“Ho già vinto la mia sfida”. Sono queste le parole più forti con cui Marc Marquez si è presentato a Madonna di Campiglio, sede della presentazione del team ufficiale Ducati. È tranquillo, liberato da tutta quella pressione che, invece, lo aveva accompagnato sempre qui soltanto un anno fa, alla vigilia della sua più grande scommessa, quella del todo rojo per tornare a vincere. È solo impaziente di risalire in sella alla sua moto, che per l’occasione sarà rossa e bianca, rimandando al centenario della casa di Borgo Panigale. L’unico dubbio riguarda invece la forma fisica, perché se la velocità non si discute, per quella non vale lo stesso. E infatti, Marc non prenderà parte nemmeno alla classica discesa con tutte le figure del mondo Ducati, per evitare rischi inutili.
“Inizio a sentirmi sempre meglio, ma è stato un inverno duro a livello mentale, ho fatto tanta fisioterapia e palestra”, ci racconta riflettendo sullo stato del suo recupero, ben consapevole di ciò che lo attende. “Posso dire che l’obiettivo è quello di essere al 100% in Thailandia, credo di poterlo raggiungere. Mi manca un po’ di tenuta fisica. Posso guidare molto bene per un giorno, poi il secondo ho un grosso calo. Per questo dobbiamo continuare a lavorare sulla lunga distanza”. Il primo banco di prova saranno i test prestagionali, in Malesia: “So che al primo giorno mi sentirò benissimo, come tutti i piloti, ma devo controllare tra il primo e il secondo giorno. È anche quello che succede quando vado in palestra. Abbiamo un mese e mezzo per farcela, ora posso guidare la moto al mio livello per un solo giorno”.
A questo punto, allora, c’è chi gli chiede della sua velocità: “Quella non va mai via”, risponde deciso, senza nemmeno pensarci. Poi prosegue: “Quando ho guidato il primo giorno ero super rigido e non ce la facevo. Ero veloce solo su un giro singolo. Ora è diverso. È ciò che ho imparato con l’ultimo infortunio: se ti senti bene a livello fisico sei veloce, per questo non ero preoccupato di perdere la gara e il test di Valencia”.
È il tema più importante, oltre che delicato. D’altronde, come si può mettere in discussione la velocità di uno che, la scorsa stagione, finché c’è stato le ha vinte quasi tutte? È il fattore che conta più di tutto il resto, tanto’è che anche la nuova GP26 sembra passare in secondo piano: “Cos’ho nella mia wishlist per la moto? Niente. Mi sento bene. Una volta ho guidato per tanti giri dietro Bezzecchi e ho cercato di capire cosa fanno meglio di noi, ma è impossibile avere gli aspetti positivi dell’Aprilia. E poi, anche loro avranno qualche aspetto negativo. Inizieremo con la base del 2025, poi introdurremo cose nuove. Mi hanno detto che la lista è lunga, ma la nostra base per me è buona. Pecco e Alex hanno dato dei buoni feedback a Valencia, anche l’anno prossimo vogliamo essere la miglior casa in griglia”.
L’altro grande tema a tenere banco, poi, è il mercato piloti. Sì, perché il 2026 sarà l’ultima stagione prima della rivoluzione tecnica, quindi accaparrarsi il miglior pacchetto sarà più che mai fondamentale. E di sicuro, visto che a fine anno il contratto con Ducati scadrà, Marquez è il pezzo pregiato, la pedina che darà il via a tutti gli altri movimenti. Ne è consapevole e, a chi gli chiede cosa farà, risponde chiaro: “Nel 2027 sarà tutto aperto. Nessuno potrà prometterti di avere la moto migliore, chiaramente devi seguire l’istinto per trovare il miglior progetto per te. Credo che alcuni piloti chiuderanno ancora prima dell’inizio della stagione. Sono uno di quelli, devo analizzare tutto e capire qual è l’opzione migliore per la mia vita professionale e personale. Mi piacerebbe fare con calma e decidere il mio futuro a metà stagione, ma il mercato corre veloce”.
Poi, risponde anche a chi aveva insinuato volesse influenzare Ducati, o chi per lei, nella scelta del compagno di box - e in questo caso il nome che circola sempre più forte è quello di Acosta: “Non ho mai posto alcuna condizione e ci tengo a ripeterlo. Guardo solo al mio futuro, non si può condizionare un progetto. Al momento il mio compagno è Pecco e lo rispetto moltissimo, non voglio parlare di chi potrà esserlo in futuro”. Parlando di 2027, però, una certezza c’è. A prescindere dalla casa, se Marc deciderà di continuare lo farà per più di un anno: “Servono almeno due anni, altrimenti non è un granché per il progetto del team e del costruttore”.
Fisico, voglia di tornare a lottare e futuro. Sono questi i tre grandi temi che si intrecciano nei suoi discorsi, rimarcati ancora quando, pochi istanti prima di scendere dal palco, l’attenzione si sposta alla sua vita personale: “Voglio continuare a godermela. La sfida più dura della mia carriera l’ho già vinta (tornare e vincere). Voglio lottare per podi, vittorie e campionati. Quest’anno abbiamo la responsabilità di lottare ancora per il titolo”. Di sicuro la velocità ci sarà, tutto il resto rimane un’incognita.