Nella testa di Lewis Hamilton, seppur continui a non dirlo ad alta voce, il sogno dell’ottavo mondiale già in questo 2026 continua ad esserci. Questione di numeri, semplici: in questa prima metà di stagione ha conquistato una vittoria, si è preso il secondo posto in classifica e, dopo un primo anno complicato, ha trovato la sua dimensione nell’universo Ferrari.
Lo si capisce già solo osservandolo, con degli atteggiamenti lontanissimi di quelli che si erano visti per buona parte del 2025: propositivo, carico, capace di caricarsi la squadra sulle spalle quando le cose non vanno per il verso giusto. Esattamente il contrario di ciò che si era visto la scorsa stagione. E poi, soprattutto, veloce in pista e capace di interpretare bene e fin da subito le peculiarità del nuovo regolamento tecnico.
Un qualcosa di assolutamente non scontato, viste le fatiche che tanti piloti hanno fatto o stanno facendo. Basti pensare alla situazione di George Russell, all’inizio di 2026 di Charles Leclerc o agli errori - quasi continui - di Max Verstappen. Hamilton invece, come Antonelli, sin dai primi giri in pista è riuscito a fare la differenza e a dimostrarsi in sintonia con la SF-26.
Fino a Spa aveva sempre sorpreso in positivo, cosa che non si può dire del fine settimana in Ungheria. Un GP partito con ambizioni di vittoria e chiuso invece con appena dieci punti raccolti, tra episodi sfavorevoli e strategie che non hanno funzionato. Eppure, nonostante il weekend storto, Sir Lewis non perde la fiducia, in parte legata al lavoro che sta facendo l’intera squadra: “So che i ragazzi si stanno impegnando al massimo per portare degli aggiornamenti. Stiamo portando degli sviluppi quasi ogni fine settimana. E continuiamo a spingere”, ha raccontato subito dopo la gara.
Budapest, quindi, l’ha lasciata comunque con un mezzo sorriso. Anche perché, a detta sua, il meglio deve ancora venire: “Penso che la seconda metà della stagione sarà ancora più forte da parte nostra e, di solito, è anche il periodo migliore per me. Sfrutterò questa pausa per ricaricarmi e cercare di tornare più forte, più in forma e mentalmente più preparato”.
Le carte, insomma, sembrerebbero esserci quasi tutte: la Ferrari, nonostante non sia la più veloce in pista, si è dimostrata competitiva e in crescita, così come il suo stato di forma. E alla fine, se alla pausa estiva ci si arriva da secondi in classifica e lontani sì, ma nemmeno anni luce dal primo, l’obiettivo non può che essere quello di vincere e ricucire il distacco. Ma perché il sogno dell’ottavo titolo smetta di essere solo un pensiero nascosto, Hamilton dovrà fare i conti anche con se stesso.
Il motivo è semplice: il vero ostacolo, più che la concorrenza, in certi momenti è stato lui stesso. Cinque penalità nelle ultime sei gare raccontano un problema che va oltre la sfortuna: Monaco per eccesso di velocità in pitlane, Silverstone per una falsa partenza, Spa per un incidente (l’unica piuttosto dubbia), poi le due arrivate proprio in Ungheria, tra impeding in qualifica ed eccesso di velocità nell'ultima sosta. Episodi diversi tra loro, ma con un denominatore comune: punti persi che, sommati, valgono già quanto una gara intera.
Lo stesso Hamilton lo ha ammesso senza girarci troppo intorno, riconoscendo che le ultime uscite non sono state all’altezza e che serve maggiore attenzione per evitare di finire di nuovo sotto la lente dei commissari.
Anche perché, un Mondiale non si vince accumulando errori del genere, soprattutto in una F1 così sorprendentemente tirata. La seconda metà dell’anno può davvero essere il suo periodo migliore, come dice lui. Ma solo se smetterà di regalare punti pesanti.