In MotoGP la pausa estiva serve teoricamente a rinfrescare le idee e a far riposare i nervi, ma nei corridoi della Honda ha avuto l’effetto esattamente opposto: è cominciata la rivoluzione. Annunci ampiamente telefonati, operazioni dal sapore nostalgico e epurazioni tecniche dentro ai box: il colosso di Tokyo sta ridisegnando tutto con una frenesia che racconta, meglio di mille comunicati stampa asettici, la fame e l'urgenza di ritornare sui livelli che le competono.
Si parte dal capitolo legato alla malinconia. Al Gran Premio del Giappone, sul circuito di Motegi, in programma dal 2 al 4 ottobre, vedremo di nuovo in pista Takaaki Nakagami nel ruolo di wild card. Un rientro che sarà un addio in passerella casalinga con l'uscita di Nakagami in sella alla RC213V da 1.000 cc gommata Michelin che ha inevitabilmente il sapore dell'ultimo valzer anche per un'intera era tecnica, prima del passaggio ai motori da 850 cc, all'aerodinamica ridimensionata e al cambio di fornitore unico con le coperture Pirelli. Un test sul campo per raccogliere dati preziosi, certamente, ma soprattutto l'ultimo saluto a un pilota “allevato in casa” e a una tradizione che ha accompagnato la classe regina per decenni.
Poi c’è il segreto di Pulcinella che ha finalmente smesso di essere tale, trasformandosi in ufficialità: Fabio Quartararo vestirà i colori della Honda attraverso un contratto biennale che lo legherà alla casa giapponese fino al 2028. Che El Diablo fosse arrivato ai ferri corti con la Yamaha e avesse la valigia pronta verso l’altra sponda giapponese della MotoGP era noto. Ora la firma sul nuovo accordo chiude una storia durata sette stagioni, condita da un titolo mondiale nel 2021 e da un bottino personale di 11 vittorie, 32 podi e 21 pole position.
La vera notizia sta però nelle macerie umane e tecniche che questo trasloco si porta dietro nei box. Quartararo rompe infatti lo storico sodalizio con il capotecnico Diego Gubellini, compagno d'avventura fin dal debutto nella classe regina nel 2019. Al suo posto, nel box dell'ala dorata, il francese troverà ad attenderlo Christian Pupulin, tecnico di lungo corso e con alle spalle una carriera spesa a gestire gente del calibro di Jack Miller, Nicky Hayden e Andrea Dovizioso. Per non restare completamente scoperto sul fronte della telemetria, il pilota nizzardo si porta però da Iwata un elemento chiave come Ignacio Madurga, ingegnere specializzato nella gestione elettronica e nello sfruttamento delle gomme.
Infine c'è la complessa partita sui giovani talenti, dove la dirigenza HRC sta facendo un gran lavoro organizzativo per capire come e dove collocare “la merce” più pregiata. Messo sotto contratto con un accordo pluriennale David Alonso, a Tokyo non hanno ancora sciolto la riserva se vestirlo subito con la livrea del team ufficiale o se farlo passare prima dalla struttura satellite LCR guidata da Lucio Cecchinello. Il dubbio nasce dalle prestazioni del brasiliano Diogo Moreira, che al suo primo anno da rookie sta cogliendo punti con una regolarità impressionante, impreziosita dal sesto posto colto al Gran Premio d'Ungheria. Chiunque la spunti tra i due per la sella più ambita, però, Alonso si porterà comunque a casa il premio grosso dal punto di vista dello staff: Santi Hernández. Praticamente l’eredità di Marc Marquez. Qualora Moreira dovesse invece cambiare garage o conquistare la moto interna, per lui scatterebbe l'innesto di Andrés Madrid, ingegnere con un passato al servizio di Brad Binder e Enea Bastianini.