Rosso Ducati è il nome generico. “Rosso senza alibi”, invece, potrebbe essere quello specifico dato alle Ducati Panigale V4R presentate in queste ore a Borgo Panigale insieme a Aruba a pochi giorni dal via ufficiale del Mondiale Superbike 2026. Sono belle? Bellissime, ma ormai non serve neanche stare a dirlo. Vanno forte? Il cronometro non s’è ancora pronunciato, ma la sensazione diffusa è che lo faranno più di tutte le altre, rispettando l’ormai consolidata tradizione Ducati degli ultimi anni. Sono, di fatto, il massimo a cui un pilota può ambire. Ma pure “il peggio” che ti può capitare da un altro punto di vista. Perché quelle due motociclette sono di un rosso che è senza alibi, sì, ma pure un rosso pesante. E pensante. Visto che ha le sfumature del privilegio che smette di essere protezione e diventa sorveglianza. Nicolò Bulega e Iker Lecuona lo sanno benissimo, anche se lo dicono in modi diversi. Lo sanno perché essere favoriti è carezza dolcissima e sberla sonora insieme. E’ necessità di disciplina interiore e equilibrio. È, detta senza troppi giri, partire con il mezzo migliore e scoprire che l’errore, da quel momento in poi, non è più umana esperienza ma colpa personale.
Bulega ci arriva con la lucidità di chi ha già metabolizzato il ruolo. I test invernali, dice, sono stati “inermi”: pochi giri, condizioni ibride, vento, gomme che non entravano in temperatura. Un inverno “inutile”, da cui salvare solo ciò che era stato fatto a fine 2025. Eppure, nei pochi chilometri messi sotto le ruote, c’è già tutta la fiducia nel progetto Ducati e nella V4 R. “Credo in Ducati e nel suo operato – dice - quindi partirò con la versione 2026”. Un passaggio che suona di accoglienza alla responsabilità. Perché Bulega resta in cima alla lista dei bookmaker non per quello che ha mostrato nei test, ma per ciò che è stato. E lo sa: “Resto favorito, se guardiamo l’anno scorso”.
Essere favoriti, però, genera solitamente poca empatia. Concede spazio zero alle narrazioni romantiche. E diventa una condizione personale in cui la pressione non arriva dagli altri, ma si forma dentro. La psicologia lo spiega in maniera cruda: quando l’aspettativa è massima ci si ritrova costretti a difendere ciò che si è prima ancora di scoprire ciò che si potrebbe diventare. E pure un compagno di squadra nuovo, appena arrivato, è necessariamente qualcuno di pericoloso, con Bulega che, però, gioca la carta dell’esperienza e del pilotese: “Io ci metto sempre il massimo. Iker? Una risorsa”.
Una risorsa che, però, avrà a disposizione la stessa arma. Quella che per tutti è migliore. Quindi una risorsa a armi pari che, in più, si porta dietro anche la fatica di anni tremendi. “Questa è l’opportunità più grande della mia carriera – dice lo spagnolo - Se non dovessi farcela ora, la responsabilità sarebbe tutta mia. Non ho più scuse”. Brutalmente onesto, verrebbe da dire. La Panigale è “fantastica, ma se forzo vado più piano. Devo imparare a trattarla perché non è neanche paragonabile alla Honda che ho guidato negli ultimi anni”. Sembra Eschilo, “l’eccesso diventa facilmente nemico”, ma è Lecuona, l’altro dei due “condannati al meglio” insieme a Nicolò Bulega. Tutti e due dovranno imparare, in questo 2026 – ma lo stanno già sicuramente facendo – che quella vecchia massima di Eschilo sull’eccesso vale pure per l’eccesso di pronostico. Di favore. Di certezze.