La sintesi perfetta l’ha fatta Pedro Acosta: “è evidente che Ducati e Aprilia hanno fatto paura, ma noi (KTM, ndr) ci siamo”. Per raccontare la due giorni di test a Buriram della MotoGP non servirebbe stare a aggiungere di più, visto che il giovane pilota spagnolo (ormai prossimo a salire su una Ducati nel 2027) ha fotografato tutto quello che c’era da fotografare. Solo che, nel raccontare le corse, si finisce sempre – inevitabilmente e pure giustamente – a concentrarsi su quelli davanti. Su quelli, insomma, che promettono bene per giocarsi podi e risultati. Così si finisce per approfondire il passo di Pecco Bagnaia (al suo ultimo anno con Ducati), si finisce per esaltare il tempone strappato da Marco Bezzecchi con l’Aprilia (ha chiuso la due giorni davanti a tutti), si finisce per studiare il potenziale di Alex Marquez (anche lui all’ultimo anno con Ducati e sempre più vicino a KTM), si finisce per chiedersi se e quanto Marc Marquez potrà di nuovo ammazzare il mondiale come ha fatto nel 2025. Si finisce pure, però, per sorvolare sul negativo. Come se i pessimi risultati e le pessime sensazioni non contassero ugualmente quando si è in quella fase della stagione in cui tutto deve davvero cominciare.
Pedro Acosta, con quella frase, ha, invece, anche sottointeso (sicuramente senza volerlo) un altro punto che sembra già fermo: Honda e Yamaha saranno spettatrici anche nel 2026. Se per Honda, però, la situazione sembra in divenire, con qualche motore rotto e lampi che qualche speranza la lasciano, su sponda Yamaha è il buio totale. A dirlo, senza troppi scrupoli e anche con facce più che rabbuiate, sono stati direttamente i due piloti più in vista: il campione affermato, Fabio Quartararo, e quello che dovrebbe rappresentare il futuro, Toprak Razgatlioglu. Per Yamaha, inutile negarlo, uno dei momenti più bui della sua storia recente in MotoGP, schiacciata tra un’affidabilità precaria e prestazioni deludenti, nonostante l’introduzione del tanto chiacchierato motore V4 e le agevolazioni garantite dalle concessioni del Gruppo D. L’atmosfera che si è respira tra Buriram e Sepang è stata di rassegnazione mista a sconcerto. Da un lato c’è il debuttante di lusso, Toprak Razgatlioglu, che sta scoprendo quanto sia ripida la salita nel passaggio dalle derivate di serie ai prototipi; dall'altro c’è Fabio Quartararo, l'ex campione del mondo che sembra aver perso ogni punto di riferimento con la sua M1.
Per il fenomeno turco, il trauma è principalmente tecnico e di sensibilità. Abituato al feeling delle Pirelli in Superbike, Toprak si è ritrovato proiettato nell’universo Michelin, faticando a decifrare i comportamenti di uno pneumatico che parla un’altra lingua. "Sto ancora cercando di capire le Michelin – ha ammesso - mentre gli altri piloti sanno come usarle. È la prima volta in vita mia che vedo una moto scivolare su un rettilineo. Mi sembra molto strano, ma mi hanno detto che succede sempre su questa pista dopo pochi giri". Per un pilota che ha fatto della staccata al limite e del controllo totale il proprio punto di forza, trovarsi impotente di fronte a una gomma posteriore che perde aderenza persino a moto dritta è destabilizzante. "Il problema più grande – dice ancora - è la gomma posteriore, che trovo ancora molto difficile da capire. Una volta che inizia a slittare, non si ferma più".
Se Toprak non capisce le gomme, però, Fabio Quartararo è messo peggio: non capisce più la sua Yamaha. O forse, fin troppo bene, ne ha compreso i limiti insuperabili. Il francese appare svuotato, quasi rassegnato a un 2026 di pura sofferenza. Il diciassettesimo posto nei test è il riflesso di una moto che non gira. Non spinge. E, cosa ancora più grave, non dura. La gestione logistica in Thailandia, dove i piloti sono stati costretti a usare una sola moto per aver esaurito il chilometraggio dei motori, è il simbolo triste di un'approssimazione che Quartararo non sopporta più. "Non c’è niente da dire – ha affermato con la faccia di chi aspetta solo di potersene andare (in Honda, ndr) - Ho cercato di dare il massimo, ma siamo ancora sette o otto decimi più lenti rispetto alla simulazione di gara dell’anno scorso. È un processo lungo e ci vorranno diversi mesi per essere pronti. Non credo che ci sarà alcuna possibilità di ripetere certi tempi sul giro. Toprak? Sono andato a trovarlo perché immagino che sia dura mentalmente. È arrivato nel momento più difficile per la Yamaha".