Il tennis ha il suo marchese. Angelo Binaghi, come un novello Alberto Sordi, dice al calcio: "Io so' io, e voi non siete un cazzo". Tradotto: "Provate a chiedere all'opinione pubblica se oggi dobbiamo spostare l'orario noi o il calcio?". Il problema è il derby di Roma, al centro di una tragicomica disputa per gli orari con la finale delle Atp Finals, che si giocherà a pochi metri di distanza. E nel contendere si erge il marchese, sempre con il microfono a portata di ego: "Abbiamo un torneo che è parte di un circuito internazionale, c'è qui il supervisor dell'Atp che non credo possa spostare l'orario perché c'è un deficiente, come ha scritto anche il Corriere della Sera, che ha organizzato un calendario del calcio fatto con i piedi". Però poi dopo il bastone, la carota diplomatica: "Mi dispiace perché De Siervo e Simonelli sono due dirigenti seri, preparati e onesti. Io credo siano i migliori dirigenti del calcio attualmente, non credo siano stati loro i responsabili". Insomma, tutti amici ma la colpa di chi è? E nella grande disputa politico-sportiva per il predominio dello sport italiano c'è spazio anche per la teoria del complotto: "Ma che si sia fatto un calendario il giugno scorso mettendo il derby di Torino durante le Finals poi per fortuna anticipato, con un dialogo che io ho avuto con De Siervo, poi qui rimane la finale di Coppa Italia il mercoledì e il derby capitolino durante gli Internazionali, sono grandi coincidenze. Andreotti cosa diceva: a pensar male si fa peccato, ma a volte non si sbaglia".
Insomma, ormai il calendario della Serie A dovrebbe passare al vaglio della Fitp. Ma lasciamo perdere guerre e complotti, su Roma Binaghi può anche avere ragione, ma è insopportabile per come lo dice. La spocchia di chi ha il coltello dalla parte del manico, il tennis vince e l'Italia calcistica non va ai Mondiali da tre edizioni. Peccato che il nostro marchese della racchetta — o forse sarebbe meglio dire un sovrano assoluto, visto che è presidente della Fitp dal lontano 2001 — ha la corona, ma il suo scettro ha i capelli rossi e parla con l'accento di Bolzano. Sì perché, diciamocelo chiaramente, bene le riforme, le Atp Finals, il movimento: ma, caro Binaghi, se puoi fare il bulletto e il tennis è così popolare è tutto merito di Sinner. All'italiano non piace il tennis, lo dimostrano le presenze a Roma sui campi secondari mentre gioca il numero uno. All'italiano piace Sinner. Del resto in questo Paese funziona sempre così: appena nasce un fenomeno nazionale, diventiamo tutti parenti. Un po' come i marchigiani con Valentino Rossi. Se l'altoatesino fosse nato 10 km più su probabilmente oggi la finale sarebbe già stata spostata, con tante scuse e arrivederci. La verità è che agli italiani piace vincere, e se nascesse il dominatore assoluto del curling avremmo i palazzetti pieni. E allora Binaghi potrebbe anche andare in pensione, basterebbe una FIS, Federazione Italiana Sinner, lì sì che l'Italia si fermerebbe.