Siena è certamente un luogo dove la tradizione ha un certo peso. Difficile per un qualsiasi senese non credere che il potere odierno nella sua città, divisa in diciassette storiche contrade, non sia che una versione moderna di quell’antico overno dei Nove che dal suo principio, il 1287, portò Siena allo splendore. Quel “buon governo” edificato da ricchi artigiani e mercanti capaci di rendere la città toscana un centro d’interscambio commerciale importantissimo, ma che con la peste e la crisi economica nel 1355 portò alla caduta di quei nove magistrati che dal popolo vennero ingrassati e alla fine scannati. “Morte ai nove e viva l’imperatore”, Carlo IV di Lussemburgo dando vita ad un lungo periodo d’instabilità politica, riformata nel governo dei dodici, poi dei tredici, dei quindici fino alla magistratura dei riformatori nel 1371, quando scoppiò una grossa protesta tra gli operai della lana e uno dei capi di questa rivolta, Francesco d’Agnolo detto “Barbicone”, venne arrestato. Da qui la Compagnia del Bruco, che oggi a Siena è rappresentata dall’omonima contrada, intervenne per liberare Barbicone con l’aiuto di popolani, artigiani e lavoratori che, armati di lance bastoni e altre armi bianche presero il Palazzo Pubblico con la violenza, defenestrando quei ricchi e loschi affaristi. Dopo il sangue, la pacificazione. Una storia che ricorda un po’ quella di Mps dopo la morte di David Rossi, se riletta attraverso il quadro ripostato da Francesco Giusti su Facebook in un a fine gennaio 2013.
La descrizione in calce “avanti senesi, ora o mai più”. Un post che ora non c’è più, ma che Massimo Giletti ha rispolverato lo scorso 16 marzo durante la puntata del suo programma Rai “Lo Stato delle Cose”. Francesco Giusti, l’ex dipendente di Mps e poi esponente locale della Lega che dalla vigilessa Giovanna Ricci è stato riconosciuto in commissione d’inchiesta presieduta dall’onorevole Gianluca Vinci come l’uomo in fondo al vicolo di Monte Pio in cui il corpo di David Rossi precipitò fatalmente sotto gli occhi di una telecamera di sorveglianza. Che Francesco Giusti faccia parte della contrada del Bruco noi non lo sappiamo, però tale contrada pur essendo alleata di quella della Torre, dell’Istrice e del Nicchio non ha “nemici dichiarati” e durante il Palio di Siena si concentra principalmente sulle alleanze di sostegno durante il Palio. Quella stessa cerimonia sportiva in cui, nel 2010, Giuseppe Mussari (presidente di Mps e superiore di David) tentò di partecipare con il cavallo “Già del Menhir”, già vittorioso nel 2008 per la Contrada dell’Istrice (la contrada di sua moglie), ma non venne sorteggiato, chissà per quale ragione, forse perché nelle sue vene non scorre sangue senese? (Mussari è originario di Catanzaro) Ovviamente si scherza, il sorteggio – da non confondere con quello della riforma Nordio – dei cavalli è totalmente casuale. Ma la contrada della Lupa, di cui David Rossi faceva parte, non ha alleanze formali, è indipendente e solitaria e la sua rivalità dichiarata è solamente quella storica ed antica nei confronti di quella dell’Istrice (sì, quella della moglie di Mussari).
La camera ardente di Rossi venne allestita nell’oratorio San Rocco, la chiesa della contrada della Lupa, e vi si recarono per rendergli omaggio quasi tutti i colleghi. Il direttore generale di Mps Antonio Vigni, l’ad Fabrizio Viola, il presidente del consiglio di sorveglianza Alessandro Profumo e l’allora presidente della Fondazione Mps Gabriello Mancini e tanti altri. Insomma, la scoperta di Massimo Giletti evoca tante cose e soprattutto quella storia profonda di Siena che tra il serio e il faceto torna ad affacciarsi pericolosamente sul balcone che dà sul precipizio del presente e del recente passato. D’altronde è quanto nel campo della pura ipotesi e della suggestione suggerisce Massimo Giletti. “Può darsi che Giusti sia un grande appassionato di opere d’arte”, ma in quel periodo “c’erano le elezioni, i cambiamenti”. Sin dalla sua nascita il Monte a Siena è metafora concreta e insondabile del potere.