Anni di test, almeno un paio, oscillando tra il malcontento dei piloti e perplessità degli appassionati. Eppure, dal 2026, la MotoGP avrà le sue radio, nello specifico degli ‘open mike’, come gli ha definiti Pecco Bagnaia, che permetteranno ai team di comunicare coi rispettivi piloti durante la gara. Si salterà una prima fase di test in cui i piloti la radio avrebbe potuto essere utilizzata soltanto per comunicazioni di sicurezza (cadute, pista scivolosa, penalità e in genere qualunque bandiera o segnalazione dai box) per passare direttamente allo spettacolo.
La notizia vagava nell’aria da tempo, eppure ha preso concretezza circa una settimana fa, quando lo stesso Pecco Bagnaia lo ha accennato a mezza bocca in un’intervista con Alessandro Cattelan. Così abbiamo provato a parlarne con gli uomini Aprilia, che però hanno alzato le spalle: non ne sappiamo nulla. Il che è più o meno quello che ha risposto anche Marc Marquez quando, nel lunedì della presentazione del Team, gli è stata posta la stessa domanda, ovvero un punto di vista sull’introduzione del dispositivo: “Quello che ho sentito io è che si tratterà soltanto di ricevere informazioni dalla direzione gara, non dal team”, risponde. E Pecco: “No, è un microfono aperto”.
A questo punto Marc fa la stessa faccia di chi apre un barattolo di yogurt scaduto da un mese: “Ok”. E poi: “È buono per lo show, non veramente necessario per noi, per la strategia di gara ad esempio. Voglio dire, potrebbe essere utile per la direzione gara se c’è bandiera rossa o, per dirne una, avvisare che c’è olio in curva 7. Questo può essere utile per la sicurezza ma il resto non aiuta la strategia”.
Bagnaia risponde così: “È un cambiamento strano questo a cui dovremo adattarci. È già difficile così col casco, muoviamo tanto la testa quando guidiamo e il cavo può essere fastidioso. E poi magari sei lì a fare una curva e inizi a sentire la voce di Davide Tardozzi (risate, ndr.) che ti avvisa dell’olio in curva 7. Onestamente bisognerà adattarsi, quello che ho provato io due anni fa era probabilmente troppo lontano. So che altri piloti hanno provato questo sistema a Valencia ma non so come sia andata. Spero sia migliorato, perché quando l’ho provato io è stato un disastro”.
Pecco è stato come sempre misurato, qualcuno direbbe addirittura democristiano. Eppure il messaggio tra le righe è semplice e soprattutto inequivocabile: via le radio. Non le vogliamo, lasciateci stare, rimanere da soli con la moto è quello che rende questo sport quello che Dorna ha soprannominato "the most exciting sport on earth". E non ha tutti i torti, Bagnaia. La moto, il lavoro nel box e tutto quello che viene fatto a casa è tecnica, studio, pianificazione. La magia delle corse in moto sta tutta nel fatto che quando i piloti abbassano la visiera e si spegne il semaforo una parte grande o piccola di questa pianificazione salta. Il pilota si trova da solo con il suo mezzo, con le sue paure, le sue idee, le sue interpretazioni della gara che possono essere precise, sì, ma pure lontanissime dalla realtà. E tu, che sei lì a vedere la gara, ti sforzi di entrare nella testa di questi personaggi meravigliosi e disperati, pronti a tutto. A volte quello che è successo lo scopri più tardi durante le interviste, spesso la verità non viene fuori per nulla. Ma non è questo il punto, la magia è sempre prima. La magia è sempre nella gara, quando il pilota è come un cavallo all'ippodromo: pronto a tutto, perfettamente addestrato e imprevedibile.