C'è chi dice No, ma anche nell'Associazione Nazionale Magistrati non sono tutti... L'ANM è l'organismo associativo che raggruppa il 96% dei magistrati italiani. Dall'inizio della campagna referendaria è fra i più strenui sostenitori del No al referendum. Sul sito dell'associazione pullulano articoli sul “clima anti-toghe”, sul perchè votare No. Organizza convegni, incontri, ospitate. Secondo i dati l'Associazione avrebbe anche stanziato 800 mila euro a sostegno del Comitato per il No. A leggere questi numeri, e dato che l'Associazione rappresenta una larghissima fetta dei magistrati, sembrerebbe che tutte le toghe siano fermamente schierate contro la riforma. E invece no. Oltre 50 magistrati infatti hanno deciso di rompere gli indugi, schierandosi apertamente per il Sì al referendum. Lo fanno firmando un documento, dove scrivono: “Liberi da condizionamenti ci dissociamo pubblicamente dal merito e dai toni delle posizioni maggioritarie dell’Anm. Dichiariamo la nostra adesione alla riforma. La piena indipendenza della magistratura e dei singoli magistrati, compromessa dalla degenerazione correntizia, è garantita solo dal sorteggio secco dei consiglieri dei Csm”. Una scelta coraggiosa, che si pone in contrasto con la maggioranza della corporazione. Una scelta che potrebbe innescare un effetto a catena con la firma di molti altri magistrati. Del resto nel 2022 in un referendum interno all'Anm circa il 40% delle toghe si erano schierati a favore del sorteggio del Csm.
Il fronte delle toghe, fin'ora compatto, si spacca a meno di due mesi dal referendum. A promuovere l'iniziativa il giudice Carmen Giuffrida, prima Pm, poi giudice penale presso la Corte d’Appello di Catania e ora giudice al Tribunale dei Minori. Al Riformista Giuffrida ha dichiarato: “Questo atteggiamento dell’ANM mi ha determinato a pubblicare vari post, avvertendo il bisogno di dissociarmi pubblicamente da una propaganda lesiva del decoro e della credibilità della magistratura. Noi magistrati siamo tecnici del diritto e ci viene giustamente riconosciuta tale competenza. Ritengo profondamente scorretto che l’Anm svolga una campagna per il no mediante utilizzo di slogan falsi, ben sapendo che la provenienza da magistrati conferisce apparenza di veridicità. È ormai una guerra alla fine della quale non si faranno prigionieri”.
A lei si sono uniti magistrati di altissimo profilo: Giacomo Rocchi, presidente di sezione in Cassazione, Luciano Varotti e Giuseppe Cricenti, consiglieri in Cassazione. Addirittura parti dell'attuale Csm, come il consigliere Andrea Mirenda o il componente del Comitato direttivo centrale dell'Anm Natalia Ceccarelli. Ma anche procuratori di importanti Procure della Repubblica: quello di Parma Alfonso D’Avino, quello di Varese Antonio Gustapane, il sostituto di Bari Francesco Bretone. Magistrati in servizio ma anche figure in quiescenza dalla grande esperienza, oltre poi a coloro che già si erano schierato con il Comitato per il Sì. Una lunga lista che è destinata probabilmente a crescere ancora. E ora quella che ci è stata presentata come una battaglia tra il Governo e la magistratura cambia faccia. Il dibattito entra all'interno della stessa istituzione giudiziaria, divisa in due fronti contrapposti.