Un campo a Bivio Cioffi, a Eboli, nell’immediata periferia di una città con cui non c’erano legami. Serre, sterpaglie, buio pesto e, alle tre e mezza di notte, tutto che va a fuoco. Qualcuno chiama i vigili del fuoco per un incendio di routine: arrivano e si ritrovano davanti a un pezzo di carbone umano. Così ridotto male che all’inizio non capiscono nemmeno se sia un animale o un uomo. Purtroppo è un uomo. Ha 53 anni, si chiama Luigi Esposito ma per tutti, a Salerno e a Nocera Inferiore, è Luca. Firma lo sport, dirige TuttoSalernitana, fa l'opinionista a Otto Channel. Qualcuno nel pomeriggio fa girare la voce che fosse anche un dirigente dell'Arpac, ma l'Agenzia regionale smentisce con una nota secca: mai visto, mai assunto. Era “solo” un giornalista. E nemmeno i suoi amici più vicini si spiegano cosa c’entrasse con Eboli, visto che la sua vita era abbastanza abitudinaria e circoscritta ai soliti giri.
Eppure qualcuno gli voleva male e l’ha ammazzato. Perché ok che si aspettano ancora i risultati dell’autopsia, ma i dubbi che Luigi Esposito sia stato ucciso sono zero. La scena è quella di un omicidio e a pochi metri dal ritrovamento c’è anche la sua macchina. Vuota. La Procura di Salerno, sotto la guida di Raffaele Cantone, ci mette cinque minuti a escludere l'incidente o il suicidio: è un'esecuzione. La Scientifica dell'Arma trova tracce dei proiettili. Sul cadavere, a quanto dicono, c’è un foro e sembra sia stato già repertato anche un bossolo trovato vicino a quello che resta del corpo. Qualcuno ha attirato Luigi Esposito in trappola nella notte di sabato, gli ha sparato e poi ha buttato benzina per incendiare le sterpaglie.
Ma perché è stato ammazzato? E chi poteva volergli così male? Sono le domande che rimangono senza risposte. Pensare alla professione, per uno che si occupava di sport, sembra oggettivamente troppo, ma giustamente l'Ordine dei giornalisti parla di “gravità inaudita” e cordoglio. Sul movente, però, è il buio totale. I carabinieri stanno spulciando i tabulati telefonici, i contatti delle ultime ore, i messaggi, le frequentazioni.
Cercano un nome. Un appuntamento. Insomma: una pista. Intanto si attende l'autopsia. Il medico legale, al primo esame esterno sotto la luce dei fari, non ha potuto mettere niente nero su bianco: il fuoco ha devastato troppo i tessuti. Sarà l'esame sul tavolo autoptico a dire se Esposito era già morto quando le fiamme lo hanno avvolto e quanti colpi lo hanno centrato. Dalla Procura, però, almeno per adesso non esce una parola e il fatto che le indagini siano così blindate fanno pensare che sotto potrebbe esserci qualcosa di grosso davvero.