Il Direttore Generale di Ducati Corse scende dalle piste da sci composto, elegante. Prima di andarsene, dopo le interviste, beve un bicchiere di rosso, come a dire che se non insegnasse al mondo come si vince in MotoGP potrebbe insegnare a noi lo stile. Eppure Gigi Dall’Igna pensa alle corse giorno e notte mettendo al centro la prestazione, il miglioramento, la strategia. Un approccio quasi ossessivo che lo ha portato, per il 2026, a spingere moltissimo sullo sviluppo della moto che poi verrà accantonata a fine stagione per far spazio al nuovo regolamento tecnico. Gli abbiamo chiesto dei suoi piloti, del mercato, della frecciatina di Massimo Rivola e di Pecco Bagnaia. Lui parla di tutto più o meno apertamente anche se la risposta da stampare ce la regala quasi subito, quando gli chiediamo se l’intelligenza fa la differenza in un pilota: “L’intelligenza fa la differenza sempre, anche nei piloti”. Ecco, questo è Gigi Dall'Igna.
Il più elegante della compagnia, qui a Madonna di Campiglio.
“Diciamo che mi diverto a sciare. Con la famiglia, con gli amici… è un ambiente in cui mi trovo a mio agio”.
Adesso ricomincia la stagione: come hai trovato i tuoi piloti?
“Entrambi bene devo dire, hanno voglia di ripartire e di risalire in moto, chi per un motivo e chi per un altro. C’è un bel clima con tutte le persone della squadra, compresi i piloti. Direi che partiamo col piede giusto”.
Lo scorso anno, quando ci avevate parlato di un buon rapporto tra Marc e Pecco, non vi avevamo proprio creduto. Eppure nel corso della stagione questa cosa si è vista molto.
“Sai, sono entrambe persone estremamente intelligenti e sanno cosa devono fare”.
Il fatto che un pilota sia intelligente fa la differenza?
“L’intelligenza fa la differenza sempre, anche nei piloti”.
Una grande risposta. A proposito della moto invece, Davide Barana ci ha parlato molto della Desmosedici GP26. Ci ha raccontato di un airbox differente, di un nuovo abbassatore, di quello che poterebbe essere un mass dumper aggiornato, aerodinamica nuova… avete lavorato tantissimo o è solo Davide ad essere stato più loquace del solito?
“Diciamo che abbiamo lavorato tanto, anche se come sempre sono solo delle idee. Funzionano sulla carta, bisognerà vedere se funzioneranno anche quando metteremo le ruote in pista coi test di Sepang prima e quelli in Thailandia poi, che come al solito saranno veramente importanti”.
Avete dato l’impressione di volervi riprendere un po’ di quel terreno che gli altri costruttori vi hanno portato via nel 2025.
“L’anno scorso avevamo fatto la scelta tecnica di non evolvere troppo la moto perché eravamo consci di avere un margine abbastanza importante rispetto alla concorrenza e quindi non serviva rischiare. Perché chiaramente ogni cambiamento si porta dietro dei rischi che sono difficilmente valutabili quando uno può provare solamente in poche piste come è di fatto l’attuale regolamento in MotoGP. Quest’anno sicuramente vogliamo fare qualcosa di diverso, provare a spingere un po’ di più sull’evoluzione della moto: vediamo a cosa porterà”.
Questa MotoGP da 850 gommata Pirelli cambierà molto o poco gli equilibri tra i costruttori?
“Diciamo che un cambio tecnico - e soprattutto un cambio di costruttore di gomme - si porta dietro un gran rimescolamento di carte. È chiaro che chi ha più cultura della moto parte avvantaggiato, anche se evidentemente chiunque all’inizio potrà pescare la carta migliore del mazzo”.
Cultura e dati. A questo proposito avete passato un primo anno con sei moto invece di otto: una differenza grande o piccola?
“Diciamo che otto o sei moto non fanno così tanta differenza. C’è una differenza dal punto di vista economico, perché comunque poter contare su dei ricavi derivati dal noleggio delle moto è sicuramente importante, però sia dal punto di vista tecnico che per la crescita dei piloti, che è uno degli aspetti fondamentali per cui vogliamo avere team satellite, direi che con sei moto ci riusciamo tranquillamente lo stesso”.
A proposito di piloti: Massimo Rivola ci ha regalato una soffiata, dicendo che secondo lui Pedro Acosta è già in Ducati con Marc Marquez.
“Eeeh. Lui può dire e pensare quello che vuole, la realtà è che in questo momento noi stiamo puntando a chiudere l’operazione Marc Marquez, come avevamo fatto con Pecco nel 2024 quando era campione del mondo in carica. A quell’epoca rinnovammo il contratto con lui prima dell’inizio della stagione e l’obiettivo è esattamente quello”.
Anche prima di Sepang?
“Stiamo lavorando, non so ancora quando riusciremo a chiudere tutti i tasselli della negoziazione, però l’obiettivo è quello di farlo prima dell’avvio del mondiale”.
E con Pecco vi darete cinque, sei gare? Oppure magari al Mugello?
“Una volta chiuso il primo penseremo al secondo”.
Quindi è proprio vero che una volta sistemato Marc si inizieranno a muovere gli altri. Questa storia di Pedro Acosta che firma sotto Natale…
“Ripeto: credo che sia abbastanza normale che essendo il campione in carica, soprattutto per noi che ce l’abbiamo in casa, sia il pilota più importante con cui chiudere”.
Marc Marquez vi ha portato la triple crown e un successo strepitoso che forse non ebbe neanche nel 2014, quando vinse 10 GP consecutivi. La sua scommessa, insomma, l’ha vinta. Non si parla altrettanto del fatto che anche tu hai vinto la tua: prendere Marc in quel periodo è stato un grosso azzardo, anche se ora sembra di no.
“Come ho sempre detto non è stata una decisione facile, anzi. È stata sofferta sia dal punto di vista tecnico che umano. Poi purtroppo le decisioni vanno prese e onestamente sono stato contento di aver preso questa. Poi che si parli o meno della mia vittoria o no… onestamente quello che importa a me è portarmela a casa”.
Non capita sempre di lavorare con uno come Marc Marquez: ti senti mai un po’ privilegiato a lavorare con lui?
“Diciamo che ogni stagione si porta dietro un pilota che è poco o tanto superiore rispetto a tutto il resto della griglia. La realtà è che in questo momento Marc sta facendo una differenza importante”.
E che pensi di David Alonso? È un bel fenomeno anche lui?
“David Alonso è un bel pilota, è un bel ragazzo: intelligente, secondo me, educato… ed è sicuramente uno dei piloti che mi piacerebbe avere, anche se penso che sarà molto complicato”.
Mi pare di aver capito che i giapponesi si stiano presentando sul mercato con delle valigie piuttosto cariche.
“Loro hanno sicuramente qualche aspetto importante su cui noi invece non possiamo certamente contare. Noi abbiamo altre… come dire, altre carte da giocare”.
Come vedi l’introduzione delle radio?
“Sinceramente ancora non lo so, non mi sono ancora fatto un’idea precisa sul fatto che potrebbero essere una distrazione per il pilota o se invece possano essere utili”.
Pensi che ci sarà un momento, in questo campionato, in cui potrete tirare il fiato?
“Direi che quest’anno il campionato sarà difficile, dovremo essere concentrarti fini alla fine. Io vedo tutti i nostri avversari a un livello veramente alto. Credo che tutti possano complicarci la vita”.