Andrea Pellegrino, pugliese classe 1997, arriva a Roma numero 155 del mondo e con la consapevolezza di doversela sudare. L’anagrafica lo vorrebbe in ritardo rispetto a molti colleghi, ma al tennis l’età interessa poco quando a comandare è la racchetta. Dopo le qualificazioni, il primo turno gli mette di fronte Luca Nardi, un incontro tutto azzurro che lo costringe a chiudere al terzo set. Approfitta poi del ritiro di Arthur Fils dopo appena quattro giochi, fiato risparmiato in vista della partita successiva, di quelle che sembrano perse in partenza. L’avversario è Frances Tiafoe, ex numero 10 del mondo e oggi numero 22, uno che sulla carta presenta più di qualche insidia. Ma si sa, è il campo ad avere l’ultima voce in capitolo. Il risultato finale dice 7-6, 6-1 a favore di Pellegrino, una vittoria inaspettata che va oltre i numeri e che segna il primo ingresso agli ottavi di un Masters 1000. Per assurdo, guardando al tabellone, Pellegrino trova il nome di Jannik Sinner. Un Sinner ormai re dei 1000, fresco di primato a Madrid, il primo nella storia a vincere cinque Masters 1000 consecutivi. Il secondo derby tricolore non è quindi uno qualsiasi, dall’altra parte della rete c’è il numero 1 del mondo. Per trovare un precedente tra i due bisogna guardare al 2019, finale del torneo di Santa Margherita di Pula, in Sardegna. L’epilogo fu un doppio 6-1 per Sinner, risultato di cui l’altoatesino non aveva ricordi, a differenza del ventinovenne pugliese. Niente da perdere quindi per Pellegrino, solo la voglia di misurarsi con chi ora è il giocatore più forte di tutti. Il peso della partita però si fa sentire, sul centrale del Foro Italico, palcoscenico che Sinner conosce fin troppo bene, casa sua fino in finale lo scorso anno, il campo del ritorno e dell’abbraccio dell’Italia dopo l’assenza per il caso Clostebol. Andrea Pellegrino Roma la conosce meno e accusa il colpo dell’accoppiata Sinner-Centrale, senza però farsi sopraffare. Il 6-1 subito in Sardegna sette anni prima è un lontano ricordo: salva due palle del 5-0 Sinner, conquista un game, poi un altro ancora. Il precedente è già migliorato, finisce 6-2.
L’inizio del secondo set è un’altra storia, sull’1-1 Pellegrino alza il livello e riesce a manovrare Sinner, aggiudicandosi il primo vantaggio della partita: 2-1 ottenuto a zero. È il primo a superare indenne la sconfitta subita nel primo set, mantenendo il servizio in entrambi i turni di apertura della seconda metà dell’incontro, qualcosa che non era riuscito né a Ofner né a Popyrin. L’equilibrio mancato nel primo set lo ritroviamo qui, per lo meno fino al 3-3, poi il punto di non ritorno: Sinner ruba il primo servizio del set all’avversario e si porta sul 4-3, allungando poi 6-3 e mettendo un punto al percorso romano di Andrea Pellegrino. Dopo lo strapotere dimostrato contro Alexei Popyrin, Jannik Sinner chiude così un altro incontro a senso unico. 1 ora e 28 minuti sono serviti al re del ranking per vincere il diciottesimo derby consecutivo e la trentunesima partita in un 1000, eguagliando la miglior striscia di successi mai registrata nei Masters 1000, fino ad oggi di Novak Djokovic. Sinner fa Sinner, vince facile ma riserva un pensiero all’avversario: un “grande Andrea” scritto sulla telecamera, un complimento per chi - nel grande schema delle cose - non è destinato all’impresa, ma che con i suoi ritmi, a Roma, ha scritto un capitolo indelebile della propria carriera.