Se Fabrizio Corona non è formalmente un giornalista perché non ha il tesserino, allora non lo è nemmeno Signorini, o almeno, attualmente non lo è più. A meno che Alfonso Signorini all’anagrafe non abbia un altro nome, non compare nell’albo dei giornalisti, né pubblicisti, né professionisti. Ma badate, Signorini giornalista lo è stato fino al 2023 quando si è cancellato dall’ordine per potersi muovere nel mondo delle pubblicità sui social, attività incompatibile con la professione di giornalista. Nonostante ciò su internet si continua a leggere a seguito del catalogo di ruoli assunti dal Direttore di Chi, che Signorini è “giornalista”. E’ sbagliato, ma effettivamente questa cosa semplifica la vita a chiunque abbia svolto per gran parte della sua vita questa attività. Quando qualcuno ti domanda che “fai” nella tua vita, rispondere che “sei” un giornalista perché, in fondo, la tua vocazione rimane quella anche se hai partecipazioni di qua, dirigi questo e quest’altro. Alla fine sei sempre uno che è capace più degli altri di trovare notizie e quindi “sei” un giornalista. L’albo dei giornalisti, d’altronde è qualcosa di inesistente nel prestigioso Regno Unito, ma pure in Germania, in Francia, Svezia, Danimarca, Finlandia, Norvegia, Paesi Bassi, Lussemburgo (i giornalisti lussemburghesi, bestie mitologiche a metà tra sgabelli e dromedari), Spagna, Belgio e dulcis in fundo, la Svizzera (il porto franco di qualsiasi cosa). In Italia essere giornalista è una questione di realizzazione, beruf di weberiana memoria.
Io non “faccio” il giornalista, io “sono” un giornalista. Come anche il medico. Tu che “fai”? Non “faccio” il medico, io “sono” un medico. L’avvocato? C’est la même chose. Ma perché, come mai, l’essenza profonda di talune professioni risalta così brillantemente di fronte a quelle mansioni inutili che spesso a Milano sentiamo sfoggiare ad aperitivi a base di tofu e cene cotte al vapore in improbabili ristoranti giapponesi o coreani? “International sales management”, oppure “i do finance: cash controlling at Lavazza baby”, oppure “head of digital marketing in the place of the night, hold on come on let’s go babydoll, give me some sugar please, anyway… where do you live?”. E bla bla bla, ma con accento anglofono. Ma perché non son mestieri antichi. Il giornalismo, invece, (forse un po’ più giovane della prostituzione, okay, ma siamo lì lì) nasce nell’antica Roma. Certo, forse non era proprio stampa libera, non c’erano i vecchietti e i muratori al bar con la Gazzetta dello Sport, oppure La Verità spiegata di fronte al caffè corretto alla sambuca e le pagine sporcate e abrase dalla cenere delle loro catramose sigarette tenute fra le labbra e attraversate da vituperose bestemmie. Ai tempi dei romani c’era il cosiddetto messaggero pubblico, che andava in giro a raccogliere informazioni, le verificava (a suo modo grazie all’intervento di qualche Dio mutuato dall’antica Grecia, tipo Hermes che nell’antica Roma com’è che si chiamava già? BOH) e poi le diffondeva pubblicamente negli Acta Diurna voluti da Giulio Cesare. Dei bollettini pubblici affissi nelle piazze con dentro cronache giudiziarie, politiche e quant’altro. Eppure questi signori non avevano certo il tesserino da giornalisti professionisti. Le gazzette, poi, nascono a Venezia nell’autunno del Medioevo, ovvero cronache compilate da mercanti, diplomatici, notai, insomma, quei personaggi che dall’alba dei tempi sanno le cose prima degli altri.
I diplomatici ancora oggi scrivono sui giornali pagine di politica estera, come gli economisti magari sul Sole24Ore piuttosto che sul Financial Times, ma ecco, nessuno va loro a rompere i co**oni di non essere dei giornalisti. Perché alla fine, giornalista è chi giornalista fa, nel bene e nel male. Dunque deponiamo le armi, siamo tutti giornalisti e quindi nessuno è giornalista. Il giornalismo è l’unico mestiere che può vantarsi di non esistere e quindi di resistere alla corruzione del tempo sulle umane cose, perché l’informazione trascende l’umanità, è una questione di natura, o di tecnica, a seconda di quale scuola filosofica voi apparteniate. Inizia tutto con il Bene plotiniano, oppure con il Big Bang, poi le prime forme di vita, le basi azotate, il Dna, i pesci, le uova, poi le piante, l’impollinazione, la fotosintesi clorofilliana, i mammiferi la riproduzione, la respirazione cellulare, le scimmie l’uomo le parole, che per non volare via si aggrappano all’inchiostro, la scrittura, questa a sua volta si getta sulla carta bianca. Dunque, ma di che c**o stiamo a parlare?