Mezzo milione di italiani farebbero carte false per andare agli Internazionali, ma pochissimi se lo possono permettere davvero. Il tennis, si sa, sta cambiando pelle. Da sport di nicchia, delle elite e dei guanti bianchi, è diventato un fenomeno di massa, un sport popolare. Il nuovo calcio proprio quando il calcio ha smesso di darci soddisfazioni. Merito di Sinner e gli altri italiani che con lui continuano a fare bene in praticamente ogni torneo. Secondo un sondaggio SWG, sette italiani su dieci seguono il tennis almeno occasionalmente. L'interesse televisivo è cresciuto del 50% in cinque anni.
E il Foro Italico ha metabolizzato questa esplosione in modo straordinario. Nel 2022 i paganti erano 230.277. Nel 2025 sono stati 393.051, per un incasso totale di 35,3 milioni di euro. Nel 2026, già prima del via, erano stati venduti 299.535 biglietti — l'11% in più rispetto allo stesso momento dell'anno prima. Un giorno ha fatto registrare oltre 40mila tagliandi staccati. L'evento si è espanso fisicamente: 21 campi totali, di cui 2 sul Lungotevere. E l'indotto? La Fitp, elaborando i dati con Boston Consulting Group, stima quasi 895 milioni di euro generati sul territorio nel 2025. Per il 2026, il presidente Angelo Binaghi punta al miliardo. Numeri da capogiro, ma parlare solo dei record significherebbe guardare il dito invece che la Luna.
Tutto bellissimo, ma provate a comprare i biglietti per la finale! 587 euro. È il prezzo minimo — minimo — per sedersi sul Centrale nella giornata più attesa. Il posto più economico disponibile, quello nei distinti. Per la semifinale serale si parte da 444 euro e si arriva, con calma, a 1.551. Le suite superano i 2.000. Roma, in questo, batte tutti: nessun altro Masters 1000 al mondo — né Indian Wells, né Miami, né Madrid — raggiunge queste cifre. Montecarlo, patria del lusso, ci si avvicina. Ma paragonando solo i prezzi del campo centrale per il secondo turno, a Madrid si paga quasi la metà.
Il costo dei biglietti a Roma sta diventando un problema, e per uno sport che è sempre più popolare lo è ancora di più. Vedere Sinner dal vivo, in uno dei due eventi tennistici rilevanti nel nostro Paese, è diventato un lusso. Ma se l'effetto Sinner riesce comunque a riempire il Centrale nonostante i prezzi esorbitanti, il problema è per le partite "minori", quelle per cui lo spettatore più generalista non è disposto a spendere. Sui social qualcuno ha fatto notare ad esempio come il match fra Naomi Osaka e Iga Swiatek, due campionesse Slam, si sia svolto in una cornice semideserta, e come questo molti altri match femminili. E mentre Sinner si allenava, attirando come una calamita tutto il pubblico disponibile con il più economico biglietto ground, a pochi metri di distanza si giocavano partite ufficiali davanti a tribune quasi vuote.
E poi fa specie la differenza con gli anni passati. Nel 2012 con 50 euro ti saresti accaparrato la sessione diurna del venerdì al Centrale, oggi con quel prezzo al massimo uno dei primi giorni di torneo. Certo, annate diverse, meno interesse, meno inflazione, ma la differenza è abissale.
Buonfiglio, il presidente del Coni, ha spiegato il meccanismo con la franchezza di chi sa come funziona il mondo: "È una legge di mercato, un evento devi anche coprirlo con le spese. Deve essere sostenibile". E ancora: "Evidentemente stiamo entrando in un meccanismo dove lo spettacolo deve essere pagato". Ma non staremo esagerando?