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18 marzo 2026

Tra attori e vip il No vince con percentuali da Corea del Nord (l’unico che vota Sì è Michele Placido?), ma quanti lo fanno davvero per convinzione? La verità è che nello show business essere pecore nere non premia

  • di Michele Larosa Michele Larosa

18 marzo 2026

Lo showbiz è peggio della Corea. Tra attori, cantanti e registi, il No vince con percentuali schiaccianti. Il Sì al contrario è un deserto. Ma è possibile che siano tutti d'accordo o è la cartina di tornasole degli intellettuali italiani?

Foto di: ANSA

Tra attori e vip il No vince con percentuali da Corea del Nord (l’unico che vota Sì è Michele Placido?), ma quanti lo fanno davvero per convinzione? La verità è che nello show business essere pecore nere non premia

Qualche giorno fa si sono tenute le “elezioni” in Corea del Nord. Affluenza del 99,99% e riconferma con il 99,93% dei voti per il Partito del Lavoro di Corea di Kim Jong-un. Sul referendum sulla giustizia, in Italia, c'è una categoria che, stando ai social, sembra votare con percentuali simili. Parliamo dello showbusiness, attori, registi, cantanti, tutti schierati in blocco per il No. Si fa veramente fatica a trovare qualcuno, appartenente a questa categoria, che abbia dichiarato di votare Sì. L'unico che ci aveva timidamente provato è stato Michele Placido, attore e regista, che dopo aver detto al Giornale di aver interpretato il pensiero di Giovanni Falcone (che ha interpretato anche in un film nel 1993) e aver detto che il giudice avrebbe votato Sì, alla fatidica domanda si è smarcato con un democristiano: “Il voto è segreto”. Pure Sal Da Vinci ha precisato che la sua “Per sempre sì” non è un inno alla separazione delle carriere. Di contro i suoi colleghi schierati apertamente per il No sono tantissimi. Sarebbe impossibile citarli tutti, e faremo sicuramente torto a molti dimenticandoli. Tra gli attori: Alessandro Gassmann, Giovanni Storti, Elio Germano, Ficarra e Picone, l'ultimo, Lino Guanciale. I registi: Nanni Moretti, Paolo Virzì. I cantanti: Fiorella Mannoia, Ermal Meta, Daniele Silvestri. Tra i più generici “intellettuali”: Alessandro Barbero, Pif, l'onnipresente Tomaso Montanari, Corrado Augias, Giancarlo De Cataldo. Hanno tutti fatto endorsement più o meno velati verso il No alla riforma. Nel mondo dello spettacolo, più che tra il Sì e il No, la divisione sembra essere al massimo tra chi frequenta il convegno del Pd e chi preferisce quello dei Cinque Stelle. Sul fronte del Sì invece manca solo il rotolacampo dei film western. Deserto assoluto.

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Elio Germano nel suo spot social per il No al referendum ANSA

Intanto nel paese reale i sondaggi riportano un sostanziale equilibro fra il Sì e il No. 50 e 50. Una lotta sul filo dell'urna. Un equilibro che sostanzialmente si riflette in tutte le categorie professionali: giornalisti, professori universitari, avvocati, persino fra i magistrati molti hanno pubblicamente annunciato di essere per il Sì. Perché nel mondo dello spettacolo questo non avviene? Perché questa maggioranza bulgara (o coreana) verso il No? Il dubbio viene: gli attori e i cantanti italiani sono tutti depositari della verità? Fini costituzionalisti? O forse in quell'ambiente fare la pecora nera non premia...

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