“La Curia preferisce non commentare”. Si chiudeva così uno dei tantissimi articoli usciti in queste ore sulla riapertura del caso Claps e sul nuovo lavoro che la Procura della Repubblica di Potenza sta portando avanti da ormai molti mesi. Se l’Eternità divina è il metro con cui si misurano i meno divini tra gli umani, però, anche la Giustizia, ultimamente, non scherza più e ha definitivamente capito che la verità (che dovrebbe essere Dio davvero) non ha una data di scadenza. A ricordarlo, in un mercoledì sera televisivo che segna l'addio di Federica Sciarelli a Chi l’ha visto?, è stata la voce di Gildo Claps. C'è un fascicolo segreto, aperto da due anni dalla Procura di Potenza, ereditato da Francesco Curcio e oggi nelle mani di Camillo Falvo. L’ipotesi di reato, formulata al momento contro ignoti, fa tremare i polsi delle mani giunte: concorso in omicidio. Quella che per trentatré anni è stata la certezza di una famiglia spezzata, oggi ritrova la forma solenne dell'atto giudiziario. Perché Danilo Restivo – il feticista delle ciocche di capelli, il killer seriale condannato definitivamente a trent'anni in Italia per il delitto di Elisa e recluso oltremanica per l'assassinio di Heather Barnett – non può aver fatto tutto da solo. O meglio, non può aver beneficiato di un silenzio così perfetto, così geometricamente allineato, senza una trinità: coperture, protezioni e vigliaccherie.
I Carabinieri del Ris sono tornati in quel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità, avvalendosi di tecnologie che nel 1993 o nel 2010 non c’erano. Cercano tracce. Frammenti. Segnali o addirittura impronte di chi ha aiutato l’assassino. O di chi, più semplicemente, ha custodito il segreto di una tomba sospesa sopra le teste dei fedeli per diciassette anni. Le parole di Camillo Falvo? Eccole: ci sono casi che meritano una piena verità, al di là dell'aspetto prettamente giudiziario, per rispetto delle vittime e delle loro famiglie. E è proprio tra il codice penale e la ricostruzione storica che si inserisce mamma Filomena Iemma. Un racconto lucido, il suo, che attraversa quattro pontificati locali.
Trentatré anni (vi dice qualcosa quel 33 anni?) di porte sbattute in faccia. Ipocrisia. E incenso sparso a coprire l’odore di me*da. Dal vescovo Ennio Appignanesi, che si lavò le mani liquidando la Trinità come "la chiesa di don Mimì Sabia" – quel parroco di cui tanti ex ragazzi dell’oratorio (oggi adulti) si ricordano, quel parroco che negò persino una cassetta per i biglietti anonimi e le cui chiavi erano comodamente nelle tasche di Restivo – fino a monsignor Agostino Superbo e all'incomprensibile balletto sul ritrovamento del cadavere di Elisa Claps nel 2010, noto a mezza città ore prima che alla famiglia. Fino ad arrivare a Salvatore Ligorio, colpevole di aver riaperto al culto nel 2023 quel "museo degli orrori" senza aver mai pronunciato l'unica parola necessaria, purificatrice, doverosa: scusa.
L'istituzione ecclesiastica non l’ha fatto nemmeno nel 2026. Al di là delle eventuali responsabilità, ma anche solo semplicemente per aver custodito, pur senza saperlo, un corpo e troppi segreti. La Curia potentina, arroccata dietro il silenzio dell’attuale arcivescovo Davide Carbonaro, sceglie ancora una volta di non commentare. Cambiano gli uomini, mica i modi. Un atteggiamento che non è solo anacronistico, ma assume i contorni sinistri di un’omertà che troppo da vicino ricorda le dinamiche di una consorteria mafiosa. Se la magistrata Elisabetta Boccassini già nelle motivazioni di primo grado scriveva che Restivo aveva goduto negli anni di omertà e complicità, com'è possibile che la Chiesa Cattolica Romana continui a trattare il martirio di Elisa Claps come un fastidioso accadimento? Nel 2026, questa ostinazione dovrebbe essere pure un problema teologico. Oltre che un fallimento morale e antropologico.
Cristo predicava la misericordia e la confessione dei peccati come via per la redenzione; ma i sedicenti pastori continuano a essere pecore. A fare le pecore. Eppure adesso la Chiesa ha una grandissima, forse ultima, occasione di dimostrarsi autenticamente cristiana: liberarsi dai chiodi del silenzio, collaborare senza riserve con la Procura di Potenza e chiedere perdono a Filomena Iemma e Gildo Claps, quelli che hanno lottato con una fede più autentica di quelli che, invece, con la Fede ci si riempiono la bocca. Continuare a tacere, mentre i Ris rivoltano le macerie del sottotetto alla ricerca dei complici di Danilo Restivo, significa accovacciarsi ancora una volta dalla parte sbagliata della storia. Significa confermare che tra le mura della Santissima Trinità, per trent'anni, non ha albergato lo Spirito Santo, ma l’infamia. Elisa è rimasta lassù, al freddo, mentre sotto si celebrava l'eucarestia. Se la Chiesa non sa chiedere scusa per questo, allora davvero non saprà mai scusarsi di nulla.