pieni. Il 18 maggio scorso in campo per la finale di Kings League ci sono gli Alpak e gli Underdogs. La vincono i primi ai rigori dopo il 6-6 dei tempi regolamentari, decisivo il portiere Gilli. Il titolo italiano dello Split 2 e il pass per il Mondiale per Club del format ideato da Gerard Piqué sono assegnati: gli Alpak sono campioni. Dalle tribune però sarebbe partito un coro che con la Kings League c’entra ben poco: “Chi non salta Andrea Beretta è”. Andrea Beretta è l’ex capo ultras della curva Nord imputato nel processo per l’omicidio di Vittorio Boiocchi. Lunedì 25 maggio è stato sottoposto ad esame in aula. Beretta è un collaboratore di giustizia, al processo ha sempre e solo assistito dall’istituto penitenziario in cui è recluso, a distanza. Presente invece Marco Ferdico, suo ex compagno che mercoledì 27 maggio è stato a sua volta esaminato. Ma perché quel coro contro Beretta è partito durante un match di Kings League? Pure tra i fan della competizione che mischia social e calcio ci sono dei residui di mentalità ultras? In passato, quando era circolata la notizia della collaborazione di Beretta, fuori da San Siro è apparso uno striscione: “La tua infamità non appartiene alla nostra mentalità”. In poche parole chi si pente non è più un ultras. Chi parla con la polizia smette di far parte della curva.
Andrea Beretta non aveva scelta: il 4 settembre 2024 ha ucciso con ventuno coltellate Antonio Bellocco, rampollo della ‘ndrina di Rosarno. Beretta era un uomo morto che camminava. Temeva la vendetta della famiglia, ritorsioni contro i suoi cari. La collaborazione era una strada obbligata. Nel mondo ultras però certe cose difficilmente vengono perdonate. Tra i punti fermi della mentalità, infatti, c’è l’opposizione alla polizia. La scritta “Acab” è stampata su molti striscioni, “1312” il numero che tra i commenti delle pagine ultrà compare di frequente. Dunque chi parla con la polizia è fuori, escluso. Un infame addirittura. Beretta ormai pare considerato così. Il processo per l’omicidio di Vittorio Boiocchi è a un momento di svolta. Fuori dal tribunale però la sentenza per alcuni è già stata emessa.