Un tecnico segnala ad un magistrato che un banalissimo software per la manutenzione installato sui pc di tutte le procure del Paese è un potenziale strumento di spionaggio. Risultato? Non verrà premiato, ma indagato per accesso abusivo a sistema informatico da parte di una delle procure più potenti del paese. Eh sì, perché quel tecnico ha forzato il sistema per dimostrare una falla e quindi ha commesso un reato, anche se per farlo aveva l’autorizzazione del magistrato che poi ha sollevato la questione a livello nazionale. Dove ci troviamo? No, ragazzi, non confondetevi con l’Unione Sovietica: siamo in Italia, questa è la democrazia, e siamo nel 2026. Le cose funzionano così, forse siete voi che avete un’idea distorta del funzionamento della giustizia. Ci sono delle regole e vanno interpretate correttamente. Il tecnico che, insieme al giudice di Alessandria Aldo Tirone, ha smascherato questa gigantesca falla, ora è indagato dalla Procura di Milano. L’inchiesta è coordinata dal procuratore capo Marcello Viola e dai pm Francesca Celle ed Enrico Pavone. L’esposto del ministero della Giustizia contro il “tecnico infedele”? Depositato prima della messa in onda del servizio di Report che ha portato alla luce il caso Ecm e in questo ha inserito il suo carteggio con gli uffici di Torino tra il 2024 e il 2025, portando alla definizione della procura competente su Alessandria, ovvero Milano. Che altro dire? Niente, la vicenda si commenta da sé. E’ evidente, poi, che dal tribunale di Milano passino tutti i casi più rilevanti per il futuro dell’Italia.
Da mesi siamo in trepida attesa della chiusura delle indagini dei pm milanesi, sempre guidati da Marcello Viola, sulla vendita del 15% di Mps da parte del Mef, finita chissà come nelle mani di Caltagirone e soci. Dagospia si è domandato se la procura di Milano non sia in fin dei conti il nuovo porto delle nebbie, ma noi non ci permetteremmo mai nemmeno di pensare qualcosa di simile, tantomeno di insinuarla. Sono interpretazioni ci che si alimentano attorno a certe vicende, d’altronde, dovute forse alla burocrazia, alla sostanza e alla forma delle cose che noi analfabeti giuridici non potremo mai comprendere appieno. Daniela Santanchè, la “Santa del Turismo”, ministra del governo Meloni e senatrice di Fratelli d’Italia, tra rinvii e prescrizioni rischia di vedere svanire nel nulla i processi per falsi in bilancio, truffe all’Inps e il crac Visibilia. Tra fine 2026 e 2028, tutto potrebbe prescriversi. Poi c’è il caso La Russa. Leonardo Apache, figlio del presidente del Senato, e il suo amico dj Tommaso Gilardoni, accusati di violenza sessuale da una 22enne che si è risvegliata confusa e svestita nel loro letto, sono stati archiviati. Nonostante le tracce di Ghb, la “droga dello stupro”, nei capelli della ragazza, il gip Rossana Mongiardo ha stabilito che non ci sono prove che i due si fossero accorti dello stato di alterazione della vittima, ma evidentemente avrà avuto le sue buone ragioni, ci sarà una spiegazione razionale dietro a questa decisione che noi ignoriamo. Rimane solo l’accusa di revenge porn con un’offerta di risarcimento non soddisfacente.
E la Gintoneria? Davide Lacerenza, il re della movida milanese, ha patteggiato 4 anni e 8 mesi per prostituzione, spaccio e autoriciclaggio. Confiscati champagne e arredamenti per oltre 900mila euro. Ma che vuoi, ci sta pure un risarcimento a base di Dom Perignon. E’ tutto regolare e poi un po’ di poesia talvolta fa bene all’anima di fronte a casi ben più grigi e gravi. Vedi il caso Equalize e quello Pifferi collegati da una sottile linea rossa. Francesco De Tommasi, il pm dell’inchiesta sui dossieraggi dell’agenzia di Enrico Pazzali, delicatissima per i suoi legami con vertici della Guardia di Finanza, dirigenti del Palazzo di Giustizia milanese e 007 di Roma. Bocciato all’unanimità dal Consiglio giudiziario di Milano per “difetto di equilibrio” nell’indagine sulle psicologhe del carcere e sull’avvocata di Alessia Pifferi. Insomma, che dire? L’inaugurazione dell’anno giudiziario di qualche giorno fa lascia sperare nel meglio, no? D’altronde si va verso il referendum e a quel punto, se la riforma passerà, tutti i problemi della burocrazia giudiziaria saranno finalmente seppelliti e tutto tornerà a funzionare come quando si stava meglio (quando si stava peggio naturalmente).