“Non ho tempo da perdere”. In The road to redemption, il documentario pubblicato da Dorna sui tentativi di ritorno alla gloria della Yamaha, Fabio Quartararo si lascia scappare questa frase nel bel mezzo di un discorso in cui, invece, prova a dire di voler restare fedele al marchio, di sentire che la sua storia è stata e dovrebbe continuare a essere con Yamaha e tutte quelle cose lì in “Pilotese classico” che si dicono sempre. Soprattutto a tiro di microfoni e telecamere. Quella frase sfuggita, però, non è un lapsus. Non è una affermazione messa lì giusto per condire con un po’ di piccante. E’ l’ammissione di una storia d’amore e sportiva arrivata all’ultimissimo atto. Quella frase, tradotta dal pilotese all’italiano, significa “è molto probabile che vada via perché voglio vincere”. Quartararo e Yamaha si affretteranno a smentire, ma la sensazione è che il 2026 sarà l’ultimo anno del francese sulla M1. E nessuno, al momento, sta piangendo. Perché Quartararo - che i soldi li ha scelti una volta e adesso intende guardare solo alla gloria - vede la prospettiva di un futuro meno frustrante e Yamaha, dalla sua, vede la prospettiva di un presente con meno pressioni e più tempo per lavorare su un progetto che è totalmente nuovo e su un sogno: vestire Pecco Bagnaia di blu per il 2027.
La nuova stagione deve ancora cominciare, ma è comunque già il 2027 l’argomento sul tavolo di manager, piloti e team. A scatenare tutto è stato, senza volerlo e forse senza neanche rendersi conto fino in fondo della rivoluzione a cui ha dato vita, Marc Marquez. Non perché le sue scelte per il 2027 hanno innescato una serie di movimenti a catena, ma prima ancora per la scelta che ha fatto alla fine del 2023, salutando Honda e interrompendo un contratto faraonico per garantirsi una modo che gli permettesse di vincere. Quello è stato, piaccio o no, anche il giorno in cui tutti i piloti hanno capito che da lì in poi si sarebbero ritrovati davanti a una scelta: o i soldi o la gloria.
Fabio Quartararo, in quegli stessi giorni, scelse la gloria, accettando il contratto da circa venti milioni di Euro che Yamaha gli aveva proposto. Ma ora, con la vita più che sistemata e la consapevolezza che gli anni sono due in più, sarebbe disposto alla scelta opposta. La stessa scelta che ha già fatto capire in ogni modo di voler fare anche Pedro Acosta, che tra un assegno con tanti zero e una moto che va forte non ci penserebbe mezza volta a fiondarsi sulla seconda. Lo spagnolo della KTM, come noto, ha già un piede in Ducati (rossa o gialla) e il riferimento per gli austriaci diventerà Maverick Vinales. Questo fa sì, però, che le squadre che hanno moto competitive possono, di contro, permettersi proposte economicamente molto più basse rispetto agli altri. Insomma: se vuoi la mia moto questa è la cifra che possiamo darti, margini per trattare non ci sono perché dietro di te c’è la fila.
Ormai è così che funziona. E ci sta. E’ la rivoluzione innescata da Marc Marquez. Quello stesso Marc Marquez che, stando al chiacchiericcio di un paddock in volo verso i test della Malesia, potrebbe anche aver bissato la sua scelta del 2023, chiudendo le porte alle offerte faraoniche che sarebbero arrivate da Honda per accettare un ritocco dell’ingaggio da Ducati e arrivare in rosso fino alla fine del 2028. A scegliere tra gloria o soldi, se Marc Marquez resterà davvero con Ducati, dovrà essere anche Pecco Bagnaia. Yamaha bussa alla sua porta con una dote importante in mano già da oltre un anno e Ducati, verosimilmente, si mostrerà disposta a proseguire insieme con il pilota piemontese in cambio di un consistente ritocco, al ribasso, dell’ingaggio.
La stessa cosa, viste quelle che ormai sono le dinamiche della MotoGP, potrebbe farla Aprilia con Jorge Martìn. A Noale lo spagnolo è ben voluto, ma è chiaro che sapere di un Fabio Quartararo potenzialmente sul mercato e disposto a accontentarsi di uno stipendio “umano” consente a Aprilia di trovarsi in una posizione di forza non indifferente. E anche Jorge Martìn, manco a dirlo, dovrà scegliere tra soldi o gloria.