A Buriram una due giorni di test ufficiali anticiperà l’inizio della MotoGP 2026. Tutto già noto, ma se pensavate che fosse arrivato il tempo di far parlare solo il cronometro vi sbagliavate di grosso. Perché c’è altro da dire prima di salire in moto e c’è di mezzo Aprilia. Ok, la prima cosa da dire è che Jorge Martìn, come avevamo già anticipato, è ufficialmente guarito. Adesso anche lo staff medico della MotoGP gli ha dato l’ok per prendere parte ai test. “Jorge Martìn è stato valutato poco fa dalla delegazione medica del Motomondiale – si legge nel brevissimo comunicato diffuso da Noale – ha ricevuto l’idoneità fisica a gareggiare”. Potrà, insomma, salire per la prima volta sulla nuova RS-GP 2026. L’ultima Aprilia che guiderà se è vero quello che ormai sostengono in molti.
E’ noto, infatti, che già in Malesia, qualche settimana fa, dalla Spagna davano per scontato il passaggio di Jorge Martìn in Yamaha nella prossima stagione e lo stesso pilota, in un giochino social sul sito ufficiale della MotoGP, s’era collocato nella squadra ufficiale del marchio giapponese. Insieme a Pecco Bagnaia. Solo che Pecco Bagnaia avrebbe, nel frattempo, scelto altro. Avrebbe scelto di restare italiano. Avrebbe scelto di fregarsene degli ingaggi faraonici. Avrebbe scelto l’unica moto che, almeno sulla carta, può veramente giocarsela con la Ducati. E’ notizia di queste ore, infatti, che Bagnaia e Aprilia starebbero per darsi la mano e non è escluso che la firma possa arrivare già a Buriram, visto che c’è chi addirittura ha svelato le cifre dell’accordo: due milioni e mezzo a stagione o giù di lì.
Si tratta, sia chiaro, di indiscrezioni che devono essere prese come tali e non come verità colate. Ma è indubbio che Pecco Bagnaia è a un bivio perché le porte in Ducati, anche se non esplicitamente chiuse, sono tutt’altro che aperte per lui. Qualcosa si è rotto dopo anni di gloria e c’è un Pedro Acosta che ha già più di uno stivale dentro Borgo Panigale. Sembra che in Ducati abbiano offerto a Pecco anche la possibilità di un rinnovo, ma riducendo in maniera sostanziosa l’ingaggio. Se vero, il messaggio implicito sarebbe più che palese. E Bagnaia non è quel tipo di pilota che non sa cogliere certi messaggi dopo due titoli mondiali vinti in MotoGP e una storia scritta sempre con i colori di Ducati addosso.
La scelta, probabilmente, non è mai stata restare in rosso o no, ma in che colore trasformare il rosso. Il blu di Yamaha era una prospettiva sicuramente allettante da un punto di vista economico, ma non certo tecnico. Idem per Honda, che a Sepang è sì andata forte, ma con un sacco di noie tecniche sulla nuova moto, in particolare per quanto riguarda i motori. L’arancione di KTM sarebbe stata una scommessa troppo grossa. E parlarsi con Aprilia, per trasformare il rosso in nero, sempre italiano, era effettivamente l’unica scelta saggia da fare. Dicono che quel parlarsi sia diventato subito un accordarsi, anche perché, in Aprilia, Bagnaia troverebbe l’amico di una vita, Marco Bezzecchi, per un dream team tutto italiano.