Novak Djokovic l’aveva presa anche con ironia, questa finale. In conferenza dopo la vittoria con Jannik Sinner ha detto che l’azzurro “l'ha lasciato vincere”. È grato al suo corpo, Nole, che gli ha permesso di essere lì, a 38 anni, a giocarsi il venticinquesimo Slam della sua carriera contro Carlos Alcaraz, il miglior giocatore al mondo. Nel quarto set, secondo game, il serbo ha la battuta. Un rovescio si schianta sulla rete e la palla muore nel suo campo. Il pubblico mormora per l’errore che sembra il segno della resa. In quel game Djokovic annulla sei palle break e resta in partita. Il primo punto del game successivo lo prende Alcaraz su una risposta aggressiva di Nole. Lo fa sapere al numero uno al mondo e a tutta la Rod Laver Arena: non è finita. Carlos fa correre il suo avversario, alternando botte da fondo campo alle solite smorzate. Vince il game del 6-5 e urla al pubblico, che sta dalla parte di Novak. Alla fine il più giovane vince in quattro set: 2-6; 6-2; 6-3; 7-5. Alcaraz vince l’ultimo titolo che gli mancava per completare il Career Grand Slam. Il più giovane di sempre a riuscirci. A 22 anni quella formula, “il più giovane di sempre”, l’ha già sentita diverse volte.
Durante la premiazione la Rod Laver Arena fa sapere a Novak Djokovic che questa prestazione non verrà dimenticata. A 38 anni è arrivato fino in fondo, fermandosi solo di fronte a un fuoriclasse con 16 anni di meno. “Ci rivedremo ancora tante volte nei prossimi anni”, gli dice scherzando. Sarebbe stato più bello se a vincere fosse stato Nole. Non più giusto (la giustizia nello sport è concetto vago), semplicemente più bello. C’è anche Rafa Nadal in tribuna a guardare il vecchio rivale e il fenomenale compatriota. Lo ringrazia: “È stato un onore condividere il campo con te, un onore averti lì in tribuna”. Infine si lascia andare: “Chi lo sa cosa accadrà tra 6 mesi o 12. È stato un viaggio incredibile, grazie per avermi spinto fino a qui”. Parole che magari hanno un significato che non dipende dalla stanchezza del momento e la certezza che il gap fisico con Sinner e Alcaraz è incolmabile. Un viaggio iniziato prima dello Slam australiano. Uno come Novak Djokovic non lo vedremo più.