Detto, fatto. Prima Marco Bezzecchi, poi, dopo qualche ora e qualche interruzione di troppo per via della pioggia che ha spezzato in più frammenti la finale di Miami, Jannik Sinner trionfa anche sul cemento della Florida e conquista il suo storico e stoico Sunshine Double. L’inno italiano risuona forte sul circuito di Austin, dove Bezzecchi ha portato in alto il Tricolore per il secondo primo posto sul podio di giornata che aspettava soltanto l’impresa dell’altoatesino per concludere in bellezza poco meno di ventiquattr’ore da memoriali per il Bel Paese. Volendo soffermarsi su Jannik, il tennista di San Candido ha ancora una volta sottoscritto un altro record: dei sette tennisti che dal 1985 a oggi hanno conquistato, prima di lui, il Sunshine Double nessuno era riuscito a farlo senza perdere anche un solo set. Jannik sì: tra Indian Wells e Miami, non ha mai perso un set nelle dodici partite giocate. Impresa in cui non era riuscito neppure Novak Djokovic che degli otto tennisti a mettere a segno la doppietta statunitense è quello ad averne vinti di più e anche in sequenza. Ma torniamo alla cronaca. Oltre alla difficoltà di passare dalle condizioni fisico-climatiche di Indian Wells a quelle di Miami, l’italiano ha anche superato le insidie psicologiche che dopo l’Australia lo vedevano arrivare negli States non certo da favorito, vedendolo invece salutare il nuovo mondo con una doppietta che lo rilancia fortemente per l’attacco al numero uno della classifica Atp, Carlos Alcaraz. Lo spagnolo ha decisamente perso terreno rispetto all’azzurro che ora è a 1190 punti: 13590 per Carlos, 12400 per Jannik, che può salutare il cemento in vista di una nuova lunghissima corsa sulla terra per riprendersi lo scettro.
Profetico in tal senso è stato l’ex tennista Paolo Bertolucci che sulla Gazzetta aveva scritto di un Sinner capace “di riuscire, nei momenti importanti, ad alzare l’asticella del proprio gioco” ed esprimersi ad altissimi livelli anche quando il livello altissimo sembra fuori portata. Anche contro il ceco Lehecka è andato in scioltezza e in un’ora e 33 minuti di gioco, al netto dell’interruzione di un’ora e 28 minuti tra primo e secondo set, l’azzurro inanella la 17esima vittoria consecutive a livello di 1000 e conquista il 26esimo titolo in carriera che fa da “apripista” ad una stagione appena cominciata. Il successo su Lehecka ha difatti riaperto la corsa alla posizione numero 1 del ranking Atp appunto, una rincorsa che, come faceva notare ieri lo stesso Bertolucci, Sinner dovrà decidere come proseguire nella stagione della terra rossa. Montecarlo, Barcellona? Madrid? Quale sarà la città giusta dove insidiare ancora Carlos Alcaraz, prima del grande duello di Roma e Parigi? Il focus è ovviamente sui Grandi Slam quindi su Parigi, senza dimenticare Roma, tappa alla quale, da buon italiano, Sinner tiene tantissimo. Specie perché, Jannik ne è consapevole, come ha predetto Bertolucci, “il numero 1 è la conseguenza dei successi, della partite giocate”. L’unico neo, per l’appunto, è la possibilità di tenere questo ritmo. Il primo dubbio, scrive ancora Bertolucci, è: “Giocherà a Montecarlo?”. Sinner è reduce da un mese sul cemento americano, passando da una costa all’altra, che ti toglie il sangue e ti consuma sotto tutti i punti di vista. Potrebbe presentarsi a Montecarlo, Roma e Parigi, oppure saltare il Principato e concentrarsi subito su un richiamo di preparazione e sul passaggio alla nuova superficie. La terra, storicamente, non è quella che sceglierebbe per giocare il match della vita. Lo farebbe indoor, o in alternativa punterebbe sul cemento e sull’erba”.