Ma perché Rafael Leao è diventato l'archetipo dello sportivo indolente, svogliato, fumoso? E, se a tratti può anche essere o essere stato vero, perché glielo si fa pesare dieci volte di più che rispetto agli altri? Eppure Leao è tra i migliori realizzatori della Serie A, il migliore del Milan, con meno presenze rispetto agli altri e a fronte di una stagione in cui ha giocato in un ruolo non suo e ha dovuto fare i conti con una pubalgia che ne ha limitato la caratteristica principale, lo strappo. Intanto continua ad essere il più chiacchierato, il più criticato, anche al di fuori dell'ambiente calcio. Lo ha usato come metro di paragone anche Adriano Panatta, per commentare la sconfitta di Carlos Alcaraz al terzo turno del 1000 di Miami contro Sebastian Korda. “Ve lo dico subito, Alcaraz a Miami ha perso male – ha detto l'ex campione alla Nuova Domenica Sportiva - Nei primi due set lo spagnolo non mi è piaciuto per niente. Sembrava quasi che ci facesse un favore ad essere in campo. Mi ha ricordato Leao, svogliato e senza la giusta grinta, è stato eliminato giustamente”.
Ma al massimo in comune con Rafael Leao Alcaraz ha la frustrazione per un periodo difficile. Aveva fatto scalpore la scorsa settimana la reazione al cambio del giocatore del Milan nella partita contro la Lazio. Un gesto di stizza per la sconfitta, per una prestazione oggettivamente sottotono, per non aver inciso abbastanza. Un gesto per cui, dopo la partita, è stato massacrato. Gli stessi sentimenti che Carlos Alcaraz aveva già esternato dopo la partita vinta soffrendo a Indian Wells contro il francese Arthur Rinderknech. “Contro di me diventano tutti Federer“ aveva detto con un sorriso sulla bocca che nasconde un filo di amarezza. Poi di nuovo ieri dopo la sconfitta con Korda: “Anche se Korda ha giocato, direi, al di sopra del suo livello abituale, io ero lì. Per le prossime partite, devo presumere che giocheranno così, anche se avrò le mie occasioni”.
Il tema è quello delle aspettative e pressioni: “Credo che i giocatori contro cui gioco non abbiano la stessa pressione che sentono di solito quando giocano contro altri giocatori e a dire il vero non è il massimo”. Gli stimoli dei giocatori che cercano di scalare il ranking, un'idea su cui è d'accordo anche Panatta: “Sinner e Alcaraz stanno dando nuovi stimoli a giocatori che hanno la loro stessa età. C'è un manipolo di giocatori alle loro spalle che ha voglia di contendere a questi due il trono di migliori al mondo, a cominciare dagli italiani come Musetti o Cobolli”.
Giovani arrembanti con poco da perdere. Intanto per Alcaraz o Sinner c'è sempre la condanna a essere i numeri 1, a vince e stravincere, e appena non succede parte il processo. Intanto proprio su Sinner Panatta chiude: "Nel tennis si può sempre perdere ma a Jannik accade meno che ad Alcaraz, questo è un dato di fatto".
Alla fine il filo che lega Carlos Alcaraz e Rafael Leao è proprio questo: le aspettative. Ogni partita “normale” per un campione diventa insufficiente, diventa un cosa, e forse è giusto così. Il destino di chi ha ricevuto talento e sa che non può permettersi di sprecarlo