Phillip Island è un pezzo di terra strappato all’Oceano in cui s’è scritta la storia delle corse. E, inevitabilmente, anche degli uomini che nelle corse hanno trovato il loro modo di esprimersi. Storie famose. Storie gloriose. E pure storie magari meno conosciute, ma che sono fatte di quella stessa sostanza lì come quella di Nicolò Bulega. Tra lui e l’Isola di Filippo esiste una forma di simbiosi quasi erotica nel suo rigore sportivo. Ecco perché il weekend che ha appena inaugurato la stagione World SBK 2026 non può essere raccontato con la sola cronaca: è stato già una lezione. Bulega ha firmato una tripletta che definire "dominio" è poco: è stata una decostruzione sistematica degli avversari.
Sabato, in Gara 1, ha piazzato la nuova Panigale V4R cinque secondi davanti a quella Yari Montella e stampando un prepotente 1:29.168 che è bastato da solo a far capire come sarebbe andata a finire. E, probabilmente (toccatevi tutto quello che c’è da toccare, ndr) pure come andrà a finire il mondiale. Oggi, poi, il capolavoro psicologico. Nella Superpole Race ha gestito l’umidiccio eguagliando le 22 vittorie di Marco Melandri. Ma è in Gara 2, sotto un diluvio che avrebbe quasi paralizzato il vecchio Bulega, che Nicolò ha "sbloccato" una nuova modalità dell'anima per rendere il giusto onore a un grande amore che probabilmente non potrà consumarsi più: quello tra lui, appunto, e l’Isola di Filippo.
Sembrava quasi arrabbiato, Nicolò, perché la pioggia minacciava di sporcare la perfezione che s’aspettava e ci aspettavamo tutti. Eppure, come accade tra quelli che si amano veramente, è bastato trasformare una fastidiosa variabile in giochino da mettersi in mezzo. Da portarsi dentro le lenzuola dell’ultima grande volta insieme. Cosa ne è uscito? Un Nicolò Bulega sul tetto della storia: pilota italiano più vincente di sempre tra le derivate di serie. Ha superato Melandri, ha scavalcato Max Biaggi, ha messo in riga i mostri sacri come Chili e Falappa. Lì, esattamente lì, su quella Phillip Island che è stata tutto, che ha segnato tanto e a cui, adesso, bisognerà dire addio. Chi lo ha detto che i congedi debbano avvenire sempre all’ombra e tra le lacrime o la rabbia? Nicolò Bulega e Phillip Island hanno praticando il distacco con una grazia spaventosa. Sappiamo tutti che questo, con ogni probabilità, sarà il suo ultimo anno in Superbike.
La MotoGP lo chiama, è il suo "sogno da bambino" che torna a bussare dopo anni di esilio volontario e maturazione feconda. "Penso sia corretto che firmino prima i grandi nomi – aveva detto - spero di essere in seconda fila”. Vuole la Ducati anche "di là", pur sapendo che proprio in quel di là, in MotoGP, la sua isola magica non ci sarà più. Con la probabile cancellazione del circuito australiano dal calendario MotoGP a partire dal 2027, questo weekend è stato l'ultimo, romantico e feroce, giro di giostra. Si sono detti addio nel modo più alto possibile: con un record sotto quell'acqua mai amata, ma che s’è resa amabile al cospetto di un giorno troppo importante. Dimostrando che l'Io e un grande amore, insomma, possono sovrastare gli elementi.
Sì, vederlo vincere così è una lezione: ricorda che la bellezza sta sempre nella transitorietà, nell’inaspettabile pur se prevedibile. Con i punti accumulati che valgono tanto, ma comunque meno dei ricordi. In Gara 2 ha confessato di aver pensato di lasciar passare qualcuno, tanto la pista era scivolosa e la paura di cadere era tanta, ma poi si è ritrovato solo con se stesso e ha deciso che la prudenza non sarebbe stata una virtù in un giorno d’addio. Salutarsi dando tutto prima che l'abitudine sbiadisca ogni cosa. E fanculo alle promesse di eternità che valgono niente davanti a certi “adesso”.
Gara 1: Dominio Ducati e podio tutto italiano
Il mondiale SBK 2026, come già scritto, s’è aperto subito nel segno di Bulega. Scattato dalla pole, il pilota ufficiale Ducati ha imposto un ritmo insostenibile per il secondo, Yari Montella. La prova di forza della nuova Panigale V4R ha permesso all’Italia di festeggiare anche una storica tripletta (in verità un poker se si va oltre la Panigale): Lorenzo Baldassarri, al debutto con il team GoEleven, ha infatti strappato il terzo gradino del podio a Axel Bassani per soli 36 millesimi. Sabato da dimenticare per Yamaha e Honda, mentre Alvaro Bautista è scivolato nelle prime fasi, e Danilo Petrucci ha faticato a trovare le misure con la sua nuova BMW.
Superpole Race e Gara 2: è Bassani "l'anti-Bulega"?
La domenica di Phillip Island degli umani – quelli, insomma, che non si chiamano Nicolò Bulega – era cominciata in Superpole Race nel segno delle Bimota di Axel Bassani e Alex Lowes, Sempre Bassani è salito sul podio, a lato del dominatore Bulega, pure in Gara 2, questa volta insieme all’eterno Alvaro Bautista, terzo. Tarran Mackenzie ha ottenuto il suo miglior risultato nella categoria con un quarto posto (partiva tredicesimo), mentre Andrea Locatelli ha chiuso quinto. Nella lotta per il sesto posto, Danilo Petrucci ha battuto il compagno di squadra Miguel Oliveira (in rimonta dalla ventunesima posizione) e il neo ducatista Iker Lecuona. Lorenzo Baldassarri, penalizzato con un doppio Long Lap per partenza anticipata, è riuscito invece a recuperare fino alla nona piazza.