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28 luglio 2026

Caro Mancio, buona fortuna perché al timone della nuova (vecchia) Italia hai tutto da perdere

  • di Michele Larosa Michele Larosa

28 luglio 2026

Fallito il piano A, il piano B e pure il piano C, alla Nazionale non restava che la minestrina riscaldata con l'aggiunta di qualche spezia arabeggiante. Auguri Mancio, ti sei ficcato in un bel casino

Foto di: ChatGPT

Caro Mancio, buona fortuna perché al timone della nuova (vecchia) Italia hai tutto da perdere

RicoMancio da te. Il nuovo corso dell'Italia parte dal microonde. La minestrina, che tanto ci era piaciuta nel 2021, che poi ci era risultata indigesta nel 2022, arricchita con qualche spezia araba e riproposta anni dopo nel caos generale dell'estate italiana sperando che nessuno se ne accorga. Mancini allenatore e Claudio Ranieri direttore tecnico... insomma, non proprio il nuovo che avanza. Ed è paradossale che in Italia, una delle nazioni che sforna ed esporta più allenatori, trovare un commissario tecnico sia stato così difficile. Vuoi per i veti incrociati, vuoi per un po' di timore nei più “giovani”, vuoi perché i più importanti allenatori italiani - Conte, Allegri, Ancelotti - sono già accasati o non hanno la minima intenzione di buttarsi in quel ginepraio che è la Nazionale. Sì perché quello che in pochi stanno dicendo, è che Roberto d'Arabia si è ficcato in un bel casino.

Il ct Roberto Mancini
Roberto Mancini Ansa

Perché nonostante la disfatta (pre)Mondiale e la fuga verso i petroldollari l'immagine di Mancini in Italia era sostanzialmente rimasta quella positiva del grande artefice della nostra unica gioia calcistica post-2006.
Oggi arriva a guidare una Nazionale se possibile ancora più disastrata, povera di idee e di talento, in una Federazione che è una polveriera e con un tifo rassegnato. Ma lo avete notato che in Italia l'Italia non si tifa più? È sparita quella fremente attesa, quel tifo viscerale capace di unire il Paese almeno per novanta minuti. È rimasta solo la disillusione, la convinzione cinica che ormai “siamo questi” e che il nostro destino sia guardare gli altri vincere.

Mancini arriva a bordo del cammello con una spada di Damocle che già pende sul collo, quel Mondiale 2030 che è già spauracchio e allo stesso tempo imperativo categorico. Arriva soprattutto nell'illusione generale di essere la panacea di tutti i mali, il salvatore della Patria. Perché se ha funzionato una volta perché non potrà funzionare una seconda? Arriva sugli allori di un trionfo piuttosto fortunoso arrivato grazie a un grande gioco ma anche grazie a un allineamento planetario che ha portato a intercettare un picco generazionale irripetibile: Chiellini e Bonucci al loro canto del cigno, Jorginho al top con il Chelsea in lizza addirittura per il Pallone d'Oro, Chiesa e Spinazzola prima degli infortuni che ne hanno compromesso la carriera. Ora si può solo scendere.
Perché sì, ripartiamo da te, ma dobbiamo ripartire anche da tutto il resto. Che non sia la solita allucinazione collettiva, ma l'inizio di un percorso virtuoso e lungimirante, dai vivai in su.
E allora sì, Mancio: bentornato, ma bentornato in un ruolo che oggi assomiglia più a una condanna che a un'investitura. Buona fortuna, ne avrai bisogno più di quanta ne avessi nel 2018, perché stavolta a fare da rete di sicurezza non c'è più nemmeno il fondo del barile: quello lo abbiamo già scavato e ridipinto varie volte.

https://www.youtube.com/watch?v=_Iq-3VyRFzM

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