Stavolta, la Ferrari ha fatto tutto tranne che approfittare delle fatiche di Mercedes. Doveva essere il weekend di una possibile doppietta, iniziato con le SF-26 davanti a tutti e non di poco, ma alla fine davanti alla Scuderia ci sono nell’ordine una McLaren, una Red Bull e una Mercedes.
A passare per primo sotto la bandiera a scacchi è stato Lando Norris che, tolta la partenza in cui si è fatto sorprendere da Oscar Piastri, una volta passato in testa ha fatto tutto perfettamente, annichilendo gli avversari. Ottenuta la track position sul compagno dopo il pitstop, infatti Lando è incontenibile e centra la dodicesima vittoria in carriera dopo nove mesi di digiuno. Quasi sedici secondi di vantaggio su Max Verstappen, che si prende un podio insperato dopo una gara passata a maledire la sua RB22 e un sorpasso clamoroso in Curva 1 su Hamilton, poi un impressionante Kimi Antonelli che rimonta da settimo a terzo con una strategia azzeccata e, soprattutto, un ritmo da paura.
Le due Ferrari sono soltanto quarta e quinta. La prima è quella di Leclerc, nonostante sotto la bandiera a scacchi ci sia passato prima Hamilton, incappato nell’ennesima penalità rimediata negli ultimi sei weekend di gara. Cinque, per la precisione. Un dato che fa spavento e che, per uno come Sir Lewis, è inaccettabile. Perché è vero che alcune penalità sono state al limite, ma sulle ultime due non si discute: in qualifica l’impeding, che poteva essere evitato nonostante l’incomprensione col muretto, in gara l’eccesso di velocità in pitlane; troppe, con parecchie occasioni lasciate per strada.
Ma in Ungheria non è stato solo il sette volte campione del mondo a pasticciare, quanto l’intera squadra, l’unico top team a non salire sul podio. A fine gara, Frederic Vasseur non ha nascosto la delusione ai microfoni di Sky: “Quando fai doppietta al venerdì ti aspetti un risultato diverso, ma è andato tutto storto. Siamo stati gli unici a subire un sorpasso in pista da parte di Verstappen e abbiamo anche preso delle penalità”.
Tutto male, dice giusto Vasseur. E il bello, si fa per dire, è che si può ricostruire passo passo com’è che la debacle ungherese si è concretizzata. Si parte da una pista, quella di Budapest, tortuosa il giusto, dove la batteria pesa meno che altrove. Su questo tracciato la SF-26 al venerdì aveva fatto vedere un long run molto veloce, ma da lì in avanti è arrivata una sequenza di errori che si sono sommati uno all’altro fino a diventare un disastro completo.
Si comincia in Q3, quando il muretto decide di far uscire per il secondo tentativo Hamilton davanti a tutti, che in quel momento era il più veloce di tutti. Scelta di per sé sbagliata, ma poco dopo arriva l’altro errore pesante: nessuno avvisa Sir Lewis dell’arrivo di Piastri alle sue spalle e il pilota inglese si becca tre posizioni di penalità per impeding.
Poi si passa alla gara, dove la Ferrari sceglie di partire con gomma soft su entrambe le macchine, unica tra i top team a farlo. Hamilton supera Verstappen grazie a un undercut al pitstop, ma si addormenta e viene ripassato dall’olandese con una staccata da paura, in quello che resta l’unico sorpasso del GP tra le posizioni di vertice.
Le prime due soste, poi, hanno un timing sbagliato e lo rimandano in pista sempre appena dietro un rivale, con tempo perso ogni volta per tornare davanti. E come se non bastasse, l’ultimo stop — effettuato durante la Virtual Safety Car quando era secondo — lo costringe prima a restituire la posizione ad Antonelli, passato con qualche centesimo di anticipo sulla linea della Safety Car, poi gli costa una penalità di cinque secondi per eccesso di velocità in pitlane.
Il risultato è una magra quarta e quinta posizione al traguardo, con la squadra che ha pasticciato praticamente tutto il pasticciabile in un solo weekend. E va sottolineato come, stavolta, a non far bene è stato anche Leclerc con una partenza disastrosa — in cui perde tre posizioni — e un ritmo semplicemente più lento degli avversari. Dalla doppietta del venerdì a un Gran Premio fuori dal podio, quindi: quello che poteva essere un trionfo si è trasformato in un weekend di rimpianti, con una vittoria che era lì, alla portata, e che nessuno in casa Ferrari è riuscito ad afferrare.