Metti le leggende della MotoGP tutte intorno allo stesso tavolo, per una cena. Il risultato non può che essere devastante. È successo davvero e, per l’occasione, il Motomondiale ha riunito Valentino Rossi, Daniel Pedrosa, Casey Stoner, Jorge Lorenzo, Freddie Spencer, Kevin Schwantz e Giacomo Agostini, per un totale di ben 23 titoli mondiali nella topclass. A orchestrare il tutto ci sono Carmelo Ezpeleta, CEO di MotoGP Sports Entertainment Group (ex Dorna), e suo figlio Carlos, ma la verità è che a un tavolo del genere sono gli ospiti a dettare ritmo e argomenti.
Si inizia col botto: Rossi e Pedrosa che discutono di quel titolo che a Dani in MotoGP è sempre sfuggito. Ci è arrivato vicinissimo nel 2013 contro Lorenzo, poi nel 2014 contro Marquez, ma anche nel 2010 quando a fermarlo fu un infortunio subito a Motegi e nel 2006, addirittura al debutto in MotoGP, quando a mettersi di traverso fu un finale di stagione complicato, segnato pure da una caduta rocambolesca con Hayden - campione a fine anno - in Portogallo.
Proprio di quell’episodio, vent’anni dopo, Dani sembra ancora incredulo: “Ti giuro che non ho fatto niente di diverso”, spiega a Valentino. “Il giro prima ero davanti, poi mi ha sorpassato. Il giro dopo ho frenato allo stesso modo, ma la moto diobò [sì, lo ha detto proprio alla romagnola, ndr.] non si fermava. Ho sbagliato perché invece di andare all’esterno per evitarlo sono andato all’interno, ma c’era la buca, la moto ha sobbalzato e lì ciao”.
La camera gira poi su Lorenzo e Stoner. “Stavi soffrendo più di quanto ti stessi divertendo gli ultimi anni, vero?”, afferma Jorge verso Casey, che risponde: “Volevo solo essere felice guidando le moto. Mi sono sempre detto ‘Non sei qui per diventare ricco o famoso, sei qui solo perché ti piace guidare’. Ma le moto non mi piacevano più, non avevo più il controllo totale con quella caz*o di elettronica. E quindi ho deciso di smettere”.
Una decisione che lasciò in tanti a bocca aperta, con la MotoGP che in un attimo perse uno dei suoi simboli. Stoner, il pilota tutto istinto, quello che a inizio sessione entrava dentro e sbatteva la moto da una parte all’altra senza paura, con una naturalezza inimitabile. L’opposto di Lorenzo, un Martillo che migliorava curva dopo curva, arrivando gradualmente all’assoluta perfezione. E non a caso, conversando Stoner dice un qualcosa che racchiude tutte le capacità del Jorge avversario: “Ho imparato tanto da molti piloti, ma da te niente. Non c’era nulla che potessi replicare, non riuscivo ad essere costante come te e arrivare al tuo risultato in termini di guida”.
A questo punto, la camera torna su Rossi e Pedrosa. Si parla di infortuni e tra i due il curioso è Valentino che, dopo aver dichiarato di non aver mai sofferto di ‘arm pump’, problema che invece ha tormentato Dani, gli chiede com’è che si allenava: “Non guidavo troppo, avevo sempre paura di farmi male”, ammette lo spagnolo. “Un po’ di cross e un po’ di Motard, ma solo quando sentivo mi mancasse qualcosina. Altrimenti casa, palestra e bici”, spiega prima di rivelare un aneddoto singolarissimo.
“In moto ho fatto tanto per essere forte sul bagnato. Nel 2008, al Sachsenring, mentre ero in testa sono caduto e mi sono detto ‘Ok, perdo sempre il campionato perché c’è una gara bagnata e devo andare al limite’. È lì che ho iniziato col Motard. Il primo giorno in pista esco e cado subito, dopo un po’ finisco per terra un’altra volta. Abbiamo capito che non potesse essere una strada. E allora con Puig [Alberto, manager di Honda, ndr], quando pioveva, prendevamo le moto da Motard e facevamo su e giù per le strade di montagna. Con noi avevamo solo i soldi per la benzina. Da lì ho capito come migliorare”.
Fa strano sentirlo dire: un pilota di MotoGP, una volta campione del Mondo in 125cc e due volte in 250cc, che per migliorare fa su e giù cercando di adattarsi a un asfalto scivoloso, a delle condizioni sempre variabili. E infatti, tutti rimangono sorpresissimi.
Poi arriva la domanda delle domande, che mezzo mondo si è chiesto dal 2021. Dani guarda il Doc e gli chiede: “La MotoGP quando la riprovi?”. La risposta è secca: “Mai. Un sacco di gente me lo chiede, ma non mi manca, non ho voglia di provarla. Però con la R1, l’R6 o con le Ohvale giro, mi alleno con i ragazzi”.
L’attenzione si sposta quindi sull’Academy, con Lorenzo che picchia duro dopo avergli chiesto come aiutasse i suoi ragazzi, lui che da quest’anno è diventato coach di Maverick Viñales: “Secondo te al momento chi è il più forte?”, domanda. Rossi non ha dubbi: “Quello più in forma è Bezzecchi”. E Pedrosa replica: “Lui mi ha sorpreso, non pensavo che passando da Ducati ad Aprilia potesse essere così veloce”. Valentino, allora, riprende la parola: “È quello che si allena di più anche al ranch, è molto concentrato, vuole vincere. Fino all’anno scorso anche Pecco, ma lui ha fatto un bel lavoro. L’unica cosa è che l’Aprilia va un po’ meno della Ducati. E poi è anche uno molto sensibile nel dare le indicazioni nonostante abbia una guida molto aggressiva”.
Sempre su Bagnaia, poi, aggiunge: “Pecco…purtroppo adesso è un po’ perso. In frenata e in entrata l’anno scorso [2024, la cena è stata svolta nel 2025, ndr.] era molto forte, adesso ci mette molto tempo. Non è più un tutt’uno con moto. È strano, io penso che, quando arriva Marquez che va subito così forte, psicologicamente non è facile”.
Lorenzo, quindi, sottolinea come Pecco gli somigli sotto l’aspetto del dover avere sempre tutto sotto controllo per andare veloce, al contrario di Marc, e Valentino conferma aggiungendo un dettaglio importante: “È uno molto preciso, ha una guida molto pulita. Il problema più grande [rispetto a Marc, ndr] è che Pecco finisce la gomma, invece l’anno scorso era bravissimo gli ultimi giri”. A chiudere, prima dei saluti e delle foto di rito con tanto di medaglia al collo, ci pensa Agostini: “Io penso che per lui sia tutta questione di testa. È giù di morale”. Al di là di ogni discorso o tema affrontato, va detto: stavolta è stata la MotoGP a fare il cinema.