“Serve arrivare presto alla verità”. Claudio Sterpin l’aveva detto poche settimane fa, durante una protesta davanti al Tribunale di Trieste per chiedere che non calasse il silenzio sulla morte di Liliana Resinovich. Solo che a Trieste il vento è praticamente una costante ostinata che il suo rumore lo fa sempre e il silenzio, quando c’è, è sempre qualcosa di un po’ sospetto. Ecco, forse in quel “serve arrivare presto alla verità” c’era la consapevolezza di un uomo di 86 anni che - seppure sportivo e con trascorsi di gloria, seppure capace di tuffarsi nell’acqua gelida anche ridosso dell’ultimo Capodanno – sentiva l’odore della morte quando arriva. E’ arrivata. Ieri, 13 febbraio 2026. Claudio Sterpin si è spento in un letto dell'ospedale di Cattinara. Senza fare più alcun rumore. Con lui non se ne va solo un ex maratoneta e un bersagliere dal passo fiero e non se ne va “solo” il grande accusatore di Sebastiano Visintin, il marito della sua amata Liliana.
A chi chiede come sia morto Sterpin basta rispondere con la freddezza della cartella cliniche di un ricovero iniziato pochi giorni fa. Niente di losco. Niente di oscuro. Niente che abbia le tinte del giallo. Ma interrogarsi su quanto possa reggere il cuore di un uomo che per quattro anni ha vissuto in apnea, nutrendosi esclusivamente di una battaglia per la verità, forse è la domanda legittima, e umana, che ci si può fare. Sì, ok, aveva 86 anni, ma la sua morte è l’epilogo di un’esistenza che dal 14 dicembre 2021 non è stata più sua, ma è appartenuta interamente a Liliana Resinovich più di quando, da ragazzo e forse anche poi quando gli anni cominciavano a essere tanti, l’aveva potuta amare e vivere veramente. Perché Sterpin – aldilà di tutto - era l'uomo dell'appuntamento mancato: colui che quella mattina aspettava "Lilly". E non l’ha vista arrivare. Diceva che volevano iniziare una nuova vita e, da quel momento, ha puntato il dito contro Sebastiano Visintin con una ferocia nata dal dolore e dalla consapevolezza di un progetto distrutto più che dalle prove o dagli indizi e i sospetti.
Di sicuro non era un semplice amico. Era un simbolo: l’irruzione del desiderio in una routine cristallizzata, l’amante che rivendicava una realtà che il marito di Liliana cercava sistematicamente di derubricare a fantasia senile. La figura di Sterpin, con la sua divisa da bersagliere e le trovate istrioniche, rappresentava uno scontro antropologico profondo e che accomuna: da una parte Visintin, il custode di una normalità domestica forse fittizia, dall'altra lui, il corridore che non accettava la stasi del suicidio. Sterpin ha vissuto questi ultimi anni come una maratona contro qualcosa da accettare senza indagare abbastanza e senza capirla, sfidando le perizie e le archiviazioni con la forza di chi comunque custodiva i dettagli più intimi di una donna che, a suo dire, voleva solo fuggire. E avrebbe dovuto esserci più umanità – anche tra chi il caso Resinovich l’ha raccontato e lo racconta – per capire che puntava il dito contro Sebastiano non per indizi veri o un banale livore, ma per un’esigenza psicologica radicale e incredibilmente romantica: se Liliana si fosse davvero suicidata, il loro amore sarebbe stato un fallimento. Un’idea sbagliata. Qualcosa per cui non valeva la pena resistere e vivere. Se invece fosse stata uccisa, quel legame sarebbe rimasto integro. Dannatamente tragico, ma comunque vero.
Ora è tutto finito veramente: le indagini fatte in casa, la narrazione di un mistero, le incongruenze, il ricordo dei codici segreti di due amanti, le telefonate all'alba, i piani per una convivenza che non ha mai visto la luce raccontati nelle interviste e in TV con gli occhi di un uomo innamorato che, pur tra mille contraddizioni, incongruenze e stravaganze, ha impedito che il caso Resinovich scivolasse nella rassegnazione di un fascicolo chiuso. Per capire come - e eventualmente per mano di chi - Liliana Resinovich è morta ci sarà tempo, ma forse oggi – che poi è pure San Valentino - ne andrebbe ritagliato un po’ di quel tempo per l’uscita di scena di un uomo che ha dimostrato che l’amore peserà sempre di più anche delle prove scientifiche.