Che fare quando mancano poche ore al primo semaforo verde? Rivolgersi ai collaudatori con una certa esperienza è sicuramente una mossa. Esattamente quella che hanno fatto la Gazzetta dello Sport con Andrea Dovizioso e ServusTV con Stefan Bradl. Per parlare rispettivamente di Yamaha e di Honda? Certo, ma anche e soprattutto per provare a fare un pronostico che non suoni d’azzardo da appassionati, ma da analisi di chi nelle corse c’ha passato una vita. Dovizioso e Bradl, però, pur essendo stati sempre piloti molto diversi, hanno fatto lo stesso nome: Marc Marquez. Che, poi, è il nome che farebbero tutti in questa vigilia e che fanno anche i principali siti di scommesse sportive fissando le quote sul possibile vincitore del prossimo titolo mondiale. Insomma, al centro di tutto, manco a dirlo, c’è sempre lui: Marc Marquez. Il convitato di pietra, l'ossessione collettiva, il parametro zero di ogni ambizione altrui.
Marc è la costante, e persino chi la pista la mastica ancora, anche se da dietro le quinte, può solo limitarsi alle eventuali variabili. E’ quello che ha fatto Andrea Dovizioso. Oggi in Yamaha fa l'uomo ombra, il metodologo, quello che deve spiegare a Iwata che la strada per il 2027 è lunga e passa per un sacrificio necessario. Il Dovi non è uno da titoli a effetto, lo sappiamo: è uno che seziona la realtà e, quindi, uno che qualche dubbio prova a farselo venire sempre.
"Vedremo come starà Marc" - dice Andrea. Per Dovizioso, l’ultimo infortunio dello spagnolo non è una parentesi del tutto chiusa e potrebbe rappresentare un limite invisibile. E poi c'è il fattore psicologico: nel 2026 gli altri non scendono più in pista col complesso d'inferiorità che rende feroci a forza di polvere mangiata. Quello da tenere più d’occhio secondo Dovi? Marco Bezzecchi, indicato come quello che ha la fame giusta per rompere il giocattolo Ducati e impensierire il 93 (se davvero dovesse avere qualche acciacco).
Dalla Germania, invece, Stefan Bradl lancia una provocazione più televisiva che sportiva. Per lui, Marc Marquez è il favorito logico, ma per batterlo si dovrebbe ricorrere a qualcosa che in qualsiasi sport individuale è eresia: la coalizione. Il tutti contro uno, insomma. Bradl, infatti, ha quasi lanciato un appello agli avversari di Marc a non rubarsi punti a vicenda. Se i vari Bagnaia, Bezzecchi o lo stesso Alex Marquez continueranno a non tenere conto di avere tutti un solo avversario, quell’avversario – che risponde al nome di Marc Marquez – si renderà imprendibile dopo pochi GP.
“Se Marc scappa – dice - non lo prendi più”. Secondo il tedesco, quindi, gli avversari dovrebbero quasi "mettersi d'accordo", decidere dopo le prime gare chi è l'anti-Marquez designato e convogliare le energie su quello. Un patto di non belligeranza? No, una barzelletta che Bradl ha raccontato più per far ridere che per un pensiero effettivo, visto che è uomo di sport, è stato pilota e sa benissimo che nessun pilota farebbe mai una cosa del genere. Anche perché significherebbe ammettere inferiorità.