Lo scorso lunedì Sebastiano Visintin, unico indagato per la morte della moglie Liliana Resinovich, ospite della trasmissione “Storie Italiane” si è lasciato andare ad un lungo sfogo sulla situazione che sta vivendo da cinque anni a questa parte e sullo stato di isolamento che, a suo dire, si è trovato a patire da quando è rimasto vedovo e soprattutto dal momento in cui è stato raggiunto dall’avviso di garanzia.
Visintin tra le lacrime ha lamentato il fatto di essere stato abbandonato da tutti, amici e parenti compresi che a suo avviso sarebbero condizionati dal fatto che lui è ritenuto responsabile della morte di Lilly e stargli accanto non sarebbe un’impresa facile per le persone che abitualmente frequentavano la coppia prima della scomparsa e del ritrovamento del cadavere della moglie. Lacrime e forte commozione che evidentemente non hanno convinto il pubblico che sui social si è lasciato andare ad un’ondata di sdegno e rabbia per quella che i più considerano “una recita degna di un premio Oscar”, una vera e propria sceneggiata messa in atto da chi, secondo la maggior parte degli utenti, starebbe cercando di condizionare l’opinione pubblica simulando sentimenti che non ha mai provato nel tentativo di sviare l’attenzione dalle indagini su quello che ormai da anni la Procura ritiene un omicidio dopo aver scartato definitivamente l’iniziale ipotesi del gesto volontario. Alcune persone si spingono addirittura ad ipotizzare che il figlio di Visintin non voglia più avere alcun contatto con il padre perché sarebbe lui stesso in qualche maniera coinvolto nell’omicidio e nell’occultamento del cadavere della povera Lilly. Ma perché la gran parte del pubblico non crede a Visintin? Si tratta solo della solita gogna mediatica amplificata dalle orde inferocite che quotidianamente infestano i social o c’è dell’altro? Evidentemente questa tendenza non appartiene solo al popolo di facebook e instagram perché anche i parenti di Lilly e in particolare il fratello non si sono lasciati assolutamente impietosire dal cedimento emotivo di Visintin in diretta televisiva e proprio Sergio Resinovich ha dichiarato ad Eleonora Daniele che sarebbe auspicabile che i giornalisti chiedessero conto a Piergiorgio Visintin dei motivi che lo hanno portato ad allontanarsi dal padre negli ultimi due anni.
Non è un segreto che il fratello di Lilly abbia sempre sostenuto e dichiarato che Sebastiano Visintin sappia come è morta sua sorella e nutra forti sospetti sul cognato, sospetti alimentati sin dalle ore immediatamente successive alla scomparsa della pensionata triestina quando, a detta di Sergio Resinovich, i suoi appelli al marito affinchè lo aiutasse nelle ricerche erano sempre caduti nel vuoto. Comportamenti e atteggiamenti che secondo il fratello di Lilly sono sempre stati in antitesi con la preoccupazione e la premura di ritrovare la moglie come quel giorno in cui Visintin si sarebbe adirato e avrebbe addirittura alzato la voce con la nipote che aveva deciso di contattare “Chi l’ha visto” per intraprendere le ricerche di Liliana.
Intanto si avvicina la data del 30 ottobre e l’udienza che si terrà a Trieste per fare chiarezza sulle tracce di dna, sul guanto da lavoro e sulle fibre rinvenute sugli abiti e sulla borsa della vittima nonché sui sacchi che avvolgevano il suo cadavere aggiungerà un ulteriore tassello alle indagini. Dopo un primo anno e mezzo trascorso ad indagare per suicidio e un’autopsia che non rilevò segni che facevano supporre l’intervento di terzi, i successivi approfondimenti della professoressa Cristina Cattaneo hanno ribaltato completamente la situazione e hanno evidenziato una probabile aggressione che avrebbe causato il decesso della vittima senza però chiarire dove sarebbe stato occultato il corpo nei giorni antecedenti al ritrovamento nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico. E al netto degli elementi fin qui raccolti, le indagini tradizionali e le analisi scientifiche allo stato attuale non sembrano restituire un quadro indiziario tanto solido da poter determinare un rinvio a giudizio dell’imputato. A meno che la Procura non sia in possesso di ulteriori riscontri di cui i media attualmente non sono a conoscenza.