“La differenza la fa il servizio”. Quante volte, da giocatori o semplici appassionati, abbiamo sentito questo mantra? È lo stesso che a Montecarlo ha tenuto banco per tutta la durata dell’incontro tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Un epilogo nervoso, caratterizzato da un gioco imbrigliato dal vento, una condizione sfavorevole per tutti, anche per gli assi del ranking, che non hanno potuto esprimersi come avrebbero voluto. Il servizio diventa così il protagonista inconsapevole di una finale che non vale solo un titolo 1000, ma anche la vetta della classifica. Jannik Sinner si prende Montecarlo e, con lui, anche il primo posto. Di fronte c’è un Carlos Alcaraz incredulo ma consapevole della grandezza di un ragazzo che gioca ininterrottamente da un mese, reduce da una trasferta americana che, se da un lato gli è valsa il Sunshine Double, dall’altro gli è costata un enorme dispendio di energie. La sua è una consapevolezza tale da portarlo a riconoscere – nel bel mezzo del primo set - ciò che gli mancava per superare il suo avversario: l’incisività al servizio. E badate bene, parliamo di un servizio, quello di Sinner, che ha a malapena superato il 50% di prime nella prima metà dell’incontro ma che, nei momenti cruciali, è tornato a farsi sentire. Un aspetto mancato invece allo spagnolo che, pur autore di ace e ottime prime, non è riuscito a garantire continuità nel loro dosaggio.
Quello che in America era stato uno dei colpi migliori dell’altoatesino, a Montecarlo si è presentato timidamente nei momenti di maggiore bisogno, in particolare nel primo set: una doppietta di prime al millimetro valide per il 4-4 e poi per trascinare il set fino al 6-6. Il risveglio si consolida nel tie-break, con Sinner avanti 5-2 per poi chiudere 7-5. Alcaraz, dal canto suo, fa della palla corta il suo nuovo credo, alternandola a colpi di potenza che vanno spesso e volentieri ad accarezzare le righe. Non è però tutto oro quel che luccica: dal terzo gioco in poi, al servizio, è costretto ad andare sistematicamente ai vantaggi. È comunque lui a realizzare il primo ace del match, a 12 minuti dall’inizio, nonostante qualche istante prima si fosse lamentato con il proprio angolo della scarsa efficacia. Al di là di questo, il primo set ha visto entrambi commettere un elevato numero di errori in lunghezza, complici le traiettorie rese variabili dalle folate di vento. Anche i rischi in risposta non sono stati pochi, con attese che spaziavano tra fondo campo, mezze misure e piedi vicini alla riga, soluzione – quest’ultima - che si traduce in punti assicurati solo a fronte di un impatto perfetto, cosa tutt’altro che scontata. Lo spettacolo non è comunque mancato, in una partita difficile da definire in maniera univoca proprio per le forze di causa maggiore in atto. Il tentativo, se proprio necessario, vira verso una lettura duplice, una sfida in bilico tra azzardo e pazienza, qualità indispensabili in giornate come quelle odierne dove il vento è più amico di chi sa aspettare. Lo dice anche Andy Murray, che su X si lascia andare a un commento spassionato di vicinanza ai colleghi, sottoposti a condizioni di gioco estremamente complesse. Il secondo set resta contrassegnato da errori gratuiti alternati a colpi da manuale, ma è stata la crescente lucidità di Sinner a fare la differenza. Sotto 3-1, il neo (e ritrovato) numero 1 al mondo ci ha portato ancora a scuola di tenuta mentale, confermandosi il più forte sul fronte psicologico. Il 6-3 finale testimonia il cortocircuito del talento di Murcia, incapace di ritrovare la quadra di fronte a un avversario che oscilla tra il ruolo di nemico e quello di ispirazione. A rete, Carlitos la prende con filosofia: “sul cemento, sull’erba, sulla terra”, dice a Jannik, lasciando intendere come, con il passare del tempo, la distinzione tra i due si stia assottigliando. Se Alcaraz mantiene un feeling maggiore con la terra, superficie sulla quale è cresciuto, Sinner dimostra di non voler restare a guardare.
Dal cemento rovente di Indian Wells e Miami alla terra del Principato, Sinner mette la freccia e si affianca a Novak Djokovic, finora l’unico capace di centrare la tripletta Sunshine Double-Montecarlo (2015). Il primo titolo su terra dell’italiano ha però ha un sapore ancora più dolce, poiché coincide con il ritorno sul tetto del mondo. Starà a Carlos Alcaraz dominare a Barcellona per provare a riprendersi lo scettro, in una stagione che, già così equilibrata ad aprile, non può che promettere sorprese nei mesi a venire. Viene spontaneo pensarlo, come viene spontaneo domandarsi se la vittoria di oggi rappresenti per Sinner una piccola rivincita per il Roland Garros dello scorso anno. Certo, l’arte espressa allora è lontana da quella vista oggi, condizionata dal vento, ma il confronto resta lecito e inevitabile quando il destino vuole la prima sfida Sinner-Alcaraz di quest’anno proprio su quella stessa superficie che un anno fa aveva fatto da palcoscenico a una delle finali Slam più memorabili degli ultimi tempi. La terra battuta del centrale Ranier III strizza così l’occhio a quella del Philippe Chatrier e, nel farlo, invita al sorriso. Quella del Masters 1000 monegasco non è stata una finale qualunque, ma piuttosto l’ennesima prova di rigore e disciplina, due ingredienti del tennis che trovano in Carlos Alcaraz e Jannik Sinner due interpreti di prim’ordine.