Qualche tempo fa su Mow Mag avevo pubblicato un articolo in cui ipotizzavo un possibile movente religioso all'origine del delitto di Pierina Paganelli legato al fatto che la vittima, suo figlio Giuliano, sua nuora Manuela Bianchi e il fratello di quest'ultima Loris frequentavano la comunità dei Testimoni di Geova e il giorno successivo al suo omicidio la pensionata di Rimini avrebbe dovuto riferire al collegio degli anziani proprio riguardo alla condotta adulterina della Bianchi legata da una relazione amorosa a Louis Dassilva, unico imputato per quel delitto e recentemente assolto in primo grado. Un adulterio per il nostro ordinamento giudiziario fortunatamente non è più un reato da molto tempo anche se in alcuni contesti sociali e culturali continua a mantenere un'accezione negativa dal punto di vista morale ed etico. Altro discorso è l'accezione che l'adulterio riveste dal punto di vista religioso soprattutto in alcuni ambiti come quello frequentato dalla vittima e dalle persone a lei vicine, due su tutte la nuora Manuela e suo fratello Loris che la sera del delitto si trovavano nell'appartamento della Bianchi in via del Ciclamino a seguire online l'adunanza alla quale Pierina aveva invece partecipato in presenza prima di fare ritorno nel garage della sua abitazione dove ebbe ad incontrare il suo assassino o i suoi assassini. A mio avviso l'onta, il grave disvalore morale e il pesante giudizio negativo che avrebbero colpito la Bianchi prossima ad essere esaminata dal collegio degli anziani il giorno seguente al delitto hanno avuto senz'altro un certo peso nel determinare un eventuale movente in qualcuno che era fortemente intenzionato a salvaguardare l'onore di Manuela, a proteggerla e a vendicarla dalle angherie che, secondo il punto di vista dell'assassino, avrebbe subito dalla suocera.
A questo proposito risulta molto suggestiva la deposizione che Loris Bianchi rilasciò agli inquirenti il 5 ottobre 2023 ovvero due giorni dopo l'omicidio, testimonianza esclusiva che Quarto Grado ha mandato in onda nella puntata di giovedì 25 giugno. Durante quell'audizione il fratello di Manuela disse che l'assassino di Pierina aveva compiuto una sorta di "giustizia protettiva" verso sua sorella vessata dai problemi che le creavano il marito e la suocera, che stando ad un suo "viaggio mentale" l'omicida "potrebbe essere Louis Dassilva oppure anche mia sorella che prende psicofarmaci oppure potrei anche essere stato io che le voglio bene e conosco la situazione….". Alla domanda su come giustificasse quella frase detta al telefono dopo l'omicidio "giustizia è stata fatta", Loris Bianchi rispose di essere venuto a conoscenza di pesanti diffamazioni perpetrate nei confronti di Manuela e anche suoi da Pierina che li avrebbe apostrofati con i termini "prostituta e protettore" e di essersi "incendiato di brutto" dalla rabbia.
Dichiarazioni che lasciano sgomenti se si pensa che la vittima era stata assassinata da poche ore e che risultano assolutamente compatibili con quanto sopra ipotizzato. D'altro canto la tesi della sottoscritta è stata confermata anche dal sostituto procuratore Antonio Leonardo Tanga e dalla criminologa Roberta Bruzzone durante una puntata di Ore 14 in cui sono state ampiamente illustrate le conseguenze a cui va incontro una adepta dei testimoni di Geova che commetta adulterio, provvedimenti piuttosto severi che possono variare dalla "segnatura" alla "disassociazione" ovvero la sospensione e l'allontanamento definitivo da tutte le cariche e le attività della comunità del soggetto coinvolto e il divieto per i familiari e i parenti appartenenti alla comunità di intrattenere rapporti con lo stesso soggetto. Provvedimenti tutt'altro che trascurabili in grado di gettare un pesante marchio di infamia e indegnità su una donna ritenuta colpevole di aver tradito il marito, provvedimenti che avrebbero potuto senz'altro suscitare sentimenti di rabbia e vendetta nelle persone che volevano bene a Manuela.
Una tesi che non vuole colpevolizzare soggetti che fino ad oggi non hanno mai ricevuto un avviso di garanzia ma che varrebbe la pena prendere in considerazione perché si basa su spunti di indagine concreti. Una tesi che se non altro vale di più di alcune suggestioni fra cui certe foto circolate sui social dove accanto alla famigerata sagoma di Loris Bianchi disteso a terra per giocare con il cane -cane completamente assente dagli scatti- si intravvede una piccola pallina di colore bianco…… compatibile con l'orecchino mai ritrovato che la vittima indossava la sera dell'omicidio? Una tesi che si sposa con l'auspicio dei legali di Dassilva che hanno impostato la loro linea difensiva sulla mancata esplorazione di piste alternative e sulla necessità di allargare il cerchio delle indagini a soggetti diversi da Dassilva.