A Parma è finito in manette Giuseppe Lazzarini, nome non nuovo alle croncahe. Imprenditore crotonese già condannato a nove anni in appello per estorsione aggravata nell’ambito dell’operazione Grimilde, finisce al centro di un decreto di confisca da oltre un milione di euro. Undici società, cinque a Parma, due nel Reggiano, due nel Crotonese, una ad Acerra, una a Milano. Più dieci rapporti finanziari e due veicoli. Società cartiere, formalmente esistenti ma di fatto inattive, utilizzate per riciclare denaro sporco. Un metodo che le sentenze fanno risalire a Francesco Grande Aracri, padre di Salvatore (quello che avrebbe minacciato Catia Silva, capo dello staff della Commissione d'inchiesta sulla morte di David Rossi), condannato lo scorso novembre a 24 anni dalla Corte d’appello di Bologna.
Francesco Grande Aracri, arrivato in Emilia a fine anni ottanta, a Brescello (il paese di Peppone e Don Camillo) è stato indicato come il vertice di una ’ndrina collegata a Cutro e al boss Nicolino Grande Aracri, capace di operare in mezza Europa. Le carte parlano di un progressivo inserimento nel tessuto socio-politico ed economico emiliano, fino allo scioglimento del Consiglio comunale di Brescello nel 2015 per infiltrazioni mafiose per i rapporti consolidati con l’allora sindaco Marcello Coffrini e con il padre Ermes, anch’egli ex sindaco e legale di Francesco in contenziosi immobiliari. Società come la Eurogrande Costruzioni srl che ottenevano appalti pubblici. Varianti urbanistiche su misura, come quella per il quartiere ribattezzato Cutrello. Appalti a Reggiolo e Sorbolo, subappalti con corrispettivi gonfiati, fatturazioni false, società cartiere: uno schema ricorrente, un modus operandi che non conosce confini regionali.
Perché la sfera d’influenza dei Grande Aracri non si limita all’Emilia, ma si estende al Veneto e alla Lombardia, in particolare nel cremonese e nel mantovano, dove ritroviamo Viadana e i suoi collegamenti con la morte di David Rossi. Un dettaglio che si aggiunge a una lunga serie di (non) coincidenze. Catia Silva, capo dello staff della Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Rossi, ha riferito a Far West di essere stata minacciata di morte proprio da Salvatore Grande Aracri per l’attività svolta in Commissione. Lo avevamo scritto tempo fa. Quanto dovrà ancora passare prima che l’ipotesi di un omicidio di ’ndrangheta, e per di più nell’orbita della famiglia Grande Aracri, venga detta apertamente anche sul caso Rossi? Intanto, le carte continuano a parlare. E a tracciare una mappa sempre più nitida di un potere che non si limita a controllare il territorio, ma a plasmarlo.