Il tempo è sempre sia risorsa che obiettivo nel motorsport. Il tempo, però, a volte è anche la storia e non solo il cronometro e è da lì che Yamaha ha deciso di ripartire. L’annuncio della collaborazione con VR46 Racing Apparel, del brand ambassador Valentino Rossi, e le due collezioni “Yamaha Ambassador” e “Yamaha Heritage” sono una dichiarazione di identità, un modo per ricordare che c’è stato un tempo in cui Yamaha ha saputo essere un’idea folle. E che quell’idea può ancora guidare il futuro. L’heritage, in particolare, con il richiamo agli anni 2008-2009, sembra il tentativo modaiolo di costruire una narrativa di continuità mentre la casa affronta la più profonda trasformazione della sua storia moderna: il passaggio al motore V4.
Sì, il progetto Yamaha MotoGP 2026 è una rivoluzione: la scelta di abbandonare il quattro cilindri in linea e concentrarsi sul nuovo motore V4 è un cambio riguarda la filosofia prima ancora che la tecnica. È un passaggio, però, che richiede tempo. Quel tempo che, come detto all’inizio, è risorsa e obiettivo, ma che in MotoGP è anche un lusso che quasi mai ci si può concedere. Soprattutto se ci si chiama Yamaha, si ha la storia che si ha, ma si è ultimi tra i costruttori. Ok, il documentario “Road to Redemption” ha racconta un’azienda che sta ricostruendo i propri processi, aumentando gli ingegneri in Europa e cercando un equilibrio tra l’ingegneria giapponese e la flessibilità europea. È un tentativo di cambiare metodo senza perdere l’anima, ma tutti avranno la necessaria pazienza?
Fabio Quartararo, inutile girarci intorno, è la variabile più delicata. Perché – inutile negare anche questo – c’è un’Aprilia sfiorata qualche tempo fa che oggi potrebbe, invece, essere agguantata, visto che il futuro di Martìn sulla moto di Noale potrebbe essere non più così scontato. Il francese, anche di recente, ha parlato di un legame profondo con Yamaha e della volontà di riportarla al vertice. Ma ha aggiunto una frase: “sono un vincente, non ho tempo da perdere”. La sua pazienza, quindi, non è illimitata. E la domanda sulla stagione 2026 è se la Yamaha riuscirà a trasformare il progetto V4 in una moto realmente competitiva in tempi utili, prima che la fiducia del pilota diventi una pressione insostenibile.
A provare a tenere buono Quartararo, anche in una recente intervista a Speedweek, ci ha provato Max Bartolini: non ha promesso miracoli, ma ha spiegato che Yamaha sta cambiando anche la velocità del proprio sviluppo. Adesso non si aspettano più mesi per introdurre un componente funzionante, ma lo si utilizza subito. E’, per ora, l’unico vero segnale che Yamaha ha da dare, ma accelerare non significa garantire vittorie. Puntare sul V4 già dal 2026 è stata comunque una scelta pericolosa, perché bisognerà trovare nello spazio ridotto dei test invernali il giusto equilibrio tra grip, velocità e prevedibilità, aspetti che in passato – soprattutto proprio ai tempi di Valentino Rossi - hanno spesso segnato la differenza tra Yamaha e gli altri. Il 2026 sarà quindi un anno di transizione in cui mostrare progressi concreti in pista. E Quartararo? La verità è che quando ci si sente traditi diventa difficile garantire la fedeltà che si promette sulla carta. E forse il rapporto rinnovato con Valentino Rossi potrebbe essere il modo per non restare senza un grande campione, un gancio in più per far vestire di “blu Yamaha” quel Pecco Bagnaia che è cresciuto proprio sotto l’ala del Dottore e che potrebbe clamorosamente separarsi da Ducati a fine stagione.