A furia di dire che la due giorni di test della Superbike a Jerez sarebbe stata il termometro della stagione, il termometro, quello vero, s’è messo di traverso. Temperature basse e pioggia, infatti, con poche certezze acquisite. Pochissime - tra acqua, chiazze d’umido, vento, bandiere rosse implicite – ma sufficienti a capire che aria tirerà davvero. In totale, poco più di cinque ore di asciutto sommate tra Day1 e Day2. Eppure, dentro il caos andaluso, un paio di messaggi sono stati chiarissimi. Il primo messaggio non ha sorpreso nessuno: Nicolò Bulega. È bastato che scendesse in pista, dopo aver saggiamente saltato il primo giorno, per rimettere tutti in fila. Ventiquattro giri, una scivolata alla curva 5 – la stessa che a ottobre aveva quasi riscritto il finale di stagione – e un 1’39”331 che, preso in valore assoluto, conta poco. Ma il modo in cui è arrivato quel tempo, la naturalezza con cui la Panigale V4 R 2026 sembra tutta una cosa col suo pilota, raccontano molto più del cronometro. Jerez è casa sua? Sì, ma non è solo una questione di circuito amico: è la sensazione di un progetto che parte già maturo, con un pacchetto tecnico che non chiede rivoluzioni ma solo rifiniture. Senza Toprak e senza un vero antagonista dichiarato, oggi Bulega è l’uomo da battere. Punto.
Il secondo messaggio arriva dal bagnato e è firmato dall’unico che forse può avere il polso destro, e la moto, per mettersi di traverso rispetto a un copione che sembra già scritto: Danilo Petrucci. Finché è venuta giù pioggia, c’è stato un solo re. Il Day1 lo ha visto dominare con la BMW M 1000 RR come se fosse la cosa più naturale del mondo, confermando una vecchia verità: quando le condizioni diventano difficili, Petrucci sovrasta tutti. La moto tedesca, almeno sull’acqua, sembra avergli restituito un gran feeling e l’ha anche detto. Sull’asciutto, però, il discorso è rimandato. Il diciassettesimo posto del secondo giorno ha infatti chiarito che l’adattamento sarà lungo. Il potenziale c’è, la struttura BMW è quella che ha appena vinto due titoli, ma serviranno chilometri veri. Finché il cielo resta grigio, Danilo può infastidire chiunque. Quando si asciuga, per ora, no.
Dietro ai due italiani, Jerez ha comunque raccontato una Superbike meno immobile di quanto si temesse. La Bimota-Kawasaki è apparsa finalmente credibile: Alex Lowes a 119 millesimi da Bulega è un segnale forte. Bassani, invece, è ancora in fase di risalita dopo un 2025 complicato. Yamaha ha trovato in Xavi Vierge un riferimento sorprendentemente rapido, con Locatelli e Manzi subito dietro a lavorare più di fino che di forza. Honda, affidata al Rea collaudatore, vive di speranze più che di certezze, ma almeno sembra aver smesso di girare a vuoto. E poi, ultimo ma non ultimo, Jerez ha lasciato intendere pure che ci sarà da tenere d’occhio quell’Iker Lecuona che sulla Ducati ufficiale ci si è ritrovato quasi per caso, ma che potrebbe presto diventare per Nicolò Bulega ciò che lo stesso Nicolò Bulega è stato, un paio di anni fa, per Alvaro Bautista dentro lo stesso box. Nessuna notizia, invece, da Andrea Iannone e il suo Cainam Racing.
E le moto? Tutte bellissime, ma, non ce ne vogliano i vari designer, a tornare da Jerez con il titolo di carena più bella ci ha pensato Enea Bastianini. Sì, era lì anche lui come la comparsa che nessuno si aspettava: Venticinquesimo, con una Panigale V4 Stradale aliena e tuta KTM, e oltre tre secondi da Bulega, per un allenamento senza forzare troppo. Viene da chiedersi se la presenza dell’italiano sia stata, però, anche un messaggio, neanche troppo nascosto, di uno che osserva, assaggia, prende appunti. E magari programma il futuro.