Follow the money, dice Gola Profonda in Tutti gli uomini del Presidente ai giornalisti che avrebbero svelato all’America lo scandalo del Watergate. E in effetti poca roba spiega il mondo meglio dei soldi, che in qualche modo sanno essere una spiegazione a storie che non sembrano averne una, dall’America di Richard Nixon alla Tavullia di Valentino Rossi.
Venerdì 16 gennaio, il Resto del Carlino lancia una serie di articoli sulla battaglia legale esplosa tra Graziano Rossi e il suo celebre figliolo. Il primo articolo è titolato Valentino e la guerra dei Rossi: la faida tra il dottore e il papà finisce in tribunale. Si parla di denaro, denunce e una famiglia che si spacca per motivi apparentemente futili, se non addirittura grotteschi.
La storia: Valentino chiede e ottiene, nel 2024, di diventare amministratore di sostegno del padre, oggi settantunenne, per via della delicata situazione psichiatrica di quest’ultimo. In breve, riesce ad avere l’ultima parola sulla gestione delle finanze a disposizione di Graziano. Nello specifico il sito del Ministero della Giustizia lo spiega così: “L’amministratore di sostegno è una figura istituita per quelle persone che, per effetto di un’infermità o di una menomazione fisica o psichica, si trovano nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi.
Gli anziani e i disabili, ma anche gli alcolisti, i tossicodipendenti, le persone detenute, i malati terminali possono ottenere, anche in previsione di una propria eventuale futura incapacità, che il giudice tutelare nomini una persona che abbia cura della loro persona e del loro patrimonio”.
È una storia che molte famiglie italiane conoscono meglio di quanto vorrebbero. Succede quindi che un anno più tardi, a marzo 2025, Graziano Rossi riesce a svincolarsi dalle attenzioni del figlio grazie a quelle che secondo il Resto del Carlino sono “almeno 5 perizie psichiatriche”, che per incontrare il favore del giudice tutelare non possono essere esclusivamente di parte. Graziano si “libera” così dalla tutela del figlio e, nello stesso periodo, gli racconta che ha intenzione di sposare la compagna Ambra Arpino, di 54 anni. Valentino Rossi quindi denuncia la donna per circonvenzione d’incapace nei confronti del padre per aver impiegato 200.000 euro provenienti dal conto corrente di Graziano.
Quest’ultimo passaggio è fondamentale per comprendere buona parte della faccenda: il denaro sarebbe infatti un pretesto sfruttato dei legali di Valentino per tornare a gestire il patrimonio di Graziano. Come? La denuncia potrebbe aprire a nuove perizie sul piano amministrativo e portare a una condanna sul fronte penale che, nel caso in cui si arrivasse a una sentenza definitiva (tendenzialmente impossibile in tempi ragionevoli), potrebbe addirittura portare all’annullamento del matrimonio. Difficile sul fronte penale, possibile su quello amministrativo.
Questi i fatti. Seguono poi colpi da entrambi, specialmente da Graziano Rossi e dalla compagna Ambra: “Ci sposiamo e invitiamo Valentino al matrimonio”, si legge sabato mattina nella prima pagina di oggi sul Resto del Carlino. Gli articoli sono tanti. Al contempo, sul Corriere della Sera, esce una brevissima conversazione tra Valentino Rossi e Giorgio Terruzzi, attualmente impegnato a scrivere la biografia del 9 volte iridato: “È come se non avessi più un padre”, dice Valentino al giornalista. E ancora: “Il denaro, in questa storia, non ha alcuna rilevanza, per fortuna mia e anche di Graziano. Sono solo addolorato e preoccupato per il mio babbo che non vedo, non sento più”.
A questo punto si potrebbe obiettare che scavare in una storia simile sia profondamente sbagliato anche per chi di mestiere fa il giornalista. La vicenda va ben oltre i risultati sportivi di Valentino, le sue scelte fuori dai circuiti, il gossip attorno alla famiglia di un personaggio noto e il denaro che ha guadagnato. La discriminante qui sono la salute mentale di Graziano Rossi da una parte e l'interesse del figlio sui suoi soldi dall'altra. Di perizie psichiatriche che non abbiamo tra le manie non ci interessa leggere.
Sappiamo che Graziano Rossi da sempre ha sempre gestito il suo denaro, in buona parte ricavato da anni passati a seguito del figlio, in maniera un po’ strampalata, al punto da avere una trentina d’auto da corsa in garage e, al contempo, utilizzare per andare a fare la spesa. Niente di strano per uno che faceva il pilota negli anni Settanta girando il paddock con una gallina al guinzaglio, anzi: è il suo bello. Sappiamo anche che per un lungo periodo Valentino ha anche coperto buona parte delle ‘spese’ del padre senza che quest’ultimo venisse nemmeno interpellato: se succede qualcosa venite direttamente da me, diceva Valentino.
Qualcosa cambia quando Graziano viene ricoverato a fine 2021 all’ospedale di Fano nel reparto di neurologia per poi essere sottoposto a una cura farmacologica, come raccontato dalla stessa Ambra Arpino al Resto del Carlino: “Gli erano state prescritte delle medicine per la presunta malattia degenerativa. Io mi sono assunta la responsabilità di bloccarle e da quel momento è andato guarendo. Erano farmaci sbagliati che gli facevano danni gravissimi”. Investigare sulla ‘malattia degenerativa’ non è il punto della faccenda, che continua a essere un altro: la salute mentale non dev’essere oggetto di speculazioni in nessun caso, tantomeno per questioni di cronaca.
Cerchiamo di stare nel pratico, di attenerci alle parole. Perché nella stessa intervista è la stessa Arpino a parlare così: “Non ho paura di nessuno. Ho tutti i documenti, ho tutte le registrazioni di quello che è accaduto da quando sto con Graziano Rossi”. Dichiarazioni che stridono con il resto del racconto, perché se fosse vero questa incetta di documentazione non deporrebbe certo a favore della signora, che poi rincara la dose: “Loro (Valentino Rossi e i suoi legali, ndr) temono che io possa sconvolgere l’asse ereditario”.
Per quanto denaro possa aver accumulato Graziano Rossi in vita sua, è impensabile credere che Valentino stia puntando ad arricchirsi con i beni del padre, beni che per altro gli avrebbe procurato il figlio. È altrettanto impensabile credere che possano essere cifre impattanti per un patrimonio, quello dell'ex pilota, che probabilmente è più vicino al miliardo che al milione di euro. Pare inoltre che Graziano abbia richiesto di tagliare i fondi di mantenimento per Clara Rossi, la figlia ventottenne avuta da un secondo matrimonio, il che testimonia come l'allontanamento tra le parti sia più quello del padre verso i figli del contrario.
Per questo, la risposta più verosimile a tutta la faccenda è proprio lì, nel denaro. Non quello che Valentino vorrebbe portare via a Graziano però, tutt’altro: quello che Graziano ha avuto e continua ad avere dal figlio. Così appare evidente come la denuncia per circonvenzione d’incapace sia un pretesto da parte dei legali di Valentino per tentare di dare una valenza giuridica a una questione dai contorni sfocati, ambigui e decisamente privati. A questo punto con tutte le probabilità le parti finiranno in tribunale, da cui verrà commissionata una perizia psichiatrica super partes nei confronti di Graziano Rossi dalla quale i giudici potranno stabilire se effettivamente è configurabile il reato penale di circonvenzione d’incapace. Questo sul piano penale, che passando dai tre gradi di giudizio potrebbe impiegare anche una decina d'anni a vedere un epilogo. Discorso differente sul fronte amministrativo e su di una eventuale nuova fase da amministratore di sostegno da parte di Valentino. Cosa resta a noi? Una storia spiacevole, triste da raccontare e ben più vicina alla violazione della privacy che al diritto di cronaca.
Così forse vale la pena di ricordare che la storia è stata raccontata da un giornale con cui, per diversi anni, ha collaborato quello che con tutte le probabilità è il detrattore più accanito di Valentino Rossi, un buon giornalista con cui il 9 volte campione del mondo litigò ferocemente più di vent’anni fa. Da lì è stata, per anni e con tutti i mezzi, guerra. Ecco, in questo caso sì: non è questione di soldi.