Sono passati i primi tre giorni di questa lunga e caldissima trasferta in Malesia, a Sepang, per i test che aprono la stagione. Oggi è giorno di riposo per i team, mentre i piloti ufficiali hanno cominciato ad arrivare in circuito per gli shooting con squadre e Dorna in vista della stagione 2026. Ci siamo presi una mattinata per mettere assieme le idee e riassumere il battesimo del campionato, da quello che abbiamo visto in pista a quello che abbiamo sentito fuori.
Come è andato lo shakedown
Per praticità, ma pure per una sorta di metodo Marie Kondo, abbiamo pensato di dividere gli argomenti del test in quattro categorie. La prima: i tempi. A chiudere davanti a tutti è Aleix Espargarò con la Honda, autore di un 1:57.173 e seguito da suo fratello Pol con la KTM in 1:57.299. Il che è positivo in un senso e non troppo in un altro, perché fermare così il cronometro significa aver ampiamente cercato i risultati, magari montando una gomma morbida di prima mattina - quando le temperature lo consentono e con la pista gommata da due giorni di lavoro - per poi spingere con qualche giro da qualifica. Quindi bene per il potenziale, meno bene se pensiamo che non tutti hanno avuto quest’urgenza.
La seconda categoria la dedichiamo all’impegno, in cui trionfano Yamaha e KTM. I blue, complice il fatto che rimangono l’unica squadra del campionato con concessioni di tipo D, hanno potuto schierare tutta la loro potenza di fuoco: Augusto Fernandez e Andrea Dovizioso per il test team, Fabio Quartararo e Alex Rins con il Team Ufficiale nonché, per finire, Jack Miller e Toprak Razgatlioglu con Yamaha Prima Pramac. Come ci ha raccontato in esclusiva Paolo Pavesio, Managing Director di Yamaha, la squadra è passata dall’avere due moto col V4 a portarne in pista dieci. KTM invece si conquista il posto grazie al fatto che, oltre a Pol Espargarò e Dani Pedrosa (Il test team più veloce al mondo?) ha schierato anche Mika Kallio con la MotoGP 850. Su questo però torneremo più avanti. Continuiamo invece con la rassegna sullo Shakedown e parliamo dei rookie accomunati da un passaporto esotico e il numero uno nel campionato di provenienza, nella fattispecie Diogo Moreira e Toprak Razgatlioglu: il brasiliano fa meglio (1:58.338), migliorando di circa un secondo al giorno, mentre il turco è relativamente più indietro (1:58.465) ma, come detto, si tratta solo di test, oltre al fatto che la pista per lui è assolutamente nuova. Ci sono quindi buone possibilità che nei prossimi giorni riesca a migliorare la sua situazione.
Ultima e fondamentale è poi la categoria di chi ha fatto uno Shakedown vero e proprio, quella degli italiani: Lorenzo Savadori con Aprilia e Michele Pirro con Ducati. I due si sono passati un gran numero di moto e novità, per lo più già provate ma non veramente ottimizzate fino ad oggi, candidandosi a stare davanti quando conterà davvero, cioè in gara. Per il momento i grandi favoriti tra i costruttori sono loro.
Il mercato piloti
Grande importanza in questi giorni l’ha avuta il mercato piloti, con Fabio Quatararo che avrebbe già firmato con HRC per 2027 e 2028 a cifre da capogiro. Da queste parti la diamo per fatta. Contestualmente, Yamaha avrebbe alzato il telefono per convocare Jorge Martín (anche questa da dare per buona) e Pecco Bagnaia (su cui abbiamo meno certezze). Al contempo è da dare per assodato anche il passaggio di Pedro Acosta al Team Ducati Lenovo. La sensazione è che il cambio di regolamento previsto per il 2027 abbia spinto forte in favore dei cambi di casacca, specialmente per quanto riguarda Honda e Yamaha. La realtà però rischia di essere differente: c’è da aspettarsi che chi va forte oggi andrà forte anche domani e viceversa, anche se un anno di sviluppo aiuterà sicuramente i giapponesi ad avvicinare le italiane.
Tutti questi movimenti di mercato hanno anche sollevato un po’ di polemiche per le tempistiche, perché di fatto non capita spesso di decidere buona parte dei contratti con le moto ferme. Per quanto ci riguarda potrebbe andare peggio: meglio due settimane di fuoco adesso per poi dare tempo e spazio alle corse piuttosto che salmodiare opinioni, ipotesi e indiscrezioni più o meno fondate da qui ad agosto.
La MotoGP 850 è già in pista e può andare più forte della 1000
No, non è una sparata. Per questi giorni, come vi abbiamo raccontato, KTM ha portato a Sepang Mika Kallio e l’ha messo alla guida della MotoGP 850, il prototipo che dovrebbe debuttare nel 2027. Ad essere interessanti sono soprattutto i tempi, specie l’1:58.807 fatto registrare alla fine del terzo giorno, tempo che va letto con due parentesi. La prima è che a guidare in quel giro, nonostante il trasponder indicasse il nome di Mika Kallio, era Pol Espargarò, mentre la seconda è che con la mille lo spagnolo aveva girato solo un secondo e mezzo più veloce. Immaginiamo, però, che un altro anno di sviluppo porterà il nuovo prototipo a un secondo dall’attuale MotoGP e che Pirelli stia entrando nel campionato con l’obiettivo di migliorare i tempi fatti segnare da Michelin. Impossibile? No, basta vedere cosa successe tra il 2007 e il 2011, quando la MotoGP introdusse i motori da 800 cc per far fronte alla crisi economica. Ed è vero che stavolta ci sarà da rinunciare agli abbassatori e all’aerodinamica, ma va anche considerato che all’epoca il taglio di cilindrata fu del 20% mentre nel 2027 si fermerà al 15%. In sintesi: niente miracoli per la sicurezza, niente riduzione dei costi. Probabilmente migliorerà lo spettacolo in pista, anche se ci sarebbero state diverse maniere per rendere l'operazione meno dispendiosa.